America Latina, Emirati arabi uniti, Arabia saudita, ma anche Stati Uniti (nonostante i dazi) ed Europa. Sono questi i mercati su cui punta il Made in Italy per il 2026, al termine di un anno molto positivo per l’export.
Il 2025 anno positivo, per 2026 prevista ancora crescita
Nei primi nove mesi del 2025, l‘export italiano è cresciuto del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, raggiungendo i 384,2 miliardi di euro. In particolare secondo Confindustria , l’export italiano di qualità, definito “Bello e Ben Fatto” (BBF), supera i 170 miliardi di euro e si conferma la leva strategica per la crescita del Paese. Confindustria stima per i prossimi mesi un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export BBF, con 19,4 miliardi nei mercati maturi (Usa, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna) e 8,2 miliardi in quelli emergenti (Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Russia, Kazakhstan). I settori trainanti restano alimentare, moda, arredo e gioielleria, simboli dell’identità e della creatività italiana.
Quali sono i mercati migliori su cui puntare? Vediamoli uno per uno.
L’accordo Mercosur apre prospettive in America Latina
I dazi decisi da Donald Trump sono stati decisivi per accelerare il negoziato che ha portato all’intesa siglata dall’Unione europea con i Paesi Mercosur (Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay). L’accordo consente innanzitutto l’abbattimento delle tariffe doganali all’ingresso in un mercato di 270 milioni di persone, la sesta economia più grande al di fuori dell’Europa con un Pil annuo di 2.700 miliardi. Attualmente le esportazioni Ue ammontano a 84 miliardi di euro all’anno, ma è prevedibile una crescita del 10% all’anno, in linea con quanto avvenuto fino a questo momento. Osservato speciale è il Brasile , con buoni tassi di crescita e un’attrazione naturale per il Made in Italy, in particolare l’agroalimentare ma anche l’abbigliamento. In espansione anche il mercato messicano, che non è un membro Mercosur ma che sta guardando sempre più oltreoceano per le proprie importazioni, in particolare per tecnologie e beni intermedi.
Arabia saudita ed Emirati
L’Arabia Saudita è nel pieno dell’attuazione della “Saudi Vision 2030”, un programma di sviluppo che punta a diversificare l’economia (per decenni fondata sostanzialmente sul petrolio) puntando su energie rinnovabili, manifatturiero, turismo e servizi. In questo processo l’Italia si è inserita come protagonista ma può giocare un ruolo ancora più importante. “Quasi tutti i comparti produttivi sono interessati e non solo i grandi gruppi italiani, che sono tutti presenti nel Paese e coinvolti nei grandi progetti, ma anche tante pmi che stanno facendo un ottimo lavoro. In particolare, vediamo grandi opportunità per le imprese dell’Ict e dei servizi digitali, e delle filiere collegate alle infrastrutture, all’automotive, ai trasporti sostenibili, all’edilizia”, ha spiegato al ‘Sole24Ore Romano Baruzzi, responsabile dell’ufficio Ice di Riyad e Kuwait City. La voce principale delle esportazioni è quella dei macchinari (che supera il 30% del totale), seguita dalla farmaceutica (11%). Il governo sta spingendo molto la penetrazione nel Paese, come ha dimostrato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è recata nel Paese nel gennaio scorso.
Anche se più “anziano”, il mercato degli Emirati arabi uniti resta in crescita, in particolare per meccanica, lusso (abbigliamento, pelletteria, calzature e gioielli), agroalimentare; chimica e cosmetica. Gli Emirati sono molto importanti anche come hub di accesso al Medio Oriente e a tutto l’Asia.
I mercati asiatici
A proposito di Asia, il Piano di azione per l’export del Ministero degli Esteri prevede un focus su quest’area concentrandosi, in particolare, su Vietnam, Indonesia, Malesia, Tailandia, Filippine e Singapore che presentano un ampio potenziale di sviluppo dell’interscambio grazie alla crescita dei consumi interni, al rafforzamento delle infrastrutture e all’apertura dei rispettivi mercati. Macchinari, tessile-abbigliamento, agroalimentare e farmaceutico sono i settori con maggiore presenza e, allo stesso tempo, possibilità di sviluppo.
Comunque non dimentichiamo gli Usa
Nonostante i dazi, quello americano resterà anche nel 2026 il primo mercato di sbocco extra-europeo (secondo solo alla Germania) per l’Italia. Al momento l’impatto delle nuove tariffe non si è fatto ancora sentire per effetto delle scorte accumulate prima dell’entrata in vigore. Resta quindi il fattore di incertezza legato alle misure protezionistiche, che potrebbero però anche clamorosamente venir cancellate per effetto di una decisione della Corte Suprema Usa attesa a primavera. Secondo l’Ue, comunque, i Paesi europei potrebbero essere avvantaggiati dal fatto che le tariffe di Trump colpiscono un po’ tutti i Paesi del mondo, in alcuni casi in misura più significativa rispetto a quelli Ue. Quindi le prospettive non sono negative pur in un contesto di “crescita modesta”.
Mercati “maturi” ma non per questo da sottovalutare restano quelli di Germania e Francia.





