Italia protagonista in un’Europa che cambia, imprese e policy makers a confronto

Tra la crisi iraniana in via di risoluzione, la guerra in Ucraina che invece pare non vedere la fine, la trattativa sul nuovo bilancio comunitario, qual è il ruolo dell’Italia in Europa nei prossimi anni? Se ne è discusso al “Forum in Masseria”, la rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa e Comin & Partners alla Masseria Li reni di Manduria. Sul palco si sono alternati rappresentanti delle istituzioni europee, della politica italiana e dell’economia e la conclusione è che l’Italia può e deve avere un ruolo centrale in un’Unione europea che cresce e che si trasforma, per essere adeguata alle nuove sfide internazionali.

Metsola e Fitto: una nuova Ue per nuove sfide

Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, collegata da Bratislava, ha sottolineato quanto sia importante che oggi l’Europa parli “con una voce sola” perché solo con la compattezza può avere la forza per competere ad armi pari con giganti come la Cina, gli Usa, l’India. In questo contesto, è rilevante il tema dell’allargamento a est. “L’Unione europea – ha detto Metsola – non può lasciare passare degli anni e perdere popoli che sono molto vicini a noi, che sono profondamente europeisti”. E che, se tenuti fuori, rischiano di essere risucchiati nell’orbita dei BRICS.

Per quanto riguarda i fondi europei, Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione, ha sottolineato il “lavoro molto positivo” fatto sul Pnrr, che “oggi è parte integrante del futuro del bilancio europeo”. Bilancio su cui, i leader, sono appena all’inizio della discussione. La presidenza cipriota ha presentato una bozza di accordo (in gergo nego-box) su cui iniziare la discussione. Essa prevede un taglio di circa il 2% del bilancio, cosa che, per motivi opposti, scontenta tutti, sia i Paesi del Nord cosiddetti “frugali” sia quelli più attenti alla coesione, tra cui l’Italia.

“Nessuno vuole toccare i soldi della coesione”, ha assicurato Fitto, ma nel contesto attuale “il miglioramento della qualità della spesa diventa fondamentale. Abbiamo una serie di fattori che stanno cambiando il mondo. Dobbiamo adeguare le risorse che ci sono alle esigenze nuove che abbiamo”.

Le carte in mano all’Italia, dalla moda all’auto

Settori tradizionali come la moda e l’agricoltura, ma anche l’energia (con il rilancio del nucleare), la meccanica e l’automotive, l’Intelligenza artificiale e l’hi-tech. Sono tante le carte che l’Italia ha in mano per crescere e mantenere un ruolo di primo piano.

Per quanto riguarda la moda, uno dei simboli trainanti del Made in Italy, in Masseria il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato che “stiamo per sottoscrivere un accordo strategico tra Italia e Francia per consolidare un ecosistema comune su moda e calzature. Ho incontrato Arnault a Parigi e per questo nelle prossime settimane definiremo un patto Italia-Francia sia a livello di associazione di imprese che di Governo per rafforzare la filiera della moda. I grandi brand guidati da Arnault e Pinault producono gran parte in Italia”.

Nel suo intervento, Urso si è soffermato anche su un altro settore fondamentale, anche se in grande difficoltà, come quello dell’auto. “La crisi dell’auto è una crisi europea – ha rilevato – in questi mesi hanno chiuso tanti stabilimenti ma non in Italia perché il piano Italia siglato con Stellantis prevede il mantenimento degli impianti, che non ci siano licenziamenti collettivi come sta avvenendo nel resto d’Europa. La produzione di auto in Italia ha ripreso a crescere, si è rafforzata in questa prima parte dell’anno e questo ha contribuito alla crescita della produzione industriale in Italia”.

Ritorno al nucleare per la sicurezza energetica

Industria e manifattura vuol dire però energia. Anche se in via di risoluzione, la crisi di Hormuz ha messo in evidenza tutta la debolezza delle catene di approvvigionamento europee e in particolare di quella italiana. Per questo il governo sta accelerando al massimo per il ritorno al nucleare. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dal Forum, prevede che la prima energia da atomo possa essere prodotta entro il 2033-2034. Ed “è realistico prevedere al 2040 un valore che sia oltre al 5% su circa il 10-15%” del fabbisogno energetico.

Nel frattempo, e in parallelo, per un mix diversificato, occorre spingere ancora di più sulle rinnovabili. “Oggi nel Paese ci sono circa 150 gigawatt di progetti rinnovabili pronti a partire: un potenziale rilevante che può tradursi rapidamente in capacità installata, a condizione di velocizzare i processi autorizzativi. È su questo che si gioca la partita, insieme a un’alleanza forte con i territori “, ha detto Salvatore Bernabei, direttore Enel Green Power.

