Arriva la riforma del florovivaismo, eccellenza del Made in Italy

Definizione dell’attività florovivaistica, possibilità di concessione in affitto agevolato o gratuito di terreni comunali, un marchio di qualità per il Made in Italy. Sono alcune delle principali novità che verranno introdotte con l’attuazione della legge delega sul florovivaismo (https://www.masaf.gov.it/florovivaismo-legge-quadro), il cui iter entra nelle battute finali. Lo scorso 30 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo che introduce disposizioni in materia di coltivazione, promozione, commercializzazione, valorizzazione e incremento della qualità e dell’utilizzo dei prodotti del settore florovivaistico e della filiera florovivaistica, in attuazione della delega prevista dalla legge 102/2024.

Cosa prevede la riforma

L’intervento mira a definire un quadro normativo organico per un settore considerato strategico per l’agricoltura, l’ambiente e il paesaggio nazionale, armonizzando le figure professionali e potenziando la competitività della filiera. Il provvedimento fornisce, per la prima volta, una definizione puntuale dell’attività agricola florovivaistica, includendo la floricoltura e le diverse tipologie di vivaismo (ornamentale, frutticolo, olivicolo, forestale e orticolo). Inoltre, si prevede che un successivo decreto interministeriale definisca le figure professionali del settore, con particolare attenzione all’aggiornamento della figura del manutentore del verde per adeguarla alle moderne pratiche di gestione urbana e dei giardini storici. Una delle principali novità riguarda la tipizzazione del contratto di coltivazione, che disciplina l’obbligo del produttore di curare lo sviluppo del prodotto vegetale seguendo le indicazioni tecniche del committente. Inoltre, il decreto istituisce nuovi strumenti per il coordinamento e la crescita del comparto attraverso una programmazione quinquennale, tra i quali il tavolo tecnico di filiera, il Piano nazionale del settore, un sistema di raccolta dati a cura di ISMEA e la possibile adozione di un “marchio unico” nazionale per garantire origine e tracciabilità delle produzioni. Viene disciplinato il contributo dei privati alla produzione di materiali forestali di moltiplicazione e promossa la rinaturalizzazione dei territori.

Si prevede che le Regioni promuoveranno la messa a dimora di alberi con priorità per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, mirando al contrasto del dissesto idrogeologico e alla creazione di boschi urbani. I Comuni potranno concedere terreni di proprietà agricola o degradati in affitto agevolato o gratuito (fino a 1 ettaro) a operatori vivaistici per la produzione di materiali forestali certificati. Per l’assegnazione dei terreni comunali saranno criteri preferenziali la cittadinanza UE, l’età inferiore ai 40 anni e il possesso di titoli di studio specifici in scienze forestali.

I commenti

“Con questa riforma – ha detto il ministro per l’Agricoltura, le Foreste e la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida – mettiamo fine a un’attesa durata decenni e diamo finalmente al florovivaismo le regole e la centralità che merita. Per troppo tempo un comparto strategico dell’agricoltura italiana è stato interessato solo da interventi e soluzioni parziali. Il decreto introduce una legge quadro organica, che garantisce certezze alle imprese, valorizza il lavoro, rafforza il Made in Italy e consente una programmazione stabile degli investimenti”.

Soddisfazione per “un provvedimento essenziale per il settore che tutelerà e rilancerà la filiera florovivaistica italiana” è espressa dal presidente di Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini (https://www.cia.it/news/notizie/florovivaismo-cia-premiato-nostro-lavoro-per-calendarizzazione-in-cdm-del-decreto-attuativo/). “È fondamentale – aggiunge – tutelare il potere d’acquisto delle famiglie affinché la cura del verde non sia percepita come una spesa superflua, ma come un elemento essenziale per la qualità della vita. Inoltre, ribadiamo l’urgenza di valorizzare la filiera boschiva, un patrimonio oggi spesso abbandonato: se correttamente gestito, potrebbe contrastare efficacemente il dissesto idrogeologico e generare un vasto indotto per i vivaisti”.

Secondo Coldiretti (https://www.coldiretti.it/economia/florovivaismo-da-cdm-primo-via-libera-a-riforma-attesa-dal-settore), “finalmente si compie un passo avanti concreto verso il riconoscimento pieno del florovivaismo come filiera strategica del Paese. Dopo decenni di attesa, il settore ottiene una prima cornice normativa chiara e organica, che valorizza il lavoro delle imprese e pone le basi per uno sviluppo più strutturato, anche in chiave di sostenibilità, innovazione e qualificazione professionale”.

I numeri del settore

Il settore florovivaistico europeo vale complessivamente circa 24,5 miliardi di euro, con Italia e Paesi Bassi tra i principali protagonisti della produzione e del commercio. Il florovivaismo italiano rappresenta un pilastro dell’economia nazionale, con un valore che nel 2025 ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro, grazie al lavoro di circa 19mila imprese su una superficie di 30mila ettari. Un contributo decisivo arriva dall’export, che nello stesso anno ha sfiorato 1,3 miliardi di euro, confermando la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali. Il comparto però negli ultimi mesi è stato anche tra i più esposti alle tensioni internazionali. La guerra in Iran ha determinato un forte aumento dei costi di produzione, a partire da fertilizzanti, gasolio e materie plastiche, oltre a causare ritardi nelle rotte di navigazione che incidono in modo significativo su prodotti altamente deperibili come quelli florovivaistici.

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