Cosa prevede l’accordo Ue-Usa su dazi, trattativa serrata sul vino

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Dazi generalizzati del 15%, superiori su alluminio e acciaio, ancora da definire su vino e prodotti dell’agroalimentare, particolarmente importanti per l’Italia. Ursula von der Leyen e Donald Trump hanno raggiunto il 27 luglio in Scozia l’intesa generale sui dazi, che dovrà poi essere messa a punto nei dettagli a livello tecnico. Un accordo che “garantisce prosperità” per von der Leyen, che vede abbastanza soddisfatto il governo italiano, non contenti altri Paesi (Francia in testa) e decisamente sotto l’attacco delle opposizioni italiane. Pur essendo ancora da chiarire, si può sicuramente dire che è un buon affare per l’America che ottiene quasi quanto richiesto (il tycoon era partito dal 20%) e acquisti crescenti di gas naturale liquefatto (Gnl) e armi. L’Europa, da parte sua, ottiene non molto, salvo lo scongiurare una guerra commerciale e accantonare la fase di incertezza, che più nuoce all’economia. 

I dazi del 15%: a quali prodotti si applicano

L’accordo prevede che gli Stati Uniti impongano dazi del 15% sulla maggior parte delle importazioni dall’Unione Europea, che invece non applicherà tariffe sui prodotti Usa. Questa soglia riguarderà anche i prodotti dell’industria farmaceutica, i semiconduttori e le auto, tre settori fondamentali. In particolare l’Italia sarebbe stata pesantemente colpita da una “barriera” elevata su medicinali e articoli sanitari. Previste delle esenzioni per comparti specifici quali  alcuni microprocessori, aeronautica e loro componenti, determinati prodotti chimici, risorse naturali, materie prime critiche. Se l’intesa sarà finalizzata entro il primo agosto, con l’emissione dei decreti esecutivi da parte della Casa Bianca, non entreranno in vigore le contromisure Ue. 

Vino e prodotti agroalimentari

Sull’agroalimentare, si continua a negoziare in particolare sui prodotti Usa che verranno esentati da dazi nell’Ue (come soia, mandorle, carne di bisonte), mentre per tutti i “prodotti sensibili” europei (come carne di manzo e pollame, riso, etanolo, zucchero) verrà mantenuta la situazione attuale che li protegge sul mercato interno. In generale, per tutti i prodotti agroalimentari non verranno toccati gli standard Ue di qualità e le norme fitosanitarie. I tecnici stanno invece ancora negoziando sul trattamento che verrà riservato alle esportazioni Ue verso gli Usa di vini e alcolici. “Le discussioni – spiegano fonti di Bruxelles – sono ancora in corso e non abbiamo la sfera di cristallo, quindi non possiamo dire quando tutto questo potrebbe concretizzarsi. Possiamo solo dire che sembra che siamo più avanti sui superalcolici che sul vino”.

Acciaio e alluminio, arrivano le quote

Il dazio del 15% non si applicherà invece alle importazioni di acciaio e alluminio, sui quali rimarranno in vigore dazi del 50%. Ci sarà però – ha annunciato von der Leyen – un sistema di “quote” con vari livelli soggetti a tasse via via crescenti. Il sistema di quote, hanno spiegato fonti dell’Ue, sarà “collegato ai livelli storici di commercio” ma anche dipendente dall’intesa che l’Ue e gli Usa concluderanno per affrontare la situazione di sovra-capacità sul mercato globale. Che tradotto vuol dire: limitare le importazioni dalla Cina. 

L’Ue comprerà di più dagli Usa

Il “patto” tra von der Leyen e Trump prevede che l’Ue acquisterà anche prodotti energetici statunitensi per 750 miliardi di dollari (circa 639 miliardi di euro). Si tratta, in sostanza, di gas naturale liquefatto (Gnl, quello che va nei rigassificatori) che l’Italia già acquista, a caro prezzo, dagli Usa. L’Europa dovrà investire anche 600 miliardi di dollari (oltre 500 miliardi di euro) negli States e acquistare armi e sistemi per la difesa fabbricati negli Usa nell’ambito del programma di aumento delle spese militari.

Le reazioni della politica…

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre sostenuto la necessità di una trattativa, è abbastanza soddisfatta. “Giudico positivamente il fatto che si sia raggiunto un accordo. Io continuo a pensare che un’escalation commerciale avrebbe avuto conseguenze imprevedibili, potenzialmente devastanti. La base di dazi al 15% secondo me è una base sostenibile”, ha commentato, assicurando che il governo interverrà per sostenere quei settori che potranno essere eventualmente più colpiti. Per questo è già in definizione un giro di confronto con le associazioni di categoria. 

Contraria, naturalmente, la reazione delle opposizioni. E’ “una resa alle imposizioni americane”, secondo la segretaria Pd Elly Schlein; un “accordo coloniale, i sovranisti fanno male al mondo”, per Matteo Renzi (Iv) mentre il M5s parla di Europa “cornuta e mazziata”.

… e delle associazioni

Secondo una stima messa a punto a caldo dal Centro studi di Uninpresa, il costo diretto stimato per le aziende italiane si attesterebbe in un intervallo compreso tra 6,7 e 7,5 miliardi di euro. L’impatto sull’Italia potrà essere contenuto tra lo 0,15% e lo 0,4% di pil cumulato nel triennio 2025–2027. 

“L’accordo con tariffe al 15% – secondo Coldiretti – è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale dei dazi al 30% che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare. Tuttavia, il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro”.

“Bene certezza e stabilità ma il costo è rilevante”, sottolinea Confcommercio, che chiede “misure di sostegno” e il “rafforzamento della competitività e del mercato interno”. 

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