Tavolo a Palazzo Chigi con Meloni, Lollobrigida e imprese
Mentre vanno avanti le trattative per definire i dettagli (che dettagli non sono) dell’accordo sui dazi, il sistema Italia si prepara per mettere al sicuro uno dei settori più importanti del proprio export verso gli Usa: il vino. L’obiettivo primario è quello di ottenere l’esenzione per il prodotto italiano ma i negoziati sono in salita ed è dunque necessario prepararsi all’eventuale risultato negativo. Per questo il governo ha riunito il 5 agosto a Palazzo Chigi tutti i rappresentanti del settore per mettere a punto un “percorso condiviso” per definire una strategia nazionale a tutela e rilancio del vino italiano.
Meloni e Lollobrigida: governo al fianco dei produttori
“Sono sempre stata convinta – ha detto aprendo i lavori la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che noi dovessimo fare del nostro meglio per arrivare ad un accordo quadro, ad una cornice entro la quale giocare alcune partite su alcuni settori, su alcune filiere, spiegando ai nostri amici e alleati americani che c’è una serie di prodotti che difficilmente possono essere rimpiazzati da produzioni nazionali. Questo vale molto per alcuni prodotti italiani, anche per quello del vino. Sul governo potete sempre contare. Siamo consapevoli di quanto il vostro lavoro sia fondamentale non solo per l’economia italiana ma anche per la reputazione della nostra nazione”.
A guidare i lavori il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, presente anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso; il sottosegretario alla salute Marcello Gemmato; il presidente di Ice Matteo Zoppas e il presidente di Verona Fiere Federico Bricolo. “Il Governo – ha detto Lollobrigida – intende continuare a sostenere in maniera concreta un settore fondamentale per l’economia italiana e che non possiamo permetterci di disperdere. L’Italia è leader mondiale nella produzione di vino e ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 8,1 miliardi di euro nell’export, con un incremento del 5,5% rispetto al 2023. Un traguardo straordinario che dimostra la forza, la qualità e la competitività del vino italiano. Siamo determinati a difendere le nostre eccellenze a fianco dei produttori che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica dell’intera Nazione”, conclude il ministro”.
Alcune delle proposte emerse dal tavolo
Al tavolo di confronto gli stakeholders presenti hanno portato una serie di proposte. Coldiretti, con il presidente Ettore Prandini, ha suggerito di finanziare in modo equo e immediato la distillazione straordinaria fino al rafforzamento dei fondi per l’internazionalizzazione attraverso la valorizzazione delle agenzie italiane all’estero e anche di valutare l’opportunità di una moratoria sui finanziamenti per le imprese in difficoltà e prevedere sgravi fiscali per gli investimenti in sostenibilità. Inoltre, per l’associazione, è importante includere misure a sostegno dell’enoturismo e istituire un tavolo permanente presso il Masaf dedicato alla promozione e comunicazione. Per il vicepresidente di Federvini, Piero Mastroberardino, “l’avvio di una campagna istituzionale rappresenta un atto necessario: non solo per difendere il comparto, ma per restituire al Paese uno sguardo maturo e identitario sul proprio patrimonio”. Una massiccia “campagna di comunicazione” è chiesta anche da Filiera Italia che auspica inoltre “una netta semplificazione di tutte le procedure che oggi bloccano e complicano le esportazioni” e una “moratoria finanziaria come durante il Covid”. “Vinitaly è da sempre uno strumento al servizio delle imprese, delle istituzioni e, oggi più che mai, vuole rafforzare la propria azione a sostegno del sistema vitivinicolo del Paese”, ha garantito Bricolo.
Diversa dalle altre, ma basata sulle cifre, la proposta di Assoenologi he chiedono di produrre meno vino. “L’Italia – ha spiegato il presidente Riccardo Cotarella – ha un problema molto serio, la disparità tra offerta e domanda di vino. Finché non ci mettiamo in testa di produrre meno vino, noi siamo sempre in mezzo ai guai. E non valgono gli aiuti, le sovvenzioni, l’Ocm. Ci sono zone che producono vino in abbondanza ma sanno stare sul mercato. Mentre le zone che soffrono crisi atavica, devono smettere di produrre vino al costo di essere costrette legalmente. Il vino è e resta un dono prezioso della natura, abbiamo tanta biodiversità, i vini più buoni del mondo ma va regolata la disparità tra offerta e domanda”.
I numeri del settore
La vendemmia 2025 si preannuncia particolarmente propizia per il vino italiano, con un aumento stimato della produzione superiore al 10% pari a circa 45 milioni di quintali di uva. Le aziende viticole del nostro Paese sono 241.000, distribuite su una superficie di 681.000 ettari. L’Italia è leader mondiale nella produzione di vino e ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 8,1 miliardi di euro nell’export, con un incremento del 5,5% rispetto al 2023. Il mercato americano, con 1,9 miliardi di euro in valore nel 2024, vale da solo quasi un quarto dell’intero export vinicolo italiano.





