Giù i dazi e lotta a Italian sounding, cosa c’è nell’accordo Ue-India (che piace)

India

Dopo l’accordo con i Paesi Mercosur arriva l’intesa commerciale tra l’Unione europea e l’India. E se nel primo caso le critiche sono state e sono ancora molte, nel secondo sembra esserci una generale soddisfazione.

Cosa prevede l’intesa: dazi abbattuti

Attualmente Ue e India hanno un interscambio di beni per un controvalore di 180 miliardi di euro l’anno, che secondo l’Ue sostiene l’equivalente di quasi 800mila posti di lavoro in Europa. Con questo accordo, secondo la Commissione europea , le esportazioni europee di beni in India raddoppierebbero per il 2032 grazie a l’eliminazione dei dazi. Per quanto riguarda le esportazioni europee, in un percorso a tappe verranno ridotti in maniera consistente gli altissimi dazi attualmente imposti dall’India: dal 110% in vigore oggi sulle auto si scenderebbe al 10%, sulla componentistica verrebbero totalmente azzerati dopo un periodo tra cinque e dieci anni punto. Verrebbero azzerati su macchinari, su cui attualmente stanno al 44%, sui prodotti chimici, dall’attuale 22%, e sui farmaci, dall’attuale 11%. Verranno anche ridotti i dazi, che attualmente si attestano ad una media del 36%, sulle esportazioni europee di beni agroalimentari. Sui vini i dazi caleranno dal 150% al 75%, per poi scendere fino al 20%, sull’olio di oliva caleranno dal 45% a zero in 5 anni, su pane e alimentari confezionati dall’attuale 50% verranno eliminati.

Contrasto alle imitazioni e all’Italian sounding

Parallelamente Bruxelles e Nuova Delhi stanno anche negoziando un accordo separato per la tutela delle indicazioni geografiche tipiche, che punta a rimuovere la concorrenza sleale da parte delle imitazioni prodotte in India di specialità europee. Un tema particolarmente rilevante per l’agroalimentare italiano, che risente pesantemente dell’impatto dell’Italian sounding, ovvero quei prodotti venduti come italiani ma che di italiani non hanno niente.

Inoltre verranno tutelati settori agricoli “sensibili” come la carne di manzo, il pollo il riso e lo zucchero: questi “saranno esclusi dalle liberalizzazioni dell’accordo”. Mentre “tutte le importazioni dall’India continueranno a dover rispettare le rigorose regole Ue sulla salute e sulla sicurezza alimentare”.

Prospettive per l’Italia

L’intesa, secondo Nomisma, offrirà alle imprese italiane elevato opportunità di crescita, anche se andranno inserite in uno scenario temporale di lungo periodo. Su una popolazione di 1,4 miliardi di persone la ricchezza è concentrata in un numero ridotto (si stima che l’1% della popolazione indiana più ricca concentri il 40% della ricchezza nazionale), ma esiste una fascia sociale di famiglie composte da professionisti e imprenditori il cui reddito annuo supera i 40.000 euro e che assomma oltre 60 milioni di persone. Si tratta di una “classe benestante”, in crescita da diversi anni e che rappresenta il target ideale di consumatori per il food&beverage Made in Italy, tanto che le stesse stime indicano come nel giro di pochi anni tale aggregato dovrebbe raddoppiare in termini di numerosità.

Ad oggi, l’interscambio commerciale di prodotti agroalimentari tra Italia e India vede una bilancia nettamente a favore dell’India – con un saldo di oltre 450 milioni di euro – da cui importiamo principalmente caffè, tè, spezie, pesce e molluschi congelati, riso. Al contrario, il nostro export agroalimentare verso l’India è stato di appena 142 milioni di euro nel 2024, ma in crescita di oltre il 7% nel cumulato gennaio-novembre 2025 e si compone principalmente di cioccolata, caffè, frutta e piante (congiuntamente fanno il 63% delle nostre esportazioni agroalimentari in India) mentre appare ancora residuale l’export di olio d’oliva e vino, che rappresenta il 5% del totale. Se aggiungiamo anche pasta, formaggi e derivati del pomodoro non arriviamo al 20%, a dimostrazione di come vi siano ampi spazi di crescita per il food &beverage Made in Italy. Oggi le importazioni agroalimentari nel mercato indiano (pari ad oltre 33 miliardi di euro) sono principalmente soddisfatte da grandi produttori di commodity agricole come Brasile, Argentina, Indonesia, Russia, Malesia e Stati Uniti.

Le reazioni (generalmente positive)

“Per l’Italia è un momento straordinariamente importante – commenta il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida -. La presidente Meloni aveva posto esattamente questi temi: c’erano dazi insostenibili, si parla fino al 150% su alcuni prodotti come sul vino e sull’olio e abbiamo chiesto di intervenire”. Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, “aprirà nuove opportunità e porterà benefici concreti a numerosi settori dell’export italiano: dai macchinari al farmaceutico, fino all’agroalimentare di qualità “.

Per quanto riguarda le imprese, l’accordo “offre interessanti opportunità al Made in Italy e al sistema delle piccole imprese”, secondo Cna ed è “un segnale estremamente positivo” per Confindustria, che parla di “un risultato strategico sul fronte commerciale in un momento particolarmente critico della congiuntura internazionale”.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, apprezzamento è stato espresso da Federvini, secondo cui “l’intesa rappresenta un pilastro fondamentale per il rafforzamento dell’export agroalimentare italiano ed europeo, in grado di consolidare la presenza dei nostri vini, spiriti ed aceti in un bacino commerciale tra i più dinamici a livello globale”. La Confederazione italiana agricoltori Cia saluta “una grande opportunità per le nostre imprese agricole” elogiando, inoltre, la tutela dei “settori agricoli più sensibili: nessuna concessione commerciale su carne bovina, pollame, riso e zucchero”. Positiva anche la prima reazione di Coldiretti e Filiera Italia che sottolineano la “significativa riduzione dei dazi all’export verso un mercato strategico come quello indiano per alcuni simboli della Dieta Mediterranea, tra cui vino, olio d’oliva e prodotti ortofrutticoli. Si tratta di un intervento atteso da tempo, che apre opportunità concrete per le imprese agroalimentari italiane”.

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