Auto elettrica, l’Ue ci ripensa: ecco perché è una buona notizia per l’Italia

Unione Europea

A poche ore dall’annuncio sull’anticipo della revisione del regolamento che vieta la vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen corregge la rotta.
Nella nuova comunicazione ai leader europei, ha infatti aperto alla possibilità di includere biocarburanti avanzati ed e-fuel tra le tecnologie ammesse dopo il 2035, segnando un netto cambio di tono rispetto alla linea dell’elettrificazione totale.

Pressioni da Berlino, attese da Roma

Il passo indietro arriva anche in seguito alle forti pressioni della Germania, da tempo impegnata a difendere la propria filiera dei carburanti sintetici.
Ma la decisione potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per l’Italia, che ha una tradizione industriale solida nella componentistica, nella meccanica e nella ricerca sui combustibili rinnovabili.
Proprio i costi dell’elettrificazione e dell’energia avevano messo in difficoltà molte imprese italiane, con il rischio di nuove delocalizzazioni e perdita di competitività.

L’occasione dei carburanti green

I biocarburanti avanzati, prodotti da residui agricoli e scarti organici, offrono una via sostenibile alla riduzione delle emissioni senza abbandonare le tecnologie esistenti.
Per il Made in Italy industriale significa poter valorizzare il proprio know-how, continuando a innovare senza sacrificare migliaia di posti di lavoro.
Un approccio “tecnologicamente neutrale”, come quello evocato da Von der Leyen, potrebbe garantire una transizione più realistica e inclusiva per le economie manifatturiere.

Perché è una buona notizia per l’Italia

L’apertura ai biocarburanti riduce il rischio di shock produttivi e tutela la filiera automotive nazionale, già messa alla prova dal caro energia.
L’Italia è tra i Paesi europei con maggiori competenze nella chimica verde e nei carburanti rinnovabili, e una revisione del regolamento che ne riconosca il valore rappresenterebbe una svolta strategica.
Meno vincoli ideologici e più pragmatismo industriale: questa è la direzione che può permettere al Made in Italy di restare competitivo nella transizione ecologica.

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