I dazi americani sbloccano la trattativa per l’accordo di partenariato tra l’Unione europea e i Paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e all’aggiornamento dell’intesa con il Messico. La Commissione europea il 3 settembre ha presentato al Consiglio le sue proposte per la firma e la conclusione: dopo l’ok degli Stati membri, potrebbero entrare in vigore entro fine anno (per il Messico) e all’inizio del 2026 (Mercosur). L’Italia, che aveva chiesto modifiche e garanzie per i produttori agroalimentari italiani, appare soddisfatta delle modifiche apportate e anche la Francia, tra i maggiori oppositori, dovrebbe dare via libera. Restano invece ancora da superare le perplessità della Polonia.
Cosa prevedono i due accordi
L’accordo Ue-Mercosur crea la più grande zona di libero scambio del mondo, con un mercato di oltre 700 milioni di consumatori. Saranno ridotti i dazi per i prodotti europei, spesso oggi proibitivi, anche su prodotti industriali chiave come automobili (attualmente al 35%), macchinari (14-20%) e prodotti farmaceutici (fino al 14%). Saranno abbattute anche le tariffe sui prodotti agroalimentari in particolare vino e liquori (fino al 35%), cioccolato (20%) e olio d’oliva (10%). Secondo i dati della Commissione Ue, questo permetterà di incrementare di quasi il 50% le esportazioni di questi prodotti dal Vecchio continente. Nel complesso l’aumento annuale delle esportazioni aumenterebbe del 39% (49 miliardi di euro), sostenendo oltre 440.000 posti di lavoro in tutta Europa.
Per quanto riguarda il Messico, grazie all’intesa saranno eliminati i dazi rimanenti sulle esportazioni agroalimentari dell’Ue (attualmente, in alcuni casi, anche del 100%) come formaggio, pollame, carne di maiale, pasta, mele, marmellate, cioccolato e vino. Inoltre, procedure più semplici renderanno più rapido ed economico per gli esportatori agroalimentari vendere i loro prodotti sul mercato messicano. L’accordo estende inoltre la protezione dalle imitazioni a 568 prodotti alimentari e bevande europei tradizionali e iconici di alta qualità (Indicazioni Geografiche). Attualmente l’Ue esporta ogni anno in Messico beni e servizi per un valore di oltre 70 miliardi di euro.
Le garanzie per i produttori agroalimentari
La prima versione di entrambi gli accordi aveva suscitato numerose critiche da parte dei produttori europei, italiani in testa, preoccupati per un possibile dumping provocato da un massiccio afflusso di prodotti a basso costo, con standard di qualità e di sicurezza inferiori a quelli dell’Europa. Tali proteste – supportate anche da vari governi, Italia e Francia in testa – hanno a lungo bloccato il via libera. Nell’ultima versione delle intese, però, sono state inserite delle tutele e delle clausole di salvaguardia per superare le opposizioni. In primo luogo le importazioni agroalimentari dal Mercosur saranno limitate a una frazione della produzione Ue, ad esempio, l’1,5% per la carne bovina e l’1,3% per il pollame. Sarà attivato un meccanismo di monitoraggio e intervento rapido in caso di perturbazioni nei prezzi, anche a livello di singolo Stato membro; verranno rafforzati i controlli fito-sanitari sulle merci in ingresso per assicurarne il pieno rispetto di standard e regolamentazioni Ue e ci saranno compensazioni per le filiere agricole eventualmente danneggiate. Per questo sarà introdotta una nuova Rete di sicurezza unificata per le misure di crisi, con una capacità totale di 6,3 miliardi di euro da utilizzare a sostegno dei produttori, aggiuntivi rispetto ai 300 miliardi previsti dalla Pac. Inoltre, ha spiegato il vice presidente e commissario italiano Raffaele Fitto, “oltre 350 Indicazioni Geografiche europee (Dop/Igp) saranno protette, a salvaguardia delle nostre eccellenze.
L’Italia verso il sì alle intese
Viste le modifiche apportate, dopo essere stato tra i maggiori critici il governo italiano sembra pronto a dare l’ok alle intese. Palazzo Chigi ha infatti valutato “con favore l’inserimento di un pacchetto di salvaguardie aggiuntive a tutela degli agricoltori europei”. Dunque “in vista dei prossimi passaggi di approvazione formale dell’Accordo a Bruxelles, l’Italia valuterà, anche attraverso il coinvolgimento delle rilevanti associazioni di categoria, l’efficacia delle garanzie aggiuntive previste e la conseguente possibilità di sostenere o meno l’approvazione finale dell’Accordo UE-Mercosur”. Anche la Francia sembra avviata a esprimere il suo voto favorevole, dato che “l’Unione europea, e in particolare la presidente, ha ascoltato le riserve e accetta le clausole di salvaguardia”.
Cosa ne pensano i produttori italiani
“Per noi fondamentale: è un mercato da 700 milioni di persone, è ovvio che non sarà la sostituzione degli Stati Uniti, ma quello che dobbiamo fare noi come Europa e come Italia è portare i nostri prodotti nel mondo”, commenta il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
Molto soddisfatta l’Unione italiana vini, che confida in un recupero delle eventuali perdite causate dai dazi negli Usa. “Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono – ha detto il presidente Lamberto Frescobaldi -. Per il mondo del vino il partenariato con una popolazione latina da 270 milioni di abitanti rappresenta certamente un’opportunità di business. Oggi, con i dazi statunitensi, la parola d’ordine è diversificare uno spettro commerciale ancora troppo concentrato su pochi mercati di sbocco, Usa in primis”.
Molto meno entusiasta Confagricoltura, secondo cui “pur avendo potenziali vantaggi per alcuni settori l’accordo è ancora penalizzante per importanti produzioni europee e italiane in termini di concorrenza e sicurezza alimentare”. “Le garanzie annunciate dalla Commissione non sembrano al momento tutelare a sufficienza il nostro settore e l’eccellenza delle nostre produzioni”, spiega il presidente Massimiliano Giansanti, auspicando che “nel processo di ratifica ci siano spazi di miglioramento, soprattutto per i comparti più esposti: carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero”.
Critica anche la posizione di Coldiretti e Filiera Italia: “L’accordo con il Mercosur – affermano – deve essere vincolato a precise garanzie sul rispetto del principio di reciprocità degli standard produttivi e su controlli su tutti i prodotti agroalimentari che entrano in Europa, se non vogliamo mettere a rischio la salute dei consumatori e il futuro delle filiere agroalimentari. La previsione di una clausola di salvaguardia, seppur un passo in avanti, non è sufficiente a sostenere le imprese agricole e agroalimentari rispetto ai possibili contraccolpi dell’accordo, poiché non se ne prevede l’attivazione automatica che la renderebbe realmente efficace”.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha infine ribadito la necessità di un’Europa più unita, capace di dotarsi di strumenti comuni per sostenere la competitività: «Dovrebbe essere più unita, fare debito pubblico comunitario, emettere eurobond e garantire agli stati membri le condizioni per competere fuori dall’area Ue. E, torno a dire, la responsabile della situazione in cui ci troviamo è la presidente Von Der Leyen, a partire dalla scelta di non sostenere l’economia reale, tagliando le risorse sulla politica agricola comune per circa 90 miliardi di euro. La Cina, intanto, forte di avere il 18% della popolazione mondiale e il 60% delle scorte mondiali di cereali persegue piani geopolitici siglando intese con paesi dove manca il cibo. In Italia è stato predisposto il piano Mattei, ma in Europa non si fa niente o quasi, evidenziando la miopia di Von Der Leyen».





