Gli 80 anni della Repubblica attraverso il Made in Italy

Gli 80 anni della Repubblica celebrati il 2 giugno sono anche la storia di come il Paese si è rialzato dalle macerie della guerra, creando e facendo grande nel mondo il Made in Italy.

Al termine del conflitto l’apparato industriale era ridotto ai minimi termini, le infrastrutture dei trasporti erano quasi totalmente compromesse. Nel 1946 il Pil pro capite era sceso sotto i livelli del 1913 e secondo le stime del tempo 1,3 milioni di famiglie vivevano in condizioni di miseria assoluta. Almeno un quarto della popolazione era analfabeta, con punte superiori al Sud. In questa situazione drammatica fu fondamentale il Piano Marshall, grazie a cui furono importati dagli Stati Uniti materie prime, macchinari e beni di prima necessità. Il resto, ingegno e creatività, ce lo misero gli italiani.

Tradizionalmente, la nascita del Made in Italy viene fatta risalire al 12 febbraio 1951 quando a Villa Torrigiani, a Firenze, l’imprenditore Giovan Battista Giorgini organizzò la prima vera sfilata di moda italiana per i buyer dei grandi magazzini americani. Fu in quell’occasione che lo stile italiano si fece conoscere e apprezzare oltre oceano. Ma i simboli di quella riscossa economica, in realtà, avevano le ruote: prima la Vespa, ancora oggi iconica, e poi la 500.

Creata dalla penna dell’eclettico progettista Corradino d’Ascanio, la Vespa fondeva semplicità e funzionalità, a un prezzo relativamente accessibile. Il nome deriva dallo stesso Enrico Piaggio che vedendo il primo prototipo dell’MP6 e ascoltando il ronzio del motore esclamò: “Pare una vespa!“. Fu subito un successo, in un Paese che iniziava ad aver voglia di libertà e movimento. Poi lo scooter Made in Italy fu reso famoso a livello mondiale da Gregory Peck e Audrey Hepburn in “Vacanze romane”. L’altro simbolo e “motore” del boom economico fu la Fiat 500, creata da Dante Giacosa nel 1954 e in vendita dal 1957. Piccola e spartana – per questo inizialmente non molto apprezzata – rispetto alle auto di lusso dell’anteguerra, divenne però presto oggetto di desiderio per professionisti e famiglie, ma anche strumento di lavoro di un Paese che faticosamente ripartiva. Parallelamente, aziende come Ferrari, Maserati e Lamborghini costruirono una reputazione internazionale basata su innovazione tecnologica, prestazioni e design.

Anche il comparto della moda visse una crescita straordinaria. Recuperando la maestria e l’arte degli artigiani, a partire dagli anni Cinquanta, stilisti e imprenditori italiani iniziarono a distinguersi per la qualità delle lavorazioni e per la capacità di coniugare eleganza e creatività. Marchi come Gucci, Prada, Armani e Versace divennero sinonimo di lusso e stile, conquistando progressivamente i mercati europei, americani e asiatici.

Intanto la tradizione del design rifioriva (il 1947 è già la consacrazione internazionale con la VIII Triennale di Milano) e faceva scuola nel mondo. Aziende come Olivetti, nata prima della guerra, apriva nuove strade di stile e tecnologia, mentre anche l’arredamento italiano conquistava un posto di primo piano a livello internazionale, con firme come Gae Aulenti ed Ettore Sottsass. La consacrazione arrivò nel 1961 con la prima edizione del Salone Internazionale del Mobile di Milano.

Anche il settore agroalimentare rinasceva: nell’immediato dopoguerra la capacità produttiva era ridotta di oltre un terzo rispetto al 1938 e si trattava sostanzialmente di agricoltura di sussistenza. Gli aiuti del Piano Marshall e le riforme agrarie, la meccanizzazione, l’introduzione dei concimi chimici hanno presto fatto tornare le campagne a produrre a livelli elevati, sono nate e si sono espanse le grandi aziende di trasformazione alimentare (Motta e le sue merendine, Barilla, Ferrero, Perugina, Buitoni, Star, Algida). In anni più recenti alla produzione standardizzata si è sempre più affiancato un lavoro di riscoperta e valorizzazione delle eccellenze della terra, a partire dal vino, e della cucina italiana, che oggi sono punte di diamante delle nostre produzioni.

Elemento fondamentale del successo del Made in Italy fu il sistema delle piccole e medie imprese. Via via che la crescita avanzava, nei distretti industriali del Nord e del Centro Italia si svilupparono reti di aziende specializzate nella produzione di mobili, tessuti, calzature, ceramiche e prodotti meccanici di alta qualità. Questo modello produttivo, basato sulla flessibilità e sulla specializzazione, consentì alle imprese italiane di competere efficacemente sui mercati internazionali, come avviene ancora oggi. Sulla base delle 4 A (Abbigliamento-moda; Alimentari-vini; Arredo-casa; Automazione-meccanica) il Made in Italy oggi vale oltre 4 mila miliardi di fatturato, con un export di 679 miliardi di euro, e mille brand storici iscritti al registro speciale, che generano un fatturato complessivo di 93,6 miliardi di euro e occupano 363.000 addetti. L’Italia è al primo posto nel G20 per diversificazione dei prodotti esportati e ha circa 1.000 prodotti che si collocano nelle prime tre posizioni al mondo per surplus con l’estero. La sfida per i prossimi 80 anni, quotidiana e ancora più complessa sui mercati globali, è mantenere il connubio tra innovazione e tradizione che ha fatto crescere e conoscere il Made in Italy nel mondo.

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