Tornare a nucleare in tempi relativamente brevi per assicurare all’Italia “indipendenza strategica” nell’energia. In attesa della “rivoluzione” della fusione, il governo Meloni ha deciso e vuol accelerare sui reattori a fissione. Per questo i tecnici dell’esecutivo sono al lavoro sulle norme che creino un ecosistema favorevole.
Nuove norme per tornare all’atomo
Entro la fine dell’anno, come ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, sarà presentata una legge delega, che si affiancherà a un ‘collegato’ alla manovra economica. “Ho sempre detto che al Governo non spetta costruire nuove centrali, anche perché le vecchie grandi centrali appartengono al passato. Il compito del Governo è scrivere le regole e garantire sicurezza. Siamo per questo impegnati su più binari”, ha spiegato il titolare del MASE. Insieme alla nuova legislazione, sarà anche creata una società a controllo pubblico, a cui parteciperanno “tutte le entità che in questi anni si sono occupate di nucleare”. In questo percorso sarà anche istituita una Authority indipendente: l’idea è di affidare il compito all’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, che sarà rafforzato per poter svolgere i nuovi compiti.
Il costo (alto) dell’energia in Italia
Nel corso degli ultimi anni il costo dell’energia elettrica in Italia è salito di oltre il 23%. In media in Europa il corso si aggira intorno a 0,15 euro per kWh. Secondo la CGIA di Mestre l’Italia è la nazione europea in cui i costi per la fornitura di energia elettrica a piccole e medie imprese sono maggiori: 155,6 € ogni 1.000 kWh Iva esclusa, un valore che supera di gran lunga la media degli altri paesi europei (oltre il 27% in più). Ovviamente questo si ripercuote anche sulla competitività delle imprese sul mercato estero, oltre che a gravare notevolmente sui bilanci aziendali .
Il nucleare in Europa
L’Ue ha inserito, nella scorsa legislatura, il nucleare nella “tassonomia verde”, ovvero nell’elenco delle fonti da utilizzare per la decarbonizzazione. L’energia nucleare rappresenta quasi il 26% dell’energia elettrica prodotta nell’Ue. Sul territorio europeo ci sono più di 100 reattori attivi, con una potenza elettrica installata di 96,4 gigawatt (GW) pari al 25,9% della capacità mondiale. Se si aggiungono Regno Unito, Svizzera e Ucraina, le cui centrali sono collegate alla rete elettrica dell’Unione Europea, i reattori sono 118 per 128,4 GW di potenza elettrica, pari al 31,9% della potenza complessivamente installata nel mondo. Stati Uniti, Repubblica Popolare Cinese e Federazione Russa possiedono rispettivamente 93, 55 e 37 reattori nucleari equivalenti al 25,8%, 14,3% e 7,5% della quota mondiale di potenza elettrica installata (https://aspeniaonline.it/la-vera-superpotenza-del-nucleare-civile-la-ue/).
Quale nucleare?
Nel dibattito politico si sente spesso parlare di nucleare di nuova generazione o di quarta generazione. In realtà il nucleare di quarta generazione non esiste, se non a livello sperimentale. Attualmente nel mondo ci sono 440 centrali, quasi tutte di seconda generazione, progettate negli ultimi 15-20 anni. Le più moderne sono quelle di terza generazione. Quando arriveranno i reattori di “quarta generazione” consentiranno di ottimizzare l’utilizzo del combustibile e di ridurre le scorie. Una cosa diversa sono i cosiddetti “piccoli reattori modulari” (Small modular reactors, Smr). Si tratta di reattori di dimensione molto piccola – con una potenza da 5 a 300 megawatt – che possono essere costruiti a moduli, permettendo di ridurre tempi e costi. Attualmente ce ne sono due operativi in Cina e Russia e qualche decina in fase di sviluppo.
L’impatto positivo sul Pil
Considerando gli scenari di sviluppo previsti in Unione Europea (60 GW) e in Italia (6,8 GW) al 2050, il nuovo nucleare potrebbe generare un mercato potenziale di 46 miliardi di euro per la filiera industriale italiana, con un valore aggiunto attivabile fino a 14,8 miliardi di euro. Considerando anche i benefici indiretti e indotti, investire nel nuovo nucleare potrebbe abilitare un potenziale impatto economico complessivo per il sistema-Paese di circa 50 miliardi di Euro (~2,5% del PIL italiano del 2023) e generare 117.000 nuovi posti di lavoro. Oltre ai benefici in termini di risparmio sulla bolletta per imprese e cittadini.





