Il 2025 è iniziato con aspettative alte per il Made in Italy, export in crescita, imprese in movimento sui mercati globali, un’Italia pronta a giocare un ruolo da protagonista. Nel corso dei mesi, si è però trasformato in un banco di prova impegnativo, chiudendosi – infine – come uno degli anni più intensi e pieni di colpi di scena: da un lato venti di guerra commerciale, pressioni fiscali europee, dall’altro successi internazionali e riconoscimenti prestigiosi. Dal fronte normativo al riconoscimento culturale, passando per le tensioni agricole di Bruxelles, il sistema produttivo italiano ha vissuto 12 mesi molto movimentati.
Un anno che raccoglie l’eredità di un 2024 in cui l’Italia aveva confermato la propria forza sui mercati internazionali: export sopra i 620 miliardi di euro, saldo commerciale positivo e settori come agroalimentare, farmaceutico, meccanica e lusso capaci di trainare crescita, occupazione e investimenti. Un sistema produttivo che arrivava al nuovo anno forte di numeri importanti, riconosciuto nel mondo per qualità, affidabilità e valore aggiunto.
Dazi Usa-Ue: l’estate della nuova contesa commerciale
L’estate del 2025 ha segnato un importante punto di svolta nelle relazioni transatlantiche: l’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea ha fissato tariffe fino al 15 % sulle merci importate dall’Ue, con un impatto diretto su molte eccellenze italiane.
Per settori come l’agroalimentare, il vino di qualità e alcuni segmenti della manifattura di pregio, questa misura ha rappresentato una sfida concreta, costringendo imprese e istituzioni a rivedere strategie commerciali e catene di approvvigionamento. Il contesto globale resta segnato da una competizione commerciale sempre più intensa e da pressioni protezionistiche che possono condizionare l’export italiano in uno dei suoi mercati storicamente più importanti.
Pressioni fiscali: l’ombra delle nuove tasse europee
Anche sul fronte interno ed europeo la pressione normativa è stata forte. Nel corso del 2025 la Commissione Europea ha avanzato proposte di revisione delle accise sul tabacco, compresa l’estensione della tassazione anche ai prodotti innovativi con ipotesi di aumenti molto consistenti rispetto agli attuali livelli. Queste misure, discusse nell’ambito della revisione della direttiva comunitaria, hanno sollevato forte dibattito politico e preoccupazioni rispetto all’impatto economico per la filiera italiana e per i consumatori. Parallelamente, è tornato in primo piano il tema delle risorse proprie dell’Ue e della cosiddetta TEDOR, una proposta che prevede di includere accise sui prodotti del tabacco come risorsa fiscale europea, uniformando regimi nazionali e generando nuove entrate per il bilancio comunitario. Bruxelles ha messo sul tavolo anche altri meccanismi fiscali e para-fiscali: contributi collegati al sistema di scambio delle emissioni (ETS), al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), fino all’ipotesi di prelievi straordinari a carico delle grandi imprese europee (CORE). Nel dibattito italiano è emersa con forza la preoccupazione che queste misure possano trasformarsi in un ulteriore carico su imprese, lavoratori e consumatori, con effetti diretti su filiere produttive strategiche del Made in Italy – dall’agroalimentare all’industria manifatturiera, dall’energia alla logistica – già chiamate a confrontarsi con mercati globali altamente competitivi. Il rischio percepito è quello di un’Europa che, nel tentativo di rafforzare le proprie finanze, finisca per indebolire proprio quei comparti industriali che creano valore, occupazione e export, aprendo anche un tema di sovranità fiscale e di equilibrio tra esigenze comunitarie e interessi nazionali.
Export italiano: numeri forti nonostante le tensioni
Nel frattempo, l’export italiano ha mostrato segnali di robusta crescita nei primi nove mesi del 2025, con aumenti su base annua a doppia cifra e performance positive sia nei Paesi Ue sia nei mercati extra-Ue. Il surplus commerciale dell’Italia si è attestato su livelli significativi, con contributi rilevanti da industrie chiave come la cantieristica, il farmaceutico e il settore agroalimentare. Questi risultati confermano come, nonostante la complessità dei venti internazionali, le nostre imprese continuino a competere con successo sui mercati globali, sfruttando qualità dei prodotti, design, tecnologia e know-how consolidato.
Expo Osaka 2025: il Padiglione Italia conquista risultati record
Tra i momenti più positivi per la visibilità internazionale del Made in Italy c’è senza dubbio l’Expo 2025 di Osaka. Il Padiglione Italia ha chiuso la sua esperienza con numeri da record: 791 eventi organizzati, oltre 7.500 rappresentanti di imprese italiane e internazionali coinvolti, e più di 1,7 miliardi di euro in contratti e investimenti siglati o in corso di definizione.
La partecipazione italiana a Expo 2025 Osaka si è conclusa poi con un risultato senza precedenti: il Padiglione Italia ha ricevuto dal Bureau International des Expositions (BIE), l’organizzazione intergovernativa che sovrintende e assegna i riconoscimenti ufficiali delle Esposizioni Universali, il primo premio assoluto nella categoria “Theme Development”, il riconoscimento più prestigioso dell’intera manifestazione.
Per l’Italia si tratta di una prima storica, superiore a qualsiasi risultato ottenuto nelle precedenti Expo. A ritirare il premio nella Expo Hall Shining Hat è stato l’ambasciatore Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Osaka, che ha sottolineato come il Padiglione abbia interpretato il tema globale dell’esposizione «nel modo più autentico per la nostra cultura: partendo dall’idea che l’arte rigenera la vita». Vattani ha parlato di un risultato “corale”, costruito grazie al contributo di Regioni, istituzioni, imprese, mondo della cultura e dell’innovazione, ribadendo che «a vincere non è stato solo un progetto architettonico, ma l’Italia intera».
La cucina italiana patrimonio UNESCO: identità, cultura, economia
In un anno ricco di sfide, c’è stato anche un momento che ha avuto un valore non solo simbolico, ma profondamente culturale e persino economico: la cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
Un riconoscimento che celebra le nostre tradizioni, la varietà regionale, il valore sociale del cibo e l’idea stessa che la cucina italiana non sia solo nutrimento, ma cultura, comunità, storia, educazione.
E che allo stesso tempo rafforza il brand Italia nel mondo, dà forza alle filiere agroalimentari, sostiene turismo, enogastronomia e tutto ciò che ruota intorno al “vivere italiano”.
Bruxelles e la protesta degli agricoltori: l’Europa che scricchiola
Il finale d’anno ha riportato l’attenzione al cuore dell’Europa, a Bruxelles, dove migliaia di agricoltori – italiani compresi – sono scesi in piazza contro politiche percepite come distanti dalla realtà dei campi. Tagli alla PAC, incertezze normative, timori legati agli accordi commerciali internazionali come quello con il Mercosur: le proteste hanno raccontato la fragilità di un settore che è identità, economia e sicurezza alimentare. Il risultato politico immediato è stato un rinvio della firma formale dell’accordo Mercosur, ritenuto troppo divisivo per i governi e per molte categorie produttive.
Bilancio di fine anno
Il 2025 si chiude con un Made in Italy in piena mutazione: da un lato, riconoscimenti culturali e successi diplomatici-economici consolidano la nostra presenza globale; dall’altro, pressioni commerciali e normative e contestazioni sociali evidenziano le fragilità di fronte a scenari internazionali sempre più competitivi e complessi.
In un anno segnato da tensioni commerciali, spinte regolatorie e proteste di piazza, la capacità di adattamento delle nostre imprese e la forza delle nostre eccellenze culturali restano elementi chiave per guardare al futuro con fiducia e concrete opportunità.





