L’attacco di Usa e Israele in Iran, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, ha mostrato ancora una volta la debolezza di Europa e Italia nel campo della sicurezza energetica. Certo la situazione è migliore rispetto alla crisi seguita all’invasione russa in Ucraina – da allora le fonti di approvvigionamento sono state differenziate – ma un protrarsi del conflitto potrebbe avere un impatto rilevante per le famiglie e soprattutto per le imprese.
La situazione in Ue e Italia
Secondo un rapporto dell’Entsog (l’associazione europea che unisce i gestori delle reti di trasporto del gas, per l’Italia Snam, Infrastrutture Trasporto Gas e Società Gasdotti Italia) al primo aprile 2026 le scorte di gas dell’Ue si attestavano al 28% (ma l’Italia sta sopra il 45%), un livello inferiore rispetto ai tre anni precedenti e pari a quello pre-crisi energetica. Per il nostro Paese, dal punto di vista del gas, il problema maggiore è il blocco totale della fornitura di Gnl (Gas naturale liquefatto) dal Qatar, che copriva circa il 10% del fabbisogno. Per compensare il governo si è rivolto all’Algeria, già primo fornitore del Paese, dove si è recata personalmente la premier Giorgia Meloni, che nelle prossime settimane sarà anche in Azerbaigian. Resta il problema del petrolio.
Per quanto riguarda il petrolio, per l’Europa (dati della Commissione) il 7% proviene principalmente da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, una quota dunque abbastanza limitata. Il vero problema riguarda invece il carburante per aerei e il gasolio, di cui circa il 40% arriva attraverso Hormuz. Il perdurare della situazione ha messo in grave difficoltà la logistica e i trasporti, e gli effetti si sentiranno a lungo, anche se l’accordo di pace Usa-Iran dovesse andare in porto.
Il piano di emergenza
Al momento la situazione non è ancora di emergenza e la speranza è che i negoziati per raggiungere un accordo di pace vadano in porto. Ma se così non fosse, l’Italia ha pronto un piano con misure da mettere in atto in modo progressivo a secondo dell’evoluzione della situazione. Il Piano prevede un sistema di “preallarme” in caso di riduzione significativa delle importazioni in presenza di una domanda alta. Il secondo livello, di allarme, si verifica quando la domanda supera, anche per un solo giorno, il livello di erogazione previsto. In questo caso possono essere valutate misure che però ancora non hanno carattere di obbligatorietà per i cittadini. Infine il livello di emergenza è quello in cui la situazione di allarme – ovvero un consumo eccessivo delle riserve – si protrae per più di cinque giorni consecutivi. In questo caso si può arrivare al cosiddetto “lockdown energetico”: tra i provvedimenti possibili ci sarebbe l’aumento dello smart working, limitazioni per i condizionatori, la riduzione dell’illuminazione pubblica, l’introduzione delle targhe alterne.
Spingere ancora su rinnovabili
In attesa di capire gli sviluppi della situazione, il dato strutturale è la necessità di sviluppare ulteriormente la produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo quanto illustrato in Parlamento dal ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, le fonti green “nel 2025 hanno coperto il 41% della domanda” italiana con “un incremento di capacità pari a 7.200 megawatt, con 83,5 gigawatt di potenza installata”. Sullo stato delle valutazioni ambientali e i lavori della Commissione tecnica PNIEC-PNRR, al 31 gennaio 2026, ha proseguito il Ministro, “risultano in istruttoria 1756 progetti relativi a impianti a fonti rinnovabili, dei quali 1721 sono procedibili”.
Gli incentivi attivi per le imprese sono molti, sia a livello nazionale che regionale. Per le imprese del Sud ci sono ad esempio i fondi per gli impianti fotovoltaici; su tutto il territorio italiano sono validi i finanziamenti per l’autoproduzione di energia da parte delle Pmi così come il programma per le Comunità energetiche rinnovabili.
Il tutto in attesa del rilancio della strategia sul nucleare, con gli impianti di nuova generazione, che il governo e l’Ue ritengono un tassello fondamentale del mix energetico del futuro.





