L’accordo Ue-Mercosur entra in vigore, cosa ha ottenuto l’Italia

Mercosur

Rien ne va plus: dal 17 gennaio entra in vigore, dopo un lungo e difficile negoziato, l’accordo commerciale tra Unione europea e paesi Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay). A siglare l’intesa, in Paraguay, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, insieme al presidente del Consiglio Antonio Costa, secondo cui l’intesa “crea la più grande zona di libero scambio al mondo, è un’ottima notizia per entrambe le sponde dell’Atlantico”.

La firma, inizialmente prevista a dicembre, è slittata per l’opposizione di alcuni Paesi tra cui la Francia (che è rimasta contraria) e l’Italia, che ha invece dato il via libera dopo aver ottenuto notevoli miglioramenti al testo. Tra i contrari anche l’Ungheria, che ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Cosa ha ottenuto l’Italia

La posizione favorevole dell’Italia è stata determinante per far mancare la “minoranza di blocco” che avrebbe potuto porre il veto. Ma il sì è arrivato solo al termine di un negoziato in cui il governo – con il sostegno del capo delegazione di Fdi al Parlamento europeo Carlo Fidanza e il capogruppo dei Conservatori europei, Nicola Procaccini – ha ottenuto molte, se non tutte, le modifiche richieste. Vediamo quali sono.

La prima condizione, non direttamente legata al Mercosur, era quella di un sostegno maggiore per gli agricoltori nel prossimo bilancio comunitario pluriennale 2028-2034. La risposta è arrivato con una lettera di Ursula von der Leyen in cui si propone un aumento e una sostanziale accelerazione dei finanziamenti destinati alla Politica agricola comune (Pac). Von der Leyen propone, in particolare, di anticipare al 2028 gli stanziamenti per gli agricoltori da 45 miliardi di euro, previsti inizialmente per la metà del periodo di programmazione 2028-2034. Questo andrà ad aggiungersi al fondo ‘Unity Safety Net’, raddoppiato a 6,3 miliardi, già previsto per stabilizzare i mercati agricoli e compensarne eventuali perturbazioni.

La seconda condizione riguarda le clausole di salvaguardia (o ‘freno d’emergenza’) nel caso di un aumento improvviso, anche in un solo Stato membro, delle importazioