La mossa di Meloni, asse con Merz per competitività Ue

Meloni Merz

Il primo avvicinamento era avvenuto sui dazi americani, nell’estate scorsa, la vera a propria saldatura concreta si è registrata sull’accordo con i Paesi Mercosur. Adesso tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz c’è una vera e propria alleanza nel segno della competitività europea. I due si sono incontrati a Roma lo scorso 23 gennaio per il vertice intergovernativo Italia-Germania ma soprattutto, insieme, hanno preparato un “non paper” in vista del “ritiro” organizzato per il 12 febbraio dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Quel giorno i 27 capi di Stato e di governo dell’Ue si incontreranno al castello di Alden Biesen in Belgio per discutere di come rilanciare l’economia europea. Presenti anche Mario Draghi ed Enrico Letta, autori dei due rapporti sulla competitività, rimasti in gran parte inattuati.

Meloni e Merz: Europa perde terreno

“L’Europa – scrivono Meloni e Merz nel non-paper – sta perdendo terreno. Dall’inizio degli anni 2000, il divario di crescita rispetto a Stati Uniti e Cina si è ampliato, mentre molti nuovi concorrenti stanno aumentando la loro influenza a livello globale. Ciò minaccia il tenore di vita europeo e la sovranità europea. Continuare sulla strada attuale non è un’opzione. L’Europa deve agire ora”.

Completare il Mercato unico

La prima cosa da fare, secondo i due leader, è sviluppare e completare “il potenziale maggiore” dell’Ue, ovvero il Mercato Unico Europeo, il secondo mercato al mondo, che rappresenta il 18% del PIL globale e circa 450 milioni di consumatori. Numeri però, sottolineano, non sfruttati pienamente: “Le barriere permangono, come dimostrano i dati del FMI che indicano che le nostre barriere interne ammontano a tariffe interne del 44% per il commercio di beni e addirittura di oltre il 110% per il commercio di servizi. Abbiamo bisogno di un ambizioso alleggerimento degli oneri normativi per le nostre imprese. Troppo spesso abbiamo imposto alle nostre imprese regole aggiuntive, inutili, complesse e spesso sovrapposte”. Serve quindi un Omnibus (i provvedimenti della Commissione per la semplificazione) “per le autorizzazioni, che miri ad accelerare radicalmente le procedure amministrative in tutti i settori. Aziende e cittadini dovrebbero avere il diritto di ottenere una decisione amministrativa in materia di autorizzazioni entro un breve periodo di tempo. In caso contrario, la questione si considererà approvata. Questo deve essere il nuovo standard per l’Europa”. Proprio grazie alla semplificazione, per Merz e Meloni, “per Italia e Germania, gli effetti sulla crescita ammonterebbero a circa il 2-3% del PIL; in molti altri Stati membri, sarebbero addirittura da due a tre volte superiori ai benefici totali già realizzati dall’integrazione europea in quanto tale”. Serve dunque “un accordo a livello di leader per impegnarsi in un ambizioso approccio comune per approfondire il mercato unico in settori strategici, a partire da servizi, energia, mercati dei capitali, digitale e telecomunicazioni, e per garantirne l’attuazione”.

Il ventottesimo regime

La presidente del Consiglio e il cancelliere chiedono quindi l’istituzione, entro il 2026, del 28esimo regime. Si tratta di una normativa valida in tutta l’Unione che permetta alle aziende di operare nel Mercato Unico senza doversi adattare ai 27 quadri normativi diversi degli Stati membri. Questo, per Meloni e Merz, deve valere innanzitutto per le imprese innovative. “Questo nuovo regime – spiegato – sarà fondamentale per aumentare la mobilità transfrontaliera, ridurre gli oneri normativi e superare procedure complesse e costose nei sistemi nazionali frammentati. Un quadro particolarmente ambizioso per le imprese altamente innovative potrebbe essere implementato sotto forma di un ambiente di sperimentazione normativa. Dobbiamo accelerare la semplificazione e la riduzione degli oneri amministrativi lungo l’intera catena del valore, in particolare per i principali settori innovativi europei come il settore automobilistico. Le aziende devono concentrarsi su investimenti, ricerca, innovazione e partnership in settori chiave come l’intelligenza artificiale, la sicurezza stradale, l’energia e le tecnologie pulite”.

La politica commerciale

Infine, secondo Meloni e Merz, serve “una politica commerciale ambiziosa dell’UE che tenga pienamente conto del potenziale e delle esigenze di tutti i settori economici, compresa l’agricoltura. La finalizzazione dell’accordo UE-Mercosur ha rappresentato un passo importante in questa direzione. Tuttavia, oltre 25 anni di negoziati sono stati fin troppo lunghi. Abbiamo bisogno di più ambizione, più concentrazione e più velocità. Sosteniamo la Commissione europea nei negoziati in corso, al fine di salvaguardare i nostri standard e rispettare la parità di condizioni con i nostri partner. Chiediamo quindi una politica commerciale ambiziosa dell’UE e una rapida conclusione di ulteriori ambiziosi accordi di libero scambio, in particolare con India, Australia, Emirati Arabi Uniti e Paesi ASEAN”.

Esiste davvero un asse Roma-Berlino?

La nuova alleanza crea molta curiosità: fin qua a guidare l’Ue era stato l’asse Parigi-Berlino, ma l’indebolimento di Emmanuel Macron e l’attivismo di Meloni sembrano aver modificato il quadro. Sollecitati dai giornalisti, al termine del vertice di Roma, ne hanno parlato gli stessi Meloni e Merz. La premier si è detta convinta che Italia e Germania debbano “assumersi la responsabilità per cambiare quello che non ha funzionato e tracciare” strade “nuove, concrete pragmatiche e di buon senso”. Poi, ha aggiunto, “qualche osservatore diceva che il 2026 sarà l’anno di Italia e Germania: non so dire se questa previsione corrisponde alla realtà, quello che posso dire è che intendiamo mettercela tutta e che intendiamo assolutamente fare la nostra parte per consolidare un’amicizia che è strategica non solo per le nostre nazioni, ma per l’Europa intera”. Per il cancelliere “c’è una naturale sintonia nella valutazione delle sfide dinanzi a noi, nei nostri Paesi, nelle nostre democrazie, ma anche nell’Unione Europea”. Però nei rapporti con i partner “non c’è una gerarchia per noi: per la Germania ogni paese è un paese che noi rispettiamo e con cui stabiliamo dei rapporti di partenariato, che sia la Francia o che sia l’Italia”. Se son rose, fioriranno.

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