L’agroalimentare italiano continua a macinare primati. Nel 2024 l’export ha superato quota 70 miliardi di euro, praticamente il doppio rispetto ai 37 miliardi registrati nel 2015. Un salto che conferma la forza di un settore capace di tenere insieme eccellenza produttiva, identità territoriale e apertura internazionale.
Dietro i numeri, però, c’è molto di più. L’Italia si conferma leader mondiale in comparti simbolo del Made in Italy: dalla pasta (4,7 miliardi di dollari) ai derivati del pomodoro (3,2 miliardi), dai prosciutti (1,3 miliardi) al vermouth (291 milioni), fino ad aceti (394 milioni) e mele (1,1 miliardi). Sul fronte lattiero-caseario, il nostro Paese ha superato Francia e Paesi Bassi e con 5,8 miliardi di dollari di export si posiziona oggi al secondo posto mondiale, a un passo dalla Germania (6,7 miliardi).
Non meno significativi i risultati di due filiere storiche: il vino, con 8,8 miliardi di dollari esportati (secondo posto al mondo dopo la Francia con 12,7 miliardi), e il caffè torrefatto, dove l’Italia conquista il podio con 2,2 miliardi, dietro la sola Svizzera, che però non produce ma rivende.
Oltre ai record, il settore agroalimentare rappresenta la prima industria manifatturiera non automobilistica del Paese, con 1,4 milioni di occupati, 257 miliardi di valore della produzione e oltre 80 miliardi di valore aggiunto. Una filiera che intreccia grandi gruppi e migliaia di piccole e medie imprese, unite dalla capacità di coniugare tradizione e innovazione.
Oltre i numeri: la sfida del racconto
Se i dati certificano la competitività del Made in Italy, la sfida oggi non è solo quantitativa. In un mondo in cui i consumi cambiano rapidamente e le scelte dei consumatori sono sempre più condizionate dai social network, non basta esportare: occorre saper comunicare.
Proprio su questo tema si è concentrato l’Idg Day 2025, che il 25 e 26 settembre a Padenghe sul Garda ha riunito imprese, manager e istituzioni attorno al tema: “Il futuro del marketing: le sfide dei cambiamenti generazionali sui consumi e l’influenza dei social network”.
Il messaggio emerso è chiaro: i numeri da record dell’export italiano devono andare di pari passo con la capacità di parlare alle nuove generazioni di consumatori, che cercano autenticità, sostenibilità e fiducia nei brand. Le imprese agroalimentari non possono più limitarsi a presidiare i mercati, ma devono costruire narrazioni coerenti, capaci di valorizzare l’identità dei prodotti italiani anche attraverso le piattaforme digitali.
In un mercato globale sempre più competitivo, la forza del racconto diventa parte integrante della forza economica. Il Made in Italy agroalimentare ha dimostrato di saper crescere nei numeri: ora la sfida è trasformare questa leadership in un patrimonio duraturo, capace di parlare non solo alla testa, ma anche al cuore dei consumatori.





