Il video del vasetto di Nutella che fluttua nella cabina della navetta Orion ha fatto il giro del mondo diventando virale. “Nutella is out of this world”, la Nutella è spaziale, hanno scritto rilanciandolo i social media manager della crema spalmabile. Ma la Nutella non è assolutamente l’unico prodotto italiano a contribuire alla missione Artemis II, a testimonianza del dinamismo della Space economy Made in Italy.
Il “cervello” della navetta europeo e italiano
La navetta Orion che ha portato gli astronauti a battere il record di distanza dalla Terra è stata fabbricata dalla Lockheed Martin mentre il razzo propulsore Space Launch System (Sls) è opera di Boeing. Ma il modulo di servizio Esm, responsabile del funzionamento della navicella e dei sistemi vitali, è stato realizzato dall’Agenzia spaziale europea (Esa), con il decisivo contributo dell’Agenzia spaziale italiane (Asi) e delle imprese di casa nostra. “Il successo del lancio di Artemis 2 – ha dichiarato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente – segna un momento davvero storico per l’esplorazione spaziale. Dopo più di mezzo secolo, l’umanità torna a viaggiare verso la Luna. È l’inizio di una nuova fase della nostra presenza nello spazio profondo e un passo fondamentale verso le future missioni lunari e, in prospettiva, verso Marte. Per l’Italia, e per l’Agenzia Spaziale Italiana, questo traguardo ha un significato particolare. Il nostro Paese è stato tra i primi firmatari degli Artemis Accords con la NASA, contribuendo fin dall’inizio a promuovere una cooperazione internazionale basata su trasparenza, sostenibilità e uso pacifico dello spazio”.
Pannelli solari e comunicazioni
Sulla Orion sono realizzati da Leonardo, nello stabilimento di Nerviano (Milano), i pannelli fotovoltaici (PVA) che compongono le quattro ali del modulo di servizio: misurano sette metri ciascuna e sono in grado di erogare 11kW complessivi di energia per l’alimentazione dell’elettronica di bordo. Telespazio, joint venture tra Leonardo e Thales Alenia Space, si occupa invece delle attività di tracciamento radio della missione. La stessa Telespazio guida poi un consorzio internazionale per creare un’infrastruttura per le comunicazioni e la navigazione lunare (Lunar Communications and Navigation Services).
Italiane le “case” lunari
Uno degli obiettivi del programma Artemis II è quello di creare condizioni per vivere e lavorare sulla Luna, anche utilizzandola come base di partenza verso Marte. E i moduli abitativi MPH saranno realizzati nel distretto aerospaziale di Torino. A studiare il progetto è Thales Alenia Space Italia, la joint venture tra Thales e Leonardo. Con lancio pianificato dal Kennedy Space Center della NASA nel 2033, MPH sarà il primo vero asset abitativo dedicato alla superficie lunare. Ospiterà gli astronauti in modo sicuro nel corso delle loro missioni, fungerà da supporto nelle operazioni sulla superficie, consentirà esperimenti di ricerca scientifica sia in presenza che in assenza di un equipaggio e avrà la capacità di muoversi in superficie. Progettato per una durata di vita operativa di dieci anni, MPH fungerà come habitat permanente in superficie, capace di operare in modo sinergico con altri elementi dell’architettura Artemis. Thales Alenia Space Italia in qualità di primo contraente globale, lavorerà a fianco di Altec (società partecipata da Thales Alenia Space Italia e ASI) e di altre realtà industriali italiane, per la fase di progettazione preliminare di MPH, sviluppando anche le necessarie tecnologie. Lo sviluppo iniziale si concentrerà su tecnologie abilitanti volte ad affrontare condizioni ambientali della superficie lunare particolarmente ardue, tra cui variazioni termiche estreme, polvere lunare pervasiva, elevati livelli di radiazioni, impatti di micro-meteoriti ed effetti della ridotta gravità lunare.
Entro il 2030 un astronauta italiano sul satellite
Secondo gli accordi tra la Nasa e l’Esa, nelle missioni di allunaggio che saranno programmate, un posto sarà garantito a un astronauta di Germania, Francia e Italia, i tre Paesi principali finanziatori dell’Agenzia spaziale europea. Un nostro rappresentante, dovrebbe dunque volare sul satellite entro il 2030, con la missione Artemis VI.





