Cultura, turismo e Made in Italy sono la chiave vincente per uno sviluppo sostenibile dell’Italia. Ingredienti che insieme costituiscono la ricetta della cosiddetta “Economia della bellezza”, in cui il Belpaese è naturalmente leader, ma che richiede – in un mercato sempre più competitivo – investimenti e innovazione.
Economia della bellezza sempre più importante
Chi arriva in Italia per turismo è sempre più in cerca di un’esperienza a tutto tondo dello stile di vita del Belpaese. Secondo un rapporto di di Banca Ifis, la cosiddetta “Economia della bellezza” si è straordinariamente sviluppata (+19% nel 2023 rispetto al 2022), in particolare grazie al turismo culturale e paesaggistico e alle imprese design-driven. Nel complesso si tratta di un giro d’affari di 595 miliardi di euro, pari al al 29,2% del Pil. La Cina si mostra il Paese estero più incline (con il 90% dei rispondenti) alla preferenza per il Made in Italy in quanto portatore di valore e di valori, seguita da Stati Uniti e Regno Unito, a dimostrazione di come elementi quali tipicità, tradizione e cultura.
La strategia del governo per il settore
Per questo la nuova legge sul Made in Italy prevede strumenti che permettano – attraverso il coinvolgimento sinergico di amministrazioni locali, ambasciate e Ice – il recupero delle tradizioni, la valorizzazione dei mestieri, la promozione del territorio e delle bellezze naturali e artistiche, tutto associato al turismo. Per questo è stato istituito presso il Ministero del Turismo un comitato nazionale per coordinare campagne di promozione all’estero dell’Italia o di parti del suo territorio ed è previsto il potenziamento degli uffici consolari nei Paesi ad alta densità turistica verso l’Italia e misure che puntano sulla sinergia con il sistema produttivo. Stanziati anche 10 milioni a sostegno delle imprese, in particolare giovani.
I numeri del turismo in Italia
Nel 2023 sono stati registrati oltre 134 milioni di arrivi e 451 milioni di presenze negli esercizi ricettivi italiani, con un aumento rispettivamente del 13,4 e del 9,5%. Si è trattato del record, mai registrato prima. L’Italia ha quindi pienamente superato il periodo pandemico. Dopo il periodo del Covid (2020-2022), la componente estera della clientela è tornata a prevalere su quella domestica con il 52,4%. Lazio e Lombardia sono le regioni in cui maggiormente cresciuto il turismo, grazie al ‘traino’ di Roma e Milano.
Giro d’affari e occupazione del settore
Il turismo vale il 18% del Pil. Gli ultimi dati stabili vedono la presenza di 1.289.708 lavoratori dipendenti e 197.790 aziende con almeno un dipendente. La stagionalità è sempre stata una caratteristica del settore: il valore minimo di aziende (179.817) e dipendenti (1.032.155) si è registrato nel mese di febbraio, il valore massimo nel mese di luglio (aziende 218.239 e 1.572.558 lavoratori). Il turismo presenta una struttura produttiva caratterizzata da imprese di piccole dimensioni con un numero di dipendenti che, in media, è pari a 6,5 unità. L’irrobustimento della base occupazionale nei mesi estivi, ma anche quello del numero delle aziende operative, porta la dimensione media a 7,2 dipendenti per azienda. Il turismo può contare su una forza lavoro sostanzialmente giovane. Circa il 58,7% dei dipendenti ha meno di quarant’anni e il 36,2% meno di 30. Gli ultrasessantenni sono il 4,6% del totale dei dipendenti. Non è trascurabile, la presenza di lavoratori appartenenti alle fasce di età intermedie: il 20,2% dei dipendenti ha un’età compresa tra 40 e 50 anni.
Il ruolo di Internet
Un settore particolarmente florido è quello del travel online, come sottolineato dai dati di Phocuswright. Nel 2023, il valore delle prenotazioni globali nel settore turistico ha raggiunto la cifra impressionante di 722 miliardi di dollari e si prevede una crescita costante del 6% / 9% all’anno. Un aspetto chiave di questa espansione è la crescente penetrazione del digitale: si stima che questa percentuale salirà dal 29% del 2019 al 65% entro il 2026, confermando la digitalizzazione come uno dei trend più significativi del settore. Digitalizzazione non priva di pericoli, visto che gli attacchi informatici crescono a tripla cifra ogni anno. Ad esserne colpite sono soprattutto le piccole realtà che dispongono di una grande quantità di dati sensibili, come gli studi professionali, o le strutture dell’hospitality.
Enoturismo in crescita ma deve innovare
Uno dei settori più vivaci è quello dell’enoturismo che nel 2023 ha registrato un incremento del 18% e che secondo le previsioni di Wine Tourism Hub continuerà a crescere per i prossimi 5 anni ad un tasso del +12,9% annuo. Il settore lamenta però una carenza di competenze specifiche e risorse umane adeguate, tallone d’Achille dell’intero comparto. Tra le potenzialità ancora inespresse emerge quella della digitalizzazione e dell’AI, con il 46% delle aziende che dichiara di essere sotto la sufficienza mentre il 40,1% degli enoturisti italiani vorrebbe che questo nuovo strumento li aiutasse ad ottimizzare il percorso dei viaggi enogastronomici. Inoltre, il 38,6% degli enoturisti ed il 34,5% del totale vorrebbe utilizzare l’AI per intercettare più facilmente esperienze enogastronomiche sostenibili o luoghi di produzione, mentre il 32% dei turisti la sfrutterebbe per suggerimenti personalizzati sulle destinazioni da visitare e le esperienze da provare prima e durante il soggiorno.





