L’intelligenza artificiale sta smettendo di essere una parola da convegno e sta diventando una leva concreta per le aziende italiane. Secondo gli ultimi dati ISTAT, in un solo anno l’adozione di tecnologie di AI da parte delle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiata, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% nel 2025, con un balzo netto anche rispetto al 5% del 2023. Nonostante questa accelerazione, la diffusione resta ancora limitata: l’83,6% delle imprese italiane non utilizza alcuna tecnologia di intelligenza artificiale, segno di un potenziale ancora ampiamente inespresso nel sistema produttivo nazionale.
La spinta dei numeri e i divari interni
La crescita dell’AI non è però omogenea. A trainare l’innovazione sono soprattutto le imprese di grandi dimensioni: tra quelle con oltre 250 addetti, più della metà ha già adottato almeno una soluzione di intelligenza artificiale. La percentuale scende sensibilmente tra le imprese più piccole, confermando un divario strutturale che rischia di penalizzare soprattutto le PMI, ossatura del Made in Italy. I settori più dinamici risultano i servizi informatici, le telecomunicazioni e la produzione audiovisiva, dove l’AI viene impiegata per l’analisi dei dati, l’elaborazione di testi e immagini e l’automazione di processi complessi.
Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia
A sostenere questa accelerazione c’è anche la crescita del mercato. Nel 2024 il valore del mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto circa 1,2 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Una crescita trainata in larga parte dalle applicazioni di generative AI, sempre più presenti nei processi aziendali, dalla comunicazione alla progettazione, fino alla gestione dei clienti. Le stime indicano che il mercato potrebbe avvicinarsi ai 2 miliardi di euro entro il 2027, confermando l’AI come uno dei principali motori dell’innovazione tecnologica nel Paese.
Le barriere all’adozione
Nonostante i numeri incoraggianti, restano ostacoli significativi. Le imprese che non adottano soluzioni di intelligenza artificiale indicano come principali freni la mancanza di competenze interne, i costi di implementazione, le incertezze normative e le preoccupazioni legate alla sicurezza e alla gestione dei dati. Criticità che pesano soprattutto sulle realtà più piccole e meno strutturate, rendendo necessario un accompagnamento mirato sul fronte della formazione e del supporto tecnologico.
Una leva strategica per il Made in Italy
Nel confronto europeo, l’Italia continua a muoversi più lentamente rispetto ai Paesi più avanzati, ma la direzione è tracciata. L’intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica per rafforzare la competitività del Made in Italy, migliorare l’efficienza dei processi e valorizzare qualità, creatività e know-how industriale. La sfida ora è trasformare la crescita dell’AI da fenomeno episodico a elemento strutturale dello sviluppo economico, capace di coinvolgere l’intero tessuto produttivo nazionale.





