L’Italia rilancia la sfida digitale e industriale con un progetto ambizioso: due sedi, una in Lombardia e l’altra in Puglia, per una “gigafactory” dedicata all’intelligenza artificiale e al supercalcolo, sviluppata da Leonardo ed Eni. L’obiettivo è partecipare al bando europeo da 20 miliardi destinato alle infrastrutture strategiche per l’IA.
Secondo quanto riporta La Repubblica, ogni polo sarà dotato di decine di migliaia di processori e richiederà un investimento compreso tra i tre e i cinque miliardi di euro, in un progetto che punta a rafforzare la sovranità tecnologica nazionale e a creare un ponte tra Nord e Sud.
L’eccellenza italiana in campo
Leonardo ed Eni rappresentano due pilastri del Made in Italy industriale: il primo nel campo della difesa e dell’aerospazio, il secondo nell’energia e nel supercalcolo, con il suo sistema HPC6 già attivo in Lombardia.
Il progetto non si limita alla costruzione di un’infrastruttura, ma mira a dare vita a una vera filiera italiana dell’intelligenza artificiale, capace di unire ricerca, software, hardware e industria.
L’Italia parte da basi solide: il supercomputer “Leonardo” di Cineca, a Bologna, è già tra i più potenti al mondo e fa parte della rete europea EuroHPC.
Lombardia e Puglia, due volti della stessa sfida
La scelta della doppia sede ha un valore simbolico e strategico. In Lombardia si concentra il cuore tecnologico e manifatturiero del Paese, mentre la Puglia si propone come nuovo hub dell’innovazione del Mezzogiorno.
La regione sta lavorando per attrarre investimenti e start-up nei settori dell’energia, del digitale e della sostenibilità. La collaborazione tra pubblico e privato potrebbe fare della Puglia un modello per la trasformazione tecnologica del Sud e un punto di riferimento per l’innovazione europea.
Il contesto europeo
La Gigafactory italiana nasce nel quadro del programma europeo InvestAI, che destina 20 miliardi di euro alla creazione di grandi centri per l’intelligenza artificiale.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato la candidatura italiana sottolineando, in un’intervista riportata da Key4biz, il ruolo di Leonardo ed Eni come garanti di visione e qualità industriale.
La concorrenza è però agguerrita: oltre settanta progetti sono già stati presentati da sedici Paesi membri.
Ricadute per imprese e territori
Le ricadute attese sono significative. Se approvato, il progetto genererà benefici tangibili per il tessuto economico nazionale: le imprese potranno accedere a nuove infrastrutture di calcolo per sviluppare soluzioni proprietarie di IA, le università potranno condurre ricerca avanzata e il Sud potrà contare su un centro d’eccellenza capace di attrarre talenti e creare occupazione qualificata.
In particolare la Puglia, con la sua posizione strategica e la vocazione all’innovazione, potrà trasformarsi in un catalizzatore per nuove filiere digitali.
Le sfide da affrontare
Non mancano però le criticità. La tempistica europea è serrata e la gestione di due poli distanti richiederà logistica, interoperabilità e infrastrutture energetiche adeguate.
Inoltre, come evidenziano diversi osservatori del settore, per essere davvero competitiva la filiera italiana dell’IA dovrà coinvolgere attivamente piccole e medie imprese, start-up e centri di ricerca, colmando il divario digitale che ancora separa l’Italia dai leader globali.
Un progetto simbolo di sovranità digitale
La Gigafactory italiana dell’intelligenza artificiale non è solo un investimento, ma una dichiarazione d’intenti: l’Italia vuole essere protagonista della rivoluzione tecnologica e non spettatrice.
Dal Nord al Sud, la sfida è costruire una sovranità digitale nazionale che valorizzi talento, innovazione e capacità industriale, portando il Made in Italy nel cuore della trasformazione europea.





