Allarme rosso per il vino, nuovo attacco dall’Ue, la Commissione valuta nuove tasse e restrizioni

Allarme rosso per il vino. E no, non è un gioco di parole. L’Unione europea sta lavorando a una proposta di extra tassazione ed etichettatura che creerebbe un notevole danno ai produttori, italiani in testa, in un momento in cui già sono alti i timori per i nuovi dazi che potrebbe imporre l’amministrazione Trump. 

La proposta europea

Le nuove norme per l’extratassazione e l’etichettatura sono indicate nel piano aggiornato Beca (Beating Cancer), quello che 3 anni fa prevedeva forti limitazioni al commercio oltre all’introduzione di etichette che contenevano messaggi di allarme per rischi alla salute. Quel piano fu, in parte, bocciato dall’Europarlamento, ma la nuova Commissione ci riprova. Nel testo di revisione, la Commissione afferma tra le altre cose che oltre il 90% delle azioni del piano sono state avviate, con molte già completate. Attualmente, la direttiva sulle aliquote fiscali sugli alcolici stabilisce una quota minima di accisa pari a 0 euro per il vino e altre bevande fermentate, una delle proposte è di cambiare questo principio. Previste anche la limitazione delle vendite transfrontaliere, l’informazione ai consumatori attraverso l’introduzione di avvertenze sanitarie sulle etichette delle bevande alcoliche e la regolamentazione della pubblicità degli alcolici.

Associazioni e partiti sul piede di guerra

“La proposta di extra tassazione ed etichettatura avanzata dalla Commissione Europea è un attacco ingiustificato a un settore che coinvolge 240.000 viticoltori e 1,3 milioni di lavoratori. Etichette allarmistiche rischiano solo di penalizzare i produttori e confondere i consumatori” affermano  gli eurodeputati di Fratelli d’Italia-ECR, Paolo Inselvini e Marco Squarta. 

“Cambia la squadra – accusa il segretario generale dell’Unione italiana vini (Uiv) Paolo Castelletti – ma purtroppo il leit motiv della Commissione Europea rimane lo stesso. La sensazione è che nell’Ue la mano destra non sappia cosa faccia quella sinistra: è il caso degli health warning, riproposto nel documento quando lo stesso Commissario alla Salute Varhelyi, in audizione in Parlamento Europeo, aveva detto che non era una priorità per la nuova Commissione. Ci appelliamo agli Stati membri e in particolare agli Europarlamentari italiani per bloccare in sede di Consiglio e del Parlamento Ue un documento redatto senza alcuna consultazione pubblica con gli stakeholder”.

“Contro la follia tutta ideologica delle etichette allarmistiche sul vino siamo pronti a scendere in piazza per tutelare i 240.000 viticoltori italiani che offrono opportunità di lavoro lungo la filiera per 1,3 milioni di occupati”, affermano Coldiretti e Filiera Italia che hanno scritto una lettera al presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ai commissari alla Coesione e riforme, Raffaele Fitto, all’Agricoltura Cristophe Hansen e alla Salute Olivér Várhelyi, “per respingere l’inaccettabile proposta dell’esecutivo comunitario di apporre delle scritte sulle bottiglie per scoraggiare i consumi, oltre ad aumentare la tassazione”. 

I numeri del settore

Oggi il settore in Italia vale oltre 10 miliardi di dollari, il 17% della produzione mondiale di vino (Fonte: Rome Business School). Le imprese sono circa 570 mila con 870 mila occupati tra diretti e indotto. Nel mondo il mercato del vino vale oltre 300 miliardi di dollari e con una crescita del 23,9% all’anno nei prossimi quattro anni, si stima che toccherà i 412,9 miliardi di dollari nel 2027.

Nei primi 8 mesi del 2024, secondo Nomisma, l’export di vini italiani ha superato i 5 miliardi di euro e si attesta nella media dei principali esportatori mondiali con un +4,7% in valore e +3,2% a volumi rispetto al 2023, mentre soffrono competitor di peso quali Francia e Spagna. Gli spumanti italiani restano i protagonisti con importazioni in aumento in Australia (+11,2%), Francia (+8,3%) e Stati Uniti (+5,3%). Gli spiriti italiani registrano un incremento del 4% in valore per 1,2 miliardi di euro di valore generato nei primi otto mesi dell’anno: su tutti si distinguono i mercati cinese (+24,9%), tedesco (+7,5%) e statunitense (+5,5).

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