Se il Made in Italy è una flotta alla conquista del mondo, il Parmigiano Reggiano è una corazzata. Con un giro d’affari di quasi 4 miliardi, oltre la metà dei quali destinati all’export, è uno dei prodotti più iconici e conosciuti all’estero.
Crescita continua, ma si contrae il mercato interno
Da gennaio a giugno 2026 sono state prodotte 2.260.288 forme, con un incremento del +5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nell’intero 2025, secondo i dati del Consorzio, il giro d’affari ha raggiunto i 3,96 miliardi di euro. Le dinamiche di mercato evidenziano però un andamento divergente tra Italia ed estero: da un lato, la domanda internazionale continua a crescere (+2,7%), arrivando a rappresentare oltre la metà del sell-in complessivo (50,5%); dall’altro, il mercato domestico registra una sensibile contrazione dei volumi causato dall’aumento dei prezzi al consumo. Il Parmigiano Reggiano non perde acquirenti nelle famiglie italiane, ma viene acquistato meno spesso e in porzioni più contenute: il risultato è una flessione dei volumi pari a circa il 10%, a fronte di una sostanziale tenuta del giro d’affari. Tra i principali mercati, performance positive si registrano nel Regno Unito (+7,8%), in Canada (+8,3%) e Svezia (+8,8%). Nonostante i dazi, anche gli Stati Uniti – principale mercato estero – hanno confermato un trend positivo (+2,3%), mentre sono rimasti stabili i volumi destinati a Francia (-0,3%), e Germania (+0,1%).
Gli addetti diretti e l’indotto
Al Consorzio Parmigiano Reggiano aderiscono quasi 300 caseifici, che lavorano il latte provenienti da 2.500-3.000 aziende agricole conferenti latte nel territorio d’origine (Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova a destra del Po e Bologna a sinistra del Reno). La produzione di Parmigiano Reggiano assorbe circa il 18% del volume di latte prodotto in Italia. Nel complesso gli addetti della filiera sono circa 50 mila.
Il nemico Italian sounding
In quanto prodotto di eccellenza, il Parmigiano Reggiano è uno dei prodotti più esposti alla contraffazione e all’Italian sounding. Si stima che il giro d’affari del falso Parmesan (denominazione messa fuori legge dall’Unione europea), considerando soltanto l’area extra UE, sia pari a 2 miliardi di euro, circa 200.000 tonnellate di prodotto, vale a dire 15 volte il volume del Parmigiano Reggiano DOP esportato. Per contrastare il fenomeno, oltre agli interventi delle autorità pubbliche, il Consorzio opera ogni anno oltre 2.000 ispezioni in vari Paesi esteri, per individuare i casi di potenziale contraffazione del prodotto DOP. Il contrasto più efficace passa però dalla comunicazione. Per questo il Consorzio ha investito circa 34,3 milioni di euro in marketing e comunicazione, lavorando in particolare sulla distintività della Dop, attraverso una maggiore informazione al consumatore su stagionatura, origine, processo produttivo e caratteristiche organolettiche.
Non solo parmigiano
In quanto prodotto strettamente legato al territorio e alla tradizione, il valore del Parmigiano Reggiano non si ferma alla sola produzione di formaggio. E’ stato recentemente lanciato il nuovo “Progetto Turismo”, che segna un’evoluzione strategica per il Consorzio: il Parmigiano Reggiano diventa una vera e propria destinazione. Si tratta della prima iniziativa organica di sistema che valorizza il territorio come leva di costruzione di marca, integrando caseifici, aziende agricole, ospitalità ed esperienze gastronomiche. Il progetto punta a intercettare e sviluppare un flusso turistico dedicato all’interno di un territorio che registra già circa 4 milioni di visitatori l’anno, con l’obiettivo di passare da circa 85.000 a 300.000 visitatori entro il 2029. Il piano prevede investimenti diretti del Consorzio, interamente privati e non supportati da fondi pubblici, con l’obiettivo di strutturare l’offerta di accoglienza e rafforzare il legame tra prodotto e territorio, trasformando il Parmigiano Reggiano in un’esperienza oltre che in un’eccellenza gastronomica.





