Agroalimentare italiano protagonista al Foodex di Tokyo, in vista di Expo Osaka

L’agroalimentare italiano è protagonista al Foodex di Tokyo (11-14 marzo), la più importante manifestazione fieristica del settore in Giappone, trampolino di lancio per tutto il vasto mercato dell’area. Il Paese del Sol levante e l’Asia sono sempre più attratti dai prodotti italiani, con grandi prospettive di crescita anche nell’ottica di una guerra commerciale tra Usa e Ue. In particolare il Giappone si è aperto sempre più ai prodotti italiani grazie a una maggiore conoscenza dei sapori esteri e in virtù dell’accordo di libero scambio in vigore dal 2019 che ha abbattuto le tariffe di ingresso per il 97% dei prodotti europei. 

Quanto vale l’export italiano in Giappone…

Secondo i dati Ice nel 2023, le importazioni di prodotti agroalimentari del Giappone hanno raggiunto il valore di circa 9.400 miliardi di yen (oltre 58 miliardi di euro, al cambio attuale). L’Italia si colloca al quindicesimo posto nella classifica dei fornitori del Paese, mantenendo un ampio potenziale di crescita. Per alcune tipologie di prodotti, come la pasta e le conserve di pomodori, l’Italia detiene posizioni di indiscusso primato. Tutte le maggiori categorie di prodotti alimentari importati dall’Italia hanno registrato una crescita in valore rispetto all’anno precedente, con dinamiche particolarmente brillanti per le conserve di pomodori (+22,1%), la pasta (+18,4%) e i formaggi (+14,9%).

… e nell’intera Asia

Nell’intera Asia – rileva Ismea – negli ultimi dieci anni le importazioni di prodotti agroalimentari sono cresciute in misura consistente sia a livello globale (+112,6% a 739 miliardi di euro nel 2022), sia quelle provenienti dalla UE (+81,9% a 66,7 miliardi di euro nel 2022). In ambito Ue, l’Italia è in quinto posizione tra i principali paesi esportatori di prodotti agroalimentari verso l’Asia, dopo Paesi Bassi (il 18% del totale), Francia (17%), Spagna (12%) e Germania (10%). In particolare, l’export dell’Italia ha raggiunto 6,1 miliardi di euro nel 2022 (+128% sul 2013), corrispondente al 10% dell’export complessivo agroalimentare nazionale. I principali prodotti esportati dall’Italia in Asia sono sostanzialmente gli stessi che caratterizzano il Made in Italy nel mondo: il vino è il principale prodotto per un valore pari a 446 milioni di euro nel 2022 per i vini in bottiglia (8,5% dell’export totale) e 119 milioni per gli spumanti (5,6% del totale); la pasta raggiunge 332 milioni di euro nel 2022 (11,9% del totale) e il pomodoro trasformato si attesta a 230 milioni di euro (9,4%), con un valore generato in gran parte dall’export di polpe e pelati di pomodoro; i formaggi registrano un fatturato all’export di 258 milioni di euro nel 2022 (7,2% del totale) ripartiti equamente tra formaggi freschi e stagionati.

I problemi: la crisi di Suez e l’Italia sounding

Le difficoltà dei transiti nel Canale di Suez, a casa degli attacchi dei ribelli Houthi, hanno fatto crollare i transiti costringendo a circumnavigare l’Africa per raggiungere i porti asiatici. Questo ha comportato un incremento dei costi di trasporto anche del 40% e un allungamento dei tempi di percorrenza mediamente di 7-10 giorni.

Un altro problema è quello dell’Italian sounding, ovvero della vendita di prodotti che richiamano l’Italia ma che italiani proprio non sono. Secondo Assocamere Estero sono oltre 600 i prodotti Italian Sounding mappati sul mercato asiatico. La categoria più colpita dal fenomeno è quella dei condimenti, ovvero salse, sughi, oli con il 26,8% dei prodotti. Al secondo posto tra i prodotti più imitati, i surgelati e piatti pronti (con una quota del 19,6%), seguiti a brevissima distanza dalla pasta (19,1%). Si attestano invece al 17,5% i prodotti lattiero-caseari. Nel dettaglio, a Singapore è la pasta il prodotto “Italian Sounding” più diffuso (38,6%), seguita dai latticini (34,1%), che ricoprono quote rilevanti anche in Thailandia (42,3%) e a Hong Kong (24,5%). La categoria dei surgelati e dei piatti pronti (soprattutto pasta e pizza surgelati) rappresenta circa un terzo del food Italian Sounding in Cina, e il 23,3% in Vietnam.

Le opportunità per le imprese italiane

Nonostante queste difficoltà secondo molti osservatori il 2025 è un anno ideale per affacciarsi o accrescere la propria presenza sul mercato asiatico. In molti Paesi cresce l’interesse per lo stile italiano, anche nel cibo, e aumenta anche la fetta di popolazione che ha un reddito sufficiente ad acquistare i nostri prodotti. La probabile guerra commerciale, che coinvolgerà anche la Cina, se da un lato creerà una destabilizzazione, dall’altro potrebbe aprire nuovi spazi e prospettive in cui le aziende italiane potranno inserirsi. A tutto questo va aggiunto l’Expo di Osaka, con l’Italia che sarà protagonista (tra gli altri dovrebbero intervenire anche la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani): sarà quella una straordinaria vetrina per far crescere ulteriormente il Made in Italy.

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