Competitività, il “ritiro” dei leader prepara l’Europa a due (o più) velocità

meloni

Il “ritiro” dei capi di Stato di governo nel castello di Alden Biesen è andato forse oltre le attese, nonostante tensioni, ripicche, veti incrociati. L’incontro convocato per il 12 febbraio dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa era informale e dunque non era previsto che uscissero decisioni concrete. Ma il passo che è stato fatto, non da poco, è la presa d’atto che l’Europa non riesce più a muoversi a 27 e dunque se da qui a giugno non sarà possibile sbloccare l’impasse, sulla competitività l’Ue si muoverà a velocità diverse, andando avanti “con chi ci sta”.

La doppia sferzata di Draghi e Letta

Ospiti dell’incontro erano Mario Draghi ed Enrico Letta, autori dei due report che ormai da qualche mese sono sulle scrivanie dei leader europei, in gran parte inattuati. Nel suo intervento l’ex presidente della Bce ha evidenziato “il deterioramento del contesto economico” e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni” già sollevate nel suo rapporto. Draghi ha insistito su riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi dell’energia e possibilità di ricorrere, se necessario, alle cooperazioni rafforzate. Alla linea dell’ex premier italiano si è affiancata quella di Enrico Letta, che ha indicato il completamento del mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. “Il Mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità”, ha spiegato ai leader, invitandoli a passare da 27 mercati nazionali a uno spazio economico realmente integrato. Senza una forte integrazione dei mercati finanziari, ha avvertito, “sarà impossibile essere sufficientemente competitivi”. Letta ha proposto un “One Market Act” articolato su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni.

L’Europa a due velocità

Le parole di Draghi e Letta hanno dato una sveglia all’Europa che si è data quindi un termine per la discussione: entro giugno si dovrà concludere la prima fase dell’unione del risparmio e degli investimenti che include l’integrazione del mercato, la supervisione e la cartolarizzazione. “Se non ci saranno progressi sufficienti entro quella data – ha annunciato al termine la presidente della Commissione Ursula von der Leyen – prenderemo in considerazione l’introduzione di una cooperazione rafforzata, ovvero che almeno nove stati membri, se vogliono procedere più rapidamente, decidano di essere più ambiziosi”. L’obiettivo è quello di avere “un mercato dei capitali profondo e liquido”, ovvero liberare risorse per gli investimenti. E’ un po’ questo il grande freno rispetto agli Stati Uniti: in Europa chi ha una buona idea, un’impresa, una startup promettente difficilmente riesce a trovare i capitali per il “decollo”. Anche per questo si andrà avanti sul 28esimo regime, un sistema unico di diritto societario che consentirà alle nuove società di registrarsi entro 48 ore online, per operare in tutta l’Ue.

L’asse Italia-Germania che fa infuriare la Spagna

Prima del vertice si è tenuta una riunione informale tra i leader di 19 Paesi, più von der Leyen. A convocarla sono stati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever, con l’obiettivo di trovare soluzioni comuni sulla competitività. E’ stato l’atto di nascita in Europa del cosiddetto asse Meloni-Merz, sancito qualche settimana fa a Roma. Un’iniziativa che non tutti hanno gradito, a partire dal premier spagnolo Pedro Sanchez che ha disertato l’incontro, facendo sapere che “simili iniziative minano i principi fondamentali dell’Ue” e “rischiano di allontanare, anziché avvicinare, soluzioni condivise”. Sulla sua posizione anche l’Irlanda. Allo spagnolo ha però replicato a stretto giro Palazzo Chigi, secondo cui a margine dei lavori Meloni e Sanchez si sono incontrati e lui “non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito”. Sullo sfondo è andata in scena la “riappacificazione” tra Merz ed Emmanuel Macron, che si sono mostrati insieme a braccetto e sorridenti davanti alle telecamere. “C’è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi, rafforziamo la cooperazione bilaterale con Germania, ma non è qualcosa che si fa contro qualcuno altro”, è stata la ‘benedizione’ offerta da Meloni, molto soddisfatta del pre-summit. Che infatti sarà replicato a marzo, a margine del Consiglio europeo del 19-20. Resta tutto da affrontare il tema, dirimente, del debito comune: Macron e Sanchez lo vorrebbero, Merz assolutamente no, Meloni sì ma non vuol perdere l’alleato tedesco. Vedremo come andrà a finire.

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