Il vino italiano risponde ai dazi USA: eccellenze in vetrina a New York e Chicago

Dopo l’iniziale scoramento, il sistema italiano del vino risponde ai dazi americani. E lo fa spingendo l’acceleratore sulla promozione e la conoscenza del prodotto di eccellenza del Made in Italy. In collaborazione con i distributori Usa (anch’essi, in realtà, colpiti dalle tariffe decise da Donald Trump) sono molti e di primissimo livello gli eventi promozionali messi in campo. 

Grandi vini italiani in vetrina a New York

Si parte con il “James Suckling Great Wines Italy”, in scena il 3 e 4 settembre all’Altman Building di New York. L’evento è ideato da James Suckling, enologo e critico di fama mondiale. In mostra oltre 160 cantine che rappresentano tutte le aree geografiche del Paese ed offrono in degustazione a un pubblico selezionato 300 vini con punteggi superiori ai 90 punti nella speciale classifica di Suckling. L’obiettivo è promuovere la conoscenza dei vini italiani presso il pubblico statunitense, mettendo in evidenza eccellenza, tipicità e diversità dei territori. Il ricavato dell’evento sarà devoluto alla Sea Shepherd Conservation Society. “Great Wines Italy è l’occasione per mostrare il meglio della nostra produzione e l’impatto che il vino italiano continua ad avere nel mondo”, sottolinea lo stesso James Suckling, ricordando che “New York è una piazza fondamentale, dove la passione per l’Italia incontra la curiosità di migliaia di appassionati e professionisti”.

A Chicago il Vinitaly.Usa

Il 5 e 6 ottobre al Navy Pier di Chicago si terrà poi la seconda edizione di Vinitaly.Usa, evento a cui sono attesi quasi 250 espositori tra Cantine e Consorzi, con un fatturato aggregato di circa 7,2 miliardi di euro. Tra i Consorzi ci saranno Prosecco Doc (tra i più colpiti dai dazi), Brunello di Montalcino, Valpolicella e, Asti Docg e i principali brand come Antinori, Frescobaldi, Ferrari, Zonin, Bellavista, Berlucchi.

“Stiamo riscontrando – ha detto Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, tra gli organizzatori – una forte motivazione da parte di molte tra le principali imprese del vino italiano: c’è la consapevolezza che alla difficoltà delle tariffe si debba rispondere con una maggior presenza e promozione”. In corso anche la campagna di iscrizione da parte degli importatori e dei buyer americani. Tra questi hanno già aderito Volio Fine Wine Imports, Vias, Terlato Wines, More Than Grapes – wine imports, Winebow fine wines – spirits e Eagle Eye Wines. “Con Vinitaly.Usa vogliamo offrire una piattaforma stabile e strategica capace di rafforzare la presenza delle nostre imprese negli Stati Uniti. Facendo sistema tra istituzioni, consorzi e aziende, possiamo trasformare anche le fasi più complesse del mercato in opportunità di crescita e di consolidamento delle relazioni commerciali”, spiega il Dg di Veronafiere Adolfo Rebughini.

In programma ci saranno degustazioni, matching domanda-offerta e focus di mercato, il debutto di “wine2wine business forum” con la sua prima edizione all’estero. Venti le sessioni in programma tra tasting, analisi di mercato e l’annuncio, il 5 ottobre a Chicago, dei protagonisti di “Vinitaly OperaWine 2026” svelati da Wine Spectator. Spazio anche all’enoturismo, con le proposte di “Vinitaly Tourism”, alla formazione della “VIA – Vinitaly International Academy” e agli assaggi di olio extravergine di oliva proposti nell’Oil Bar di “SOLExpo”.

I numeri del vino italiano in Usa

Il settore del vino produce in Italia un fatturato di 14,5 miliardi di euro, che sale a 31 miliardi con l’indotto e a 45,2 miliardi tra impatto diretto e indiretto, per un comparto che copre l’1,1% del Pil italiano. L’export ammonta a 8,1 miliardi e gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro di fatturato nel 2024. Secondo una stima di Coldiretti e Filiera Italia l’impatto dei dazi sul settore potrebbe valere fino a 290 milioni di euro.

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