Industria, export e Made in Italy, Urso a Bruxelles presenta piattaforma Italia

Acciaio, automotive, politica industriale, ma anche protezione del Made in Italy, pur proseguendo nell’apertura di nuovi mercati. Sono stati questi i temi al centro della missione che ha portato per due giorni, a fine gennaio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a Bruxelles. Un’agenda fitta di impegni, quella di Urso, che ha incontrato – tra gli altri – la delegazione italiana al Parlamento europeo e cinque commissari.

L’incontro con gli europarlamentari: 2026 anno delle riforme

La riunione con gli eurodeputati ha offerto l’occasione per un confronto sui principali dossier in discussione a Bruxelles – automotive, Cbam, competitività, semplificazione normativa e autonomia strategica – con l’obiettivo di favorire la definizione di una posizione italiana condivisa sui temi più rilevanti dell’agenda europea. Al di là delle differenze politiche, infatti, l’intento è quello di non dividersi quando in gioco ci sono interessi prioritari dell’Italia. 

“Siamo nel mezzo di una tempesta – ha detto Urso – in un mondo attraversato da instabilità geopolitica, conflitti e tensioni commerciali, e dobbiamo attraversarla insieme. L’Europa deve fare subito le riforme necessarie, garantendo autonomia strategica e sicurezza economica, coniugando transizione e competitività industriale. Il 2026 è l’anno in cui queste scelte vanno compiute e l’Italia coesa può indicare la rotta”. Urso ha in particolare ricordato l’iniziativa comune di Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla competitività, così come il dialogo tra Roma e Parigi, nel tentativo di allineare le posizioni delle tre principali economie industriali europee. “Abbiamo un interesse comune a difendere la produzione europea e, insieme, ad aprire nuovi mercati alle nostre imprese – ha spiegato – questa è la direzione in cui dobbiamo orientare le riforme europee”.

Il confronto con la Commissione: in Italia l’hub delle materie prime critiche

Il ministro ha quindi avuto incontri bilaterali con i rappresentanti dell’esecutivo comunitario. In particolare con il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha parlato di riforme, politica di coesione e attuazione del PNRR; con la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen di sovranità tecnologica, intelligenza artificiale e semiconduttori; con Stéphane Séjourné di accelerazione industriale, automotive, materie prime critiche e filiere strategiche; con Teresa Ribera di clima, decarbonizzazione e competitività delle industrie europee; con Andrius Kubilius di spazio e difesa. In particolare per quanto riguarda l’automotive, Urso ha sottolineato che è il “cuore” dell’industria europea che raccoglie anche siderurgia, chimica ed energia, microelettronica, intelligenza artificiale e innovazione. Dunque “non esistono comparti in grado di sostituirne l’impatto industriale e occupazionale” ma “la proposta della commissione non è sufficiente: il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica è indispensabile per sviluppare tutte le soluzioni disponibili e difendere la competitività industriale europea”. 

Una buona notizia, emersa dall’incontro con Séjourné è che l’Italia dovrebbe essere chiamata ad ospitare uno dei centri di stoccaggio e redistribuzione delle materie prime critiche. Il sito dovrebbe essere individuato nel Nord del Paese, vicino a un porto e non si tratterà solo di un deposito: “Si tratta – ha precisato – anche di garantire che i rifiuti derivanti dalle terre rare e dalle materie prime critiche siano trattenuti in Europa, per consentire di sviluppare l’industria del riciclo, in cui proprio le imprese italiane sono leader”. Con grandi opportunità di sviluppo. 

Nuovi mercati: Mercosur e India

Tra i temi al centro degli incontri, naturalmente, i dazi americani e la risposta europea, con gli accordi recentemente firmati con i Paesi Mercosur e con l’India. “L’Italia, seconda potenza industriale europea ha la necessità di tutelare l’industria e il mercato interno europeo. Allo stesso tempo, in qualità di quarto Paese esportatore, ha interesse ad aprire nuovi mercati, come è stato fatto con il Mercosur che è stato importante e significativo perché capace di recepire le istanze dei prodotti del nostro Paese”, ha sottolineato il ministro. 

Per quanto riguarda l’intesa con l’India, “dobbiamo vedere i dettagli, ci saranno sicuramente cose da migliorare, però” già ha messo “da parte la produzione agricola” sensibile e “apre a mercati importanti alcuni prodotti italiani anche agricoli, come il vino e l’olio e soprattutto tutta la nostra meccanica, che è la principale voce delle nostre esportazioni”. La strada, comunque, è quella giusta: “Noi – ha ribadito – siamo la quarta potenza esportatrice al mondo, dopo i grandi giganti della Cina, degli Stati Uniti e della Germania, c’è l’Italia che per demografia e prodotto interno lordo non è comparabile con gli altri giganti. E nonostante questo ha superato grandi Paesi esportatori come la Corea del Sud, come il Giappone. Noi abbiamo un interesse da una parte come Paese produttore industriale a tutelare la produzione interna e dall’altra, come grande Paese esportatore, ad aprire i mercati con ovviamente condizioni che non siano penalizzanti”.

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