Dazi, crisi geopolitiche e turbolenze sui mercati internazionali non frenano l’export italiano. Anzi: il 2025 è stato un anno record, con un +3,3% di crescita in valore. Il surplus commerciale, secondo i dati Istat, è stato pari a +50.746 milioni, rispetto al +48.287 milioni nel 2024. “Sono stati smentiti i profeti di sventura. L’Italia sale al 4° posto nel ranking mondiale. Un risultato storico. Mai così forte, mai così competitivi”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. I dati, aggiunge il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “confermano un trend positivo frutto dell’impegno delle imprese e della loro capacità di internazionalizzarsi, ma anche del sostegno del Governo e delle agenzie del Sistema Italia. La strategia scelta permette di mantenere una ottima presenza sui mercati tradizionali, come quello americano, ma dobbiamo allargare l’export seguendo il nostro Piano Nazionale”.
I settori che trainano la crescita
A contribuire sono principalmente le maggiori vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+28,5%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+9,8%), mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (+11,6%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,3%). La crescita, spiega l’Istat, “coinvolge entrambe le aree, Ue ed extra Ue, e si deve a un numero ristretto di settori tra cui spiccano farmaceutica e metalli e prodotti in metallo. Anche la crescita dell’import riguarda entrambe le aree ed è spiegata soprattutto dall’aumento degli acquisti di prodotti della farmaceutica, dell’agricoltura, metalli e prodotti in metallo, alimentari e macchinari, che più che compensa la contrazione degli acquisti di prodotti energetici (petrolio greggio e raffinazione)”.
I mercati principali del made in Italy
Lo sprint dell’Italia è stato trainato sia dall’aumento delle vendite dirette sui mercati Ue (+4,2%) sia dalle maggiori vendite dirette verso alcuni principali paesi partner extra-Ue. Per quanto riguarda l’Unione europea, i principali mercati di sbocco sono Spagna (+10,6%), Francia (+5,3%), Germania (+2,3%) e Polonia (+5,8%). Al di fuori dall’Ue vanno forte la Svizzera (+16,3%), i paesi Opec (+11%) e anche, nonostante i dazi, gli Stati Uniti (+7,2%). Si riduce l’export verso la Turchia (-23,1%), per il quale si era registrata una forte crescita nel 2024, e, in misura minore, verso la Cina (-6,6%).
Le maggiori vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici verso Stati Uniti, Francia e Spagna forniscono un contributo positivo di 1,8 punti percentuali alla crescita nell’anno dell’export nazionale. Un ulteriore contributo positivo di 0,8 punti percentuali proviene dall’aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti verso la Svizzera. Al contrario, un contributo negativo di 0,6 punti percentuali deriva dalla riduzione delle vendite di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici verso la Turchia.
Per quanto riguarda le previsioni, nel quarto trimestre del 2025, le esportazioni italiane hanno subito una flessione dello 1,4%, seguita da un calo delle importazioni dello 0,2%. Tuttavia, sul piano annuale, le prospettive restano positive, con una crescita robusta delle esportazioni verso i paesi extra-Ue (+5,1%) e un moderato incremento verso l’Ue (+4,7%). L’aumento delle esportazioni verso paesi come la Polonia, la Francia e la Svizzera è un indicatore prezioso del fatto che l’Italia sta cercando di diversificare i suoi mercati.
Gli Usa, non c’è stato (per ora) l’effetto dazi
Nonostante i dazi, le esportazioni verso gli Usa sono salite del 7,2% ma non è ancora il momento di cantar vittoria. A dicembre sono scese dello 0,4%, mentre le importazioni sono aumentate del 61,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il saldo commerciale tricolore con gli Usa, per quanto ampiamente positivo, si è ridotto di 4,692 miliardi, scendendo a 34,191 miliardi. L’aumento è stato in parte dovuto alle scorte accumulate prima dell’introduzione dei dazi, mentre resta da capire cosa accadrà nel 2026, con le scorte esaurite.
Il “boom” dell’agroalimentare
In questo contesto positivo, un nuovo record storico lo ha fatto segnare l’agroalimentare Made in Italy che, nel 2025, ha superato i 72 miliardi di euro. Più in dettaglio, nel 2025 le esportazioni agroalimentari aumentano del 4,9% rispetto al 2024. La Germania si conferma primo sbocco dell’Italia con 11,2 miliardi di euro (+6%), mentre la Francia con 7,9 miliardi (+6%) supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi (-5%). C’è però anche un campanello d’allarme: dopo due anni di saldo positivo, il nostro Paese torna importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni di euro, secondo l’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sui dati Istat. “La corsa dell’export dimostra la forza del Made in Italy nel mondo, ma il ritorno al deficit commerciale evidenzia una fragilità strutturale – sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – La crescita delle importazioni riporta al centro il grande tema della sovranità alimentare: servono politiche per rafforzare la produzione nazionale e proteggere le imprese dagli shock globali” puntando su “investimenti, innovazione e promozione, difesa del reddito agricolo e, soprattutto, reale reciprocità negli scambi internazionali”.





