I dazi USA favoriscono l’italian sounding e il finto Made in Italy

Dazi e Italian Sounding - Food&Beverage

Durante il Forum Food&Beverage di Bormio, il think tank The European House – Ambrosetti ha lanciato un allarme che riguarda uno degli asset strategici dell’economia italiana: il Made in Italy agroalimentare. L’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti potrebbe favorire un fenomeno già in espansione da anni: l’Italian Sounding.

I dazi colpiscono le “esportazioni autentiche”

Secondo le stime di Ambrosetti, i dazi rischiano di colpire in modo diretto le esportazioni autentiche italiane e, al tempo stesso, di incentivare le imitazioni. Il valore dell’Italian Sounding negli Stati Uniti potrebbe crescere del 15%, passando da 7,5 a 8,6 miliardi di euro. Si tratta di prodotti che evocano l’Italia nell’aspetto, nel nome o nel packaging, ma che nulla hanno a che fare con le nostre filiere produttive.

Il paradosso è evidente: mentre le imprese italiane subiscono un rallentamento dell’export a causa dell’aumento dei prezzi dovuto ai dazi, le imitazioni – spesso vendute a prezzi inferiori del 40-70% – trovano maggiore spazio sugli scaffali americani, indisturbate.

I numeri dell’export e il danno al Made in Italy

Gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato per l’agroalimentare italiano, con un valore di export annuo pari a 10,8 miliardi di euro. L’introduzione dei dazi potrebbe causare una contrazione delle esportazioni fino a 1,3 miliardi di euro. Tuttavia, secondo Ambrosetti, l’impatto reale potrebbe assestarsi attorno ai 300 milioni, grazie alla forte domanda per i prodotti italiani difficilmente sostituibili.

Il danno non è solo economico, ma anche reputazionale: il moltiplicarsi delle imitazioni indebolisce la percezione del Made in Italy, riducendo il valore aggiunto legato all’origine e alla qualità certificata.

Il fenomeno dell’Italian Sounding non riguarda solo gli Stati Uniti. Secondo i dati presentati a Bormio, oltre il 70% dei prodotti alimentari che evocano l’Italia venduti in Paesi come Giappone e Brasile non è realmente italiano. Percentuali simili si registrano anche in Germania, Regno Unito e Canada. A preoccupare maggiormente è la crescente presenza di imitazioni in mercati ad alta potenzialità per le nostre esportazioni, come Cina e Australia.

I prodotti più colpiti sono quelli iconici: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, pasta di grano duro, olio extravergine, aceto balsamico, salumi e, naturalmente, il prosecco.

Il Manifesto contro l’Italian Sounding

Per far fronte a questa minaccia, The European House – Ambrosetti ha presentato un “Manifesto per il contrasto all’Italian Sounding” articolato in otto raccomandazioni chiave. Tra queste, figurano:

  • la riduzione delle barriere tariffarie all’ingresso dei prodotti italiani nei mercati extra-UE
  • l’apertura di nuovi accordi di libero scambio
  • il rafforzamento della tracciabilità di filiera e dell’etichettatura trasparente
  • la promozione attiva delle produzioni autentiche attraverso campagne e partnership istituzionali

L’autenticità da tutelare

L’aumento dei dazi da parte degli Stati Uniti rappresenta una sfida economica e strategica per il Made in Italy. Ma il vero pericolo è la crescita dell’Italian Sounding, che sottrae valore, credibilità e mercato ai prodotti autentici. Serve una risposta sistemica, che metta al centro la tutela dell’identità italiana e la promozione delle eccellenze reali, non delle loro copie.

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