Addio a Forattini, il genio della satira e quel coccodrillo che pianse per Falcone

Forattini Sicilia

L’Italia perde uno dei più grandi maestri della satira politica del Novecento. Giorgio Forattini, morto a 94 anni a Milano, è stato il disegnatore che con un tratto ironico e tagliente ha saputo raccontare mezzo secolo di storia nazionale, smascherando la retorica del potere e restituendola al popolo con un sorriso amaro.

Il coccodrillo di Capaci

Nel 1992, pochi giorni dopo la strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone, Forattini firmò una delle vignette più discusse e simboliche della sua carriera. Disegnò la Sicilia come la testa di un coccodrillo che piange, un’immagine crudele e poetica insieme. Dietro le lacrime, il sarcasmo verso un’Italia pronta a commuoversi solo dopo la tragedia, ma incapace di difendere davvero i suoi eroi. Quell’immagine divenne un’icona: il dolore di un Paese intero e l’accusa verso la sua ipocrisia.

La matita che raccontò mezzo secolo

Da Paese Sera a Repubblica, da La Stampa a Il Giornale, Forattini ha attraversato cinquant’anni di politica italiana. Nessuno è uscito illeso dal suo tratto: Craxi, D’Alema, Fanfani, Berlusconi, Prodi, Bossi. La sua satira, più vicina al giornalismo che alla caricatura, è stata un’arma affilata contro la vanità e l’opportunismo. Le sue vignette non si limitavano a far ridere, ma costringevano a pensare.

Le polemiche e le querele

La libertà di Forattini aveva un prezzo. Nel corso della carriera subì oltre venti querele, quasi tutte provenienti dalla sinistra, e non mancarono gli scontri con i potenti dell’epoca. Celebre il caso del 1999, quando Massimo D’Alema lo citò per una vignetta sulla lista Mitrokhin, chiedendo un risarcimento miliardario. Forattini lasciò La Repubblica in segno di protesta, difendendo il diritto alla satira come espressione della verità.

Un’eredità di libertà

Oltre diecimila vignette e più di tre milioni di copie vendute nei suoi volumi raccontano l’impatto di un artista che ha saputo trasformare l’ironia in una forma di impegno civile. Forattini non cercava il consenso, ma lo sguardo lucido su un Paese che spesso preferisce ridere piuttosto che cambiare. Il suo coccodrillo di Capaci resta ancora oggi un monito: l’Italia sa piangere, ma raramente sa reagire.

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