Al Consiglio Ue Foti avverte Bruxelles: «Troppa burocrazia, così penalizziamo l’Italia»

Consiglio UE

Nel Consiglio Affari generali di Bruxelles, Tommaso Foti ha portato una posizione netta. L’Italia, insieme alla Germania, chiede alla Commissione europea di ridurre la mole di nuove norme previste per il 2026. «Vedo che vi sono 72 iniziative politiche nel complesso, di cui 47 legislative e 25 non legislative», ha detto il ministro, sottolineando che «dobbiamo cercare di limitare al massimo quella che può essere la produzione legislativa perché effettivamente il sistema delle piccole e medie imprese non regge ad una produzione legislativa di questo tipo».

Secondo Foti, un’eccessiva spinta regolatoria rischia di incidere direttamente sulla competitività industriale europea. «Perdiamo in termini di competitività e la competitività industriale è uno degli obiettivi principali che deve guidarci nel 2026», ha spiegato, richiamando la lettera dei 19 Paesi che sollecitava la Commissione a un cambio di passo su semplificazione e valutazioni d’impatto.

Le priorità del 2026

Foti ha riconosciuto che l’impostazione generale della Commissione recepisce alcuni orientamenti condivisi dall’Italia, in particolare sul versante industriale e sulla semplificazione del quadro normativo. «L’Italia accoglie con favore la forte attenzione della Commissione ai temi della competitività industriale, dell’autonomia strategica e della semplificazione normativa», ha dichiarato, aggiungendo che «nuove iniziative legislative devono essere presentate solo se necessarie, a seguito di attente valutazioni di impatto e nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità».

Il ministro ha anche espresso apprezzamento per la proposta di un ventottesimo regime normativo europeo, che considera «uno strumento essenziale per superare la frammentazione del mercato unico». Allo stesso tempo, ha richiamato la necessità che «la politica ambientale europea d’ora in poi si conformi alle esigenze dell’economia e dell’industria europee», in linea con l’indirizzo indicato dai leader nel Consiglio europeo di ottobre.

Il nodo CO₂ e l’automotive

Il punto più critico per l’Italia riguarda l’assenza, nel programma di lavoro della Commissione, della revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ per auto e veicoli leggeri, quello che introduce il divieto di vendita dei motori endotermici dal 2035. Una mancanza che Foti definisce «un motivo per l’Italia di preoccupazione, data la valenza strategica del dossier per il settore dell’automotive e per la transizione industriale dell’Europa».

Il ministro ha ribadito che «per quanto riguarda la politica ambientale europea, ribadiamo il principio che l’esigenza dell’economia non può essere tralasciata e non si può tralasciare soprattutto quello che è un principio di equilibrio tra ambiente e neutralità tecnologica». Da qui la richiesta che Bruxelles chiarisca tempi, modalità e possibili correzioni del percorso verso il 2035.

Il confronto sul nuovo QFP

Nella discussione sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, Foti ha espresso una forte riserva sull’impostazione dei piani di partnership nazionali e regionali, i cosiddetti piani Paese. «Siamo aperti ai cambiamenti ma l’Italia ha una fortissima riserva politica generale sull’approccio del fondo unico, su cui non ci vede d’accordo», ha affermato.

Il ministro ha chiesto che vengano garantite la specificità e un adeguato finanziamento della Politica agricola comune e della Politica di coesione, oltre a risorse dedicate alla gestione del fenomeno migratorio e al processo di allargamento. Ha poi espresso «il disappunto del governo per quanto riguarda il criterio di ripartizione delle risorse», spiegando che «constatiamo una netta diminuzione della nostra dotazione mentre il nostro contributo netto al bilancio sembra destinato ad aumentare».

Il ruolo dei territori

Foti ha difeso anche il ruolo delle autorità regionali e locali. «Il ruolo essenziale che le regioni e le autorità locali svolgono ogni giorno non può essere trascurato», ha dichiarato, ricordando che «il principio di sussidiarietà deve restare un pilastro dell’azione europea».

Tra i punti più critici per l’Italia figura inoltre la proposta della Commissione di ridurre drasticamente i tempi di spesa dei fondi. Una misura che, nelle parole di Foti, «finirebbe sicuramente per peggiorare la qualità della spesa».

L’impostazione italiana

La linea esposta dal ministro riunisce due direttrici: una richiesta di forte semplificazione normativa per non frenare la competitività del sistema europeo e un monito politico sul nuovo QFP. L’Italia non intende accettare un aumento del proprio contributo netto accompagnato da una riduzione delle risorse disponibili né un impianto normativo che rischi di appesantire imprese e territori.

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