Sarà l’effetto Sal da Vinci o l’onda del recente riconoscimento della nostra cucina, ma l’Italia lancia una nuova candidatura Unesco: quella per la canzone napoletana classica. Il 5 giugno all’Arena di Verona si è tenuto l’evento “Campioni del mondo – Italia loves Unesco” (trasmesso in diretta su Rai 1) per celebrare il riconoscimento della lirica e della cucina italiana e lanciare la candidatura della canzone napoletana classica come patrimonio immateriale dell’umanità.
Le arie della tradizione napoletana sono state messe in scena grazie all’impegno di 500 artisti, con Orchestra, Coro e Ballo dell’Arena: Plácido Domingo, Vittorio Grigolo, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci, Serena Rossi, Massimo Ranieri, fino a Patti Smith, che ha proposto “Because the night” in versione sinfonica. “Ho amato questa musica fin da bambina – ha detto Patty Smith -. È arrivata a me quando ero molto malata e febbricitante, e la musica di Puccini mi ha dato la voglia di vivere. Da allora sono stata molto devota a tutto il mondo della nostra opera lirica”. Alla serata di lancio sono stati invitati i delegati Unesco degli Stati membri del Comitato del Patrimonio Mondiale, del Comitato del Patrimonio Immateriale e del Consiglio Esecutivo: cento rappresentanti da oltre 40 Paesi.
La decisione dell’Unesco tra due anni
Il percorso di candidatura sarà lungo due anni con esito a dicembre 2028. “La canzone napoletana classica – spiega il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi – è una cultura fondamentale nel mondo e merita il riconoscimento dell’Unesco. Da subito si metterà al lavoro il comitato incaricato di redigere il dossier scientifico della candidatura. A coordinarlo sarà Renzo Arbore. Per circa un anno verrà predisposta tutta la documentazione necessaria e l’obiettivo è arrivare alla conclusione dell’iter nel dicembre 2028″. Per dare risalto alla candidatura, l’intenzione del governo è anche quella di sfruttare il “traino” dell’America’s Cup a Napoli.
Era stato l’onorevole Gimmi Cangiano, con una risoluzione approvata nel febbraio scorso, a sollecitare l’intervento del governo. Sottolineando che “la musica classica napoletana rappresenta uno dei patrimoni musicali più riconosciuti e apprezzati al mondo, con una tradizione secolare che affonda le radici nel Seicento e si è consolidata nel Settecento e Ottocento grazie alle opere di celebri compositori, poeti e interpreti”, che “tale repertorio, che include celebri romanze, villanelle, serenate e tarantelle, ha influenzato profondamente la musica europea e mondiale, contribuendo in modo significativo alla diffusione della lingua e della cultura napoletana nel mondo”, la risoluzione impegnava l’esecutivo ad avviare “in collaborazione con le istituzioni territoriali e culturali competenti, le procedure necessarie per la presentazione della candidatura della musica classica napoletana alla lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco” e a “promuovere, anche attraverso iniziative diplomatiche, culturali e accademiche, la valorizzazione internazionale di questo patrimonio musicale, sostenendo attività di ricerca, conservazione, formazione e diffusione della musica classica napoletana”.
Un milione di turisti oriundi nel 2028
Il Governo punta a far arrivare come turisti a Napoli a dicembre 2028 un milione di italodiscendenti per festeggiare l’eventuale riconoscimento da parte dell’Unesco della canzone napoletana classica come patrimonio immateriale dell’umanità, ha detto ancora Mazzi. “Mi sono reso disponibile come ministro del Turismo a orientare tutte le nostre agenzie, ho anche parlato con le grandi compagnie di crociere, per orientare tutti insieme su questo traguardo perché non è soltanto un riconoscimento astratto o di natura soltanto culturale – ha spiegato -. “Noi puntiamo molto sul turismo delle radici, sono 80 milioni gli italodiscendenti nel mondo, molto spesso non parlano l’italiano ma dialetti delle zone d’Italia da dove sono partiti i bisnonni, e noi vogliamo farli tornare nei luoghi da dove sono partiti i loro progenitori. Stimiamo che sia tornato in Italia circa l’8%, 6 milioni, per cui c’è un bacino di 74 milioni di persone in giro per il mondo che hanno un’origine italiana e che potrebbero avere questo desiderio quindi noi crediamo che un evento o un’iniziativa così identitaria come questa sulla canzone napoletana classica possa spingere molti italiani a tornare in Italia”.





