La dieta mediterranea è buona (e si sapeva), fa bene e cresce in tutto il mondo. Non a caso l’UNESCO ha riconosciuto la dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell’umanità. I numeri dell’export confermano il successo: secondo i dati Istat elaborati da Coldiretti, le esportazioni di pasta sono cresciute del 10% così come quelle del vino rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre per pomodoro fresco e trasformato, come la classica pomarola, la crescita è del 16%. Un balzo record è quello registrato per l’olio d’oliva, cresciuto in valore del 72%.
Al top della “classifica” delle diete
La dieta mediterranea non è solo buona ma fa anche bene alla salute, rispetto agli altri regimi alimentari. Secondo Coldiretti ha infatti fatto registrare un punteggio di 4,8 su una scala di 5, superando la Dash (dieta contro l’ipertensione, 4,6) e la Flexitariana, che si basa su prodotti di origine vegetale ma senza escludere del tutto la carne, terza con 4,5. Nella top five seguono la Mind, che previene e riduce il declino cognitivo (4,4), e la Mayo Clinic (4,0) un programma di 12 settimane che enfatizza frutta, verdura e cereali integrali. La dieta mediterranea, in particolare, aiuta a prevenire molte patologie come il diabete, l’obesità e la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e osteoarticolari o i tumori.
Facile da seguire e con molti effetti positivi
Secondo U.S. News & World Report, la dieta mediterranea è la migliora da seguire. Per Elena Paravantes-Hargitt, nutrizionista dietista, la dieta mediterranea è “una delle più facili da seguire” perché “fornisce linee guida generali che sono sufficientemente versatili da essere adattabili a qualsiasi cucina o stile di vita, rendendola un approccio sostenibile all’alimentazione”. E i suoi benefici sono molti: riduce il rischio di malattie cardiache e ictus; può prevenire il declino cognitivo e la demenza; potrebbe prevenire il diabete di tipo 2; probabilmente riduce i sintomi e la progressione delle condizioni infiammatorie e autoimmuni, come l’artrite reumatoide; può aiutare ad alleviare la depressione.
Le minacce alla dieta mediterranea
Come eccellenza del Made in Italy la dieta mediterranea deve essere protetta e valorizzata. Le sfide non sono poche, a partire dall’Italian sounding, quel fenomeno per il quale a prodotti tutt’altro che italiani vengono dati nomi che ricordano il Belpaese, traendo in inganno i consumatori meno avveduti. La recente legge sul Made in Italy ha introdotto nuovi strumenti per contrastare questa pratica, ma la battaglia è quotidiana.
Un’altra sfida al patrimonio alimentare è costituito dal Nutriscore, un sistema di etichettatura che sta guadagnando terreno in Europa. Nato per promuovere stili di vita sani, il Nutriscore, come sottolinea l’Accademia dei Georgofili, paradossalmente tende a penalizzare i prodotti naturali e salutari tipici della dieta mediterranea, come l’olio extravergine d’oliva, assegnando loro punteggi bassi, e premia, al contrario, cibi ultra-trasformati e bevande gassate. Emblematico è il caso dell’olio extravergine d’oliva, inizialmente classificato con una C (un punteggio medio-basso), e solo recentemente portato a B. Da tempo le associazioni di categoria chiedono una revisione del meccanismo di assegnazione dei punteggi da parte della Commissione europea.





