Cos’è questa “crisi del latte” e come la affronta l’Italia

latte

Gli esperti e le associazioni avevano lanciato l’allarme da tempo ma ciò nonostante l’impatto rischia di essere fortissimo. Stiamo parlando della “crisi del latte” che ha colpito i produttori europei in generale e quelli italiani in particolare.

Le cause della crisi

Per comprendere la gravità della questione, basta da poche cifre: a novembre il costo del latte “spot” è crollato a circa 49 centesimi al litro contro i quasi 70 centesimi di un anno fa. Ancora a luglio le quotazioni si attestavano a 68,3 centesimi al litro, a novembre sono precipitate di oltre 20 centesimi. In pratica, la maggior parte dei produttori va avanti in perdita. Quali sono le cause della crisi? Innanzitutto c’è un problema di sovrapproduzione. I buoni margini degli ultimi anni hanno spinto a incrementare la produzione e questo, a lungo andare, ha causato il crollo dei prezzi un po’ in tutta Europa dove, per esempio, Francia e Germania sono messi ancora peggio dell’Italia. Ma non c’è solo un problema di un eccesso di offerta all’interno dell’Europa, pesano infatti (e molto) la maggiore produzione di latte in Nuova Zelanda (+3,1%) e negli Stati Uniti (+1,7%).

L’accordo trovato per affrontare l’emergenza

Le associazioni rappresentative della filiera lattiero-casearia, riunite al Ministero dell’Agricoltura, hanno raggiunto un accordo per affrontare l’emergenza. L’intesa stabilisce un prezzo di 54 centesimi al litro per gennaio, 53 per febbraio e 52 per marzo. Una misura ‘tampone’ che vedrà un monitoraggio e ulteriori interventi di sostegno. Sono previsti infatti un pacchetto di aiuti per l’internazionalizzazione del settore e la messa a punto di un meccanismo per non sforare rispetto alla propria media produttiva. Il Masaf, si legge in una nota, “come sempre per quanto di sua competenza, assicura il suo sostegno alla filiera attraverso plurime misure come il bando indigenti, con campagne di comunicazione dedicate, ma soprattutto affiancando le imprese nell’incessante lavoro di internazionalizzazione e di promozione dei prodotti lattiero-caseari in Italia e all’estero”.

Per risolvere in modo strutturale la questione, la Confederazione italiana agricoltori (Cia) lancia una proposta: “Si è gestita l’emergenza ed era assolutamente necessario farlo – sottolinea il presidente Cristiano Fini-. È tempo però di costruire un patto di filiera che tuteli la parte produttiva da dinamiche di mercato che stanno erodendo la redditività delle aziende, aiutando anche a governare la futura sovrapproduzione. Al settore lattiero-caseario occorre un modello più equo, competitivo e sostenibile per il futuro che contempli anche misure di crisi a livello europeo, il rilancio dell’OCM latte, nuovi canali di sbocco per le eccedenze e a sostegno del consumo di latte italiano, una campagna istituzionale di promozione davvero forte ed efficace”.

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