Intervista esclusiva al Viceministro Valentino Valentini: “Il Made in Italy lo standard europeo.”

Nel pieno del dibattito europeo su sovranità industriale, transizione ecologica e competitività globale, Italiavanti ha intervistato il Viceministro delle imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, per approfondire il ruolo dell’Italia nella definizione del futuro “Made in Europe” e le strategie del Governo per difendere le filiere d’eccellenza del Paese.

Un confronto che tocca quattro temi centrali: distretti industriali, reciprocità commerciale, regolazioni europee e transizione a misura di PMI.

1. Made in Europe e distretti italiani

Domanda  

Viceministro, si sta parlando di sovranità industriale europea e della necessità di un marchio “Made in Europe” per competere con USA e Cina. Tuttavia, l’Europa è un mosaico di eccellenze: come può l’esperienza dei nostri distretti industriali e la qualità del Made in Italy fare da apripista e diventare il modello di riferimento per definire standard di qualità e sostenibilità a livello continentale?

Risposta  

Il Viceministro Valentini parte da un punto fermo: «Il Made in Italy è già oggi un parametro di qualità riconosciuto nel mondo». Ricorda che i distretti italiani — dalla manifattura tessile alla meccanica di precisione, dall’agroalimentare alla farmaceutica — non sono un patrimonio folkloristico, ma un sistema competitivo che ha saputo resistere e innovare.

Il Viceministro sottolinea che il futuro marchio europeo non può essere un compromesso: «La qualità italiana non si può diluire in un marchio generico. La qualità italiana si trasferisce come standard». Da qui la posizione italiana: sì alla preferenza europea, ma solo nei settori strategici e con analisi d’impatto rigorose.

2. Made in Europe e tutela delle specificità nazionali

Domanda  

Il Made in Italy non è solo un’etichetta, ma un sistema di valori. In ambito UE, come si sta muovendo l’Italia per garantire che il futuro “Made in Europe” non diluisca le specificità nazionali, ma anzi le protegga attraverso regole di reciprocità commerciale più ferree nei confronti dei partner extra‑UE?

Risposta  

Il Viceminisgro Valentini chiarisce che l’Italia è disponibile a discutere la preferenza europea negli appalti e negli incentivi, ma solo a precise condizioni: compatibilità con le politiche commerciali, limiti ai settori strategici e analisi d’impatto sulle catene del valore.

«L’Europa non può restare un mercato aperto verso chi non rispetta le stesse regole», afferma, ribadendo che la parola d’ordine è reciprocità. Il Viceministro richiama anche la necessità di strumenti contro investimenti predatori che rischiano di sottrarre valore industriale al continente.

3. Regolazioni europee e filiere d’eccellenza

Domanda  

Viceministro, assistiamo spesso a spinte regolatorie europee che sembrano penalizzare, attraverso divieti o eccessive tassazioni, filiere d’eccellenza dove l’Italia è leader mondiale, come quelle del tabacco, del vino e dell’agroalimentare. Come intende agire il Governo per contrastare questa visione “punitiva” di Bruxelles?

Risposta  

Il Viceministro porta un caso concreto: la direttiva europea sulle accise del tabacco. «Le proposte colpirebbero duramente non solo le sigarette tradizionali, ma anche i prodotti innovativi a rischio ridotto», spiega. Ricorda che l’Italia è leader europeo nel segmento del tabacco riscaldato, con un mercato da 4,5 miliardi di dollari nel 2024.

Il Viceministro Valentini cita anche il caso del Nutri‑Score, respinto perché penalizzava prodotti d’eccellenza italiani. «Qualsiasi norma europea deve essere preceduta da un’analisi d’impatto seria, economica, occupazionale e territoriale», afferma.

4. Direttive UE e transizione a misura di PMI

Domanda  

Spesso le direttive europee vengono percepite dalle nostre imprese come un fardello. Qual è la strategia del Ministero per far sì che la transizione ecologica e digitale sia “a misura di PMI italiana”, evitando normative troppo rigide?

Risposta  

Il Viceministro Valentini rivendica un cambio di postura: «L’Italia ha cambiato approccio a Bruxelles: non aspettiamo più le norme per protestare, interveniamo durante il negoziato».

Cita la battaglia sull’automotive, dove l’Italia ha guidato la coalizione che ha ottenuto la neutralità tecnologica, aprendo la strada a biocarburanti ed e‑fuel anche dopo il 2035.

Sul fronte della semplificazione, ricorda il sostegno al pacchetto omnibus che riduce gli oneri normativi del 25% e limita la platea delle imprese obbligate alla rendicontazione ESG. «La transizione va costruita con le imprese, non contro di loro», conclude.

Conclusione

L’intervista al Viceministro Valentini restituisce l’immagine di un’Italia che non vuole subire l’Europa, ma guidarla. Difendere le specificità nazionali, pretendere reciprocità commerciale, proteggere le filiere strategiche e costruire una transizione realistica sono le direttrici che il Governo porta ai tavoli europei.

Una visione che punta a trasformare l’eccellenza italiana in standard continentale, senza compromessi sulla qualità e sull’identità industriale del Paese.

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