Una lunga tavolata allestita davanti al Colosseo ha fatto da cornice, domenica 21 settembre, a un momento simbolico: sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco.
La premier Giorgia Meloni, intervenuta all’iniziativa Il pranzo della domenica in collegamento con Domenica In, ha ricordato come il nostro cibo non sia soltanto nutrimento o eccellenza gastronomica:
“La cucina italiana è una delle cose più straordinarie che abbiamo, che raccontano la nostra cultura, la nostra identità, la nostra tradizione, ma anche la nostra forza”.
Dal ricordo familiare al patrimonio collettivo
Il riferimento al pranzo domenicale con i nonni, alle pastarelle e ai dolci tipici, ha dato un volto personale a un messaggio più ampio: la cucina italiana è memoria, legame intergenerazionale, racconto condiviso. È il filo rosso che unisce storie familiari e territori, prodotti locali e ritualità sociali.
Non a caso, la candidatura all’Unesco vuole abbracciare l’insieme di queste tradizioni, non soltanto singoli piatti. È la quotidianità della tavola italiana, con la sua varietà regionale e la sua capacità di fondere gusto e identità, a costituire il vero patrimonio.
Cosa è già Unesco
La cucina italiana non parte da zero nel percorso di riconoscimento internazionale. Due elementi sono già patrimonio immateriale dell’umanità:
- La dieta mediterranea (2010), stile di vita e modello alimentare che promuove salute, biodiversità e sostenibilità.
- L’arte del pizzaiuolo napoletano (2017), riconoscimento non solo della pizza, ma dei gesti, delle tecniche e dei rituali che la accompagnano.
A questi, la candidatura della cucina italiana punta ad aggiungere un riconoscimento corale, che metta al centro la ricchezza complessiva della nostra tradizione culinaria.
Perché il riconoscimento Unesco conta
Un eventuale inserimento della cucina italiana nella lista Unesco non avrebbe solo un valore simbolico, vorrebbe dire proteggere e promuovere il Made in Italy, un settore che racchiude milioni di piccole imprese, coltivatori, artigiani e ristoratori. Significherebbe riaffermare la centralità del cibo come strumento di cultura, sostenibilità e identità nazionale.





