Nel cuore pulsante della Motor Valley, Ferrari continua a dimostrare che il Made in Italy non è solo tradizione, ma una strategia di crescita globale. Il Cavallino Rampante ha chiuso il terzo trimestre 2025 con un utile netto di 382 milioni di euro e ricavi saliti a 1,766 miliardi, segnando un +7,4 % rispetto all’anno precedente. Un risultato che non si limita ai numeri, ma racconta una visione: innovare senza snaturarsi, investire sul lungo periodo, mantenendo intatta la passione che da Maranello conquista il mondo.
Artigianato, tecnologia, desiderio
Dietro la crescita c’è una formula semplice e insieme rarissima: la combinazione tra esclusività artigianale e ricerca tecnologica. Le consegne totali (3.401 unità) restano stabili, ma il valore medio delle vetture cresce grazie alla personalizzazione estrema e alla capacità di trasformare ogni auto in un oggetto di desiderio.
Ferrari oggi non vende solo motori: vende un’esperienza, un’estetica, un linguaggio. È l’eleganza del design italiano che incontra la precisione industriale.
Il piano al 2030
L’amministratore delegato Benedetto Vigna ha ribadito che “sono state poste le basi per la crescita al 2030”, indicando una direzione chiara: libertà di scelta tra propulsione termica, ibrida ed elettrica, e attenzione ai materiali sostenibili. Non una resa al mercato, ma una dichiarazione di indipendenza.
Ferrari difende il proprio DNA, il suono dei motori, la bellezza della meccanica, e al tempo stesso investe nel futuro, con la prima supercar full electric prevista entro il 2026.
L’identità italiana come vantaggio competitivo
La forza di Ferrari è anche simbolica: in un Paese di piccole e medie imprese, rappresenta la prova che l’eccellenza italiana può vincere sui mercati internazionali restando sé stessa. La sua crescita, tra performance e brand, è il paradigma di un’Italia che compete nella fascia alta globale, dove innovazione e cultura del bello diventano sinonimi di industria.
Il Cavallino non corre solo per sé: trascina con sé l’intera filiera, dall’Emilia alle officine artigiane, fino ai designer e ai ricercatori che alimentano il mito.





