I dazi introdotti dagli Stati Uniti contro l’Unione europea non frenano il Made in Italy sul mercato americano. Al contrario, i dati mostrano una tenuta robusta delle esportazioni italiane oltreoceano. A cambiare davvero gli equilibri del commercio è invece il fronte delle importazioni, dove il 2025 segna una svolta che spinge Europa e Italia a intervenire per contenere l’afflusso di merci extra Ue, in particolare dalla Cina.
Le esportazioni italiane tengono negli Stati Uniti
Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel periodo gennaio–dicembre 2025 l’export italiano verso gli Stati Uniti cresce del 7,2 per cento rispetto al 2024. Un risultato che smentisce le previsioni più pessimistiche e conferma il mercato americano come uno dei pilastri della proiezione internazionale del Made in Italy. Nonostante l’inasprimento delle politiche commerciali, le imprese italiane continuano a trovare spazio e domanda negli Usa, segno di un posizionamento competitivo che resiste anche alle barriere.
La strategia della diversificazione inizia a dare frutti
La buona performance americana si inserisce in un quadro più ampio di diversificazione dei mercati di sbocco. Nel 2025 crescono in modo significativo anche le esportazioni verso la Svizzera, l’India, i Paesi dell’OPEC e l’area ASEAN, oltre a Medio Oriente, Giappone e Oceania. Al contrario, calano le vendite verso Regno Unito, Russia, Turchia e Cina. È la fotografia di un commercio globale sempre più frammentato, in cui l’Italia prova a ridurre la dipendenza da poche aree e a rafforzare la propria presenza nei mercati a maggiore potenziale.
Export extra Ue in crescita e saldo commerciale positivo
Allargando lo sguardo ai Paesi extra Ue, l’export italiano segna nel 2025 un aumento del 2,3 per cento, in accelerazione rispetto all’anno precedente. A trainare sono soprattutto i beni di consumo non durevoli e i beni intermedi. Crescono anche le importazioni, con un +3,4 per cento, sostenute dall’aumento degli acquisti di beni di consumo che compensano il forte calo delle importazioni di energia. Il saldo commerciale con i Paesi extra Ue resta ampiamente positivo, attestandosi a 56,1 miliardi di euro, seppur in lieve diminuzione rispetto al 2024.
L’obiettivo dei 700 miliardi e il ruolo delle fiere
Dentro questi numeri c’è anche una precisa impostazione politica. La linea della diversificazione dei mercati, sostenuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, punta a portare l’export italiano a quota 700 miliardi di euro entro il 2027. Accordi internazionali e promozione del sistema produttivo all’estero sono considerati strumenti decisivi. In quest’ottica, il 2026 viene indicato come un anno chiave per il rafforzamento del sistema fieristico, visto come leva strategica per consolidare il posizionamento del Made in Italy nei mercati globali, a partire da quello americano.
Importazioni, qui il cambio di passo è netto
Se sul fronte dell’export i dazi non sembrano produrre effetti negativi, è sulle importazioni che il 2025 segna una discontinuità. Le importazioni di prodotti statunitensi in Italia crescono del 35,9 per cento su base annua, con un picco nel solo mese di dicembre. Un aumento che riflette un riequilibrio degli scambi e una maggiore pressione competitiva sul mercato interno.
Cina ed e-commerce, la risposta europea
A colpire è anche il forte aumento delle importazioni dalla Cina, in crescita del 16,4 per cento. È l’effetto indiretto delle tensioni commerciali globali: le merci cinesi, trovando maggiori ostacoli su altri mercati, cercano sbocchi alternativi in Europa. Da qui la reazione dell’Unione europea e dell’Italia, che intervengono sui pacchi extra Ue a basso valore, colpendo in particolare i flussi legati all’e-commerce. Dal primo luglio scatterà un dazio fisso sui prodotti sotto i 150 euro in ingresso nell’Unione, mentre a livello nazionale il tema è diventato terreno di confronto politico.
Un commercio sempre più guidato dalla politica
Il quadro che emerge è quello di un commercio internazionale sempre meno neutrale e sempre più condizionato dalle scelte politiche. Il Made in Italy, almeno per ora, dimostra di saper reggere anche in presenza di barriere e di continuare a crescere sul mercato statunitense. La vera partita si gioca però sul fronte delle importazioni e sulla capacità dell’Europa di difendere il proprio mercato senza rinunciare alla competizione. In questo equilibrio instabile, l’Italia prova a muoversi da protagonista, puntando sulla qualità delle sue esportazioni e sulla forza del suo sistema produttivo.