L’agricoltura, modello di resilienza

Agricoltura e agroalimentare, naturalmente, sono due asset strategici per l’Italia. “Il nostro sistema è particolarmente resiliente. Abbiamo toccato una serie di record. L’economia agricola italiana è prima per valore aggiunto, è prima come sistema manifatturiero. Con il nostro sistema agroindustriale rappresentiamo due volte l’automotive di Francia e Spagna per dare un riferimento, il doppio del sistema farmaceutico di Francia e Germania. E’ una nazione che nel sistema agroindustriale ha potenzialità quasi infinite”, ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, secondo cui il modello potrà perdurare se gli investimenti saranno sufficienti. Per questo “ci siamo battuti in Europa perché l’agricoltura sia messa al centro”.

L’Italia conferma una forte capacità di attrazione degli investimenti e di sviluppo di filiere integrate ad alto contenuto di competenze, anche grazie all’impegno delle istituzioni e della diplomazia economica nel rafforzare la proiezione internazionale del Paese”- conferma il presidente e AD di Philip Morris, Pasquale Frega – Una filiera integrata e altamente qualificata contribuisce a creare occupazione e valore sui territori, è quindi –fondamentale continuare a supportare la competitività e l’innovazione. Il dialogo tra istituzioni e sistema produttivo resta un elemento chiave per garantire stabilità e valorizzare il Made in Italy nello scenario internazionale”.

La resilienza dell’agricoltura italiana, dati alla mano, è stata evidenziata anche dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. “Nel 2018 – ha ricordato – stavamo vivendo una stagione molto simile a quella attuale, avevamo la prima crisi dei dazi con gli Stati Uniti, il presidente era Trump, stavamo negoziando la politica agricola comune e l’Italia esportava 40 miliardi di euro, sono trascorsi otto anni, abbiamo di nuovo il presidente Trump che ci impone dei dazi per l’ingresso delle nostre produzioni, ma nel frattempo l’agricoltura è passata da 40 a quasi 73 miliardi di export, in otto anni abbiamo quasi raddoppiato l’export”.

Turismo, industria da valorizzare

I territori sono il motore del successo del turismo, che il governo intende valorizzare. “Dobbiamo accingerci a scrivere un capitolo che invece è dedicato ai territori che sono al di fuori dei centri del cosiddetto turismo di massa”, ha detto il ministro Gianmarco Mazzi, ricordando che “il turismo è un’industria” e come tale va considerato. Un’industria molto rilevante che nel 2026 ha contribuito al Pil per 237 miliardi e 400 milioni, 9 miliardi in più rispetto al 2024. Il settore vale il 13,2% dell’occupazione complessiva del Paese.

Come ogni industria, il turismo ha specificità da sostenere. Per esempio, ha annunciato, “a fineluglio, pochi giorni prima dell’incontro del Papa ad Assisi con i giovani, sarà lanciato il Cammino di Francesco. Vogliamo fare concorrenza a Santiago de Compostela. In Italia abbiamo cammini spirituali per 33 mila chilometri. Noi puntiamo su questa forma di turismo crescente in tutto il mondo “.

Innovazione e Intelligenza artificiale

Se il Made in Italy è da sempre connubio di tradizione e innovazione, l’Italia non può restare indietro nella corsa dell’Intelligenza artificiale. “In Meta crediamo che l’intelligenza artificiale sia uno dei principali motori della crescita e della trasformazione che stiamo vivendo. Per l’Europa, questa rappresenta un’opportunità unica di rafforzare la propria competitività. Un esempio concreto sono gli Ai glasses sviluppati con EssilorLuxottica e progettati in Italia, che integrano modelli avanzati in un oggetto di uso quotidiano. Per cogliere questa opportunità, serve tuttavia un contesto normativo chiaro e coerente, che riduca la frammentazione e accompagni l’innovazione”, ha spiegato Luca Colombo, Country Director per l’Italia di Meta.

Nella logistica, Amazon – ha sottolineato il Country manager Giorgio Busnelli – ha investito “oltre 25 miliardi di euro, di cui 4 miliardi solo nel 2024, contribuendo alla creazione di 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato, e costruendo una rete di più di 60 siti che oggi connette il Paese da Nord a Sud. Allo stesso tempo abbiamo aperto opportunità concrete per circa 20.000 pmi italiane, che attraverso i nostri servizi hanno accesso a un canale di export da oltre un miliardo di euro l’anno”.

In quest’ottica, ha ricordato Urso, “con la Strategia per l’attrazione degli investimenti esteri nei data center abbiamo già registrato oltre 7 miliardi di euro di investimenti tra il 2023 e il 2025, mentre oltre 25 miliardi sono già programmati per il triennio 2026-2028. In materia di Intelligenza artificiale siamo stati tra i primi Paesi europei ad adottare una legge quadro coerente con l’AI Act. Ci candidiamo inoltre a ospitare una delle tre gigafactory europee dell’intelligenza artificiale”.

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