Si allarga la rete delle Case del Made in Italy, volute dal governo per sostenere e far crescere i prodotti italiani di qualità. L’ultima arrivata, inaugurata lo scorso 10 ottobre, è quella di Caserta, la seconda in Campania dopo quella di Napoli. Presenti al taglio del nastro il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, candidato alla presidenza della Regione. “La Casa del Made in Italy di Caserta – ha detto Urso – sarà un presidio per le imprese del territorio, per raccogliere le loro istanze e tradurle in misure concrete, rafforzando il raccordo tra istituzioni e mondo economico”.
Cosa sono le Case del Made in Italy
Nate per iniziativa del Mimit, sono state pensate come un presidio del Ministero in ogni città capoluogo. La prima è stata inaugurata a Torino l’11 aprile 2024 e attualmente quelle attive sono 21. L’obiettivo è però quello di aprirne, in tempi brevi, una in ogni capoluogo di provincia. Le Case del Made in Italy sono delle “antenne” del governo sul territorio, agendo in modo bi-direzionale: da un lato recepiscono le istanze che vengono dal tessuto economico e sono in grado di captare tempestivamente segnali di criticità; dall’altro danno supporto per promuovere le eccellenze e aiutare le imprese a usufruire dei vari strumenti messi a disposizione per la crescita e l’internazionalizzazione.
I servizi offerti sono di vario tipo: si va dall’orientamento per la partecipazione alle iniziative fieristiche al supporto per la tutela della proprietà industriale; dal monitoraggio del sistema produttivo locale all’orientamento delle aziende rispetto sia ai fabbisogni che all’offerta di competenze, tecnologie e servizi. Altro compito è quello di fare da “hub” per creare sinergie tra imprese, cittadini, amministrazioni, università, centri di ricerca.
I numeri (in crescita) del Made in Italy
Nonostante la situazione di instabilità geopolitica e la crisi dei dazi, il Made in Italy continua a correre sui mercati internazionali. Secondo i dati emersi dal Forum del commercio internazionale, nel primo semestre 2025 l’export ha toccato 322,6 miliardi di euro, in crescita del 2,1%, mentre Francia e Germania hanno registrato un calo dello 0,9%. Se è vero, secondo quanto stimato dall’Agenzia Ice, che a causa di dazi e turbolenze le imprese italiane dovranno sostenere fino a 10,6 miliardi di euro di costi aggiuntivi, con un possibile impatto sul Pil tra -0,2% e -1,4%, va anche detto che il white paper di ARcom individua un potenziale inespresso di 85 miliardi di euro su nuove rotte di export, che oggi rappresentano solo il 13% del totale.
Quali sono le opportunità di crescita
La tutela e la promozione del Made in Italy può contare, in particolare, sull’impegno di due Ministeri. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy si occupa di operare sul lato degli incentivi e della sburocratizzazione, il Ministero degli Esteri, dopo la riforma, sfrutta la rete della Farnesina per favorire l’internazionalizzazione.
Per quanto riguarda il primo punto, il Mimit mette a disposizione vari strumenti, alcuni rivolti a tutte le imprese altri settoriali. Tra questi ci sono la Nuova Sabatini, che favorisce l’accesso al credito per gli investimenti; Transizione 5.0 per l’innovazione (che sarà semplificato); agevolazioni per la registrazione dei marchi e dei brevetti, aspetto fondamentale per combattere la contraffazione; il credito d’imposta ricerca e sviluppo, per l’innovazione tecnologica, il design e l’ideazione estetica.
Il Ministero degli Esteri supporta l’internazionalizzazione delle imprese italiane principalmente attraverso l’Agenzia Ice e il portale Export.gov.it, che riunisce in un’unica piattaforma tutti i servizi per l’export, nazionali e regionali. In particolare il Ministero, grazie anche alla rete di Ambasciate e Consolati, offre consulenza, promozione sui mercati esteri, informazione e formazione. Le iniziative includono anche il sostegno a progetti specifici e la collaborazione con altri organismi come Sace e Simest per facilitare l’accesso ai mercati.





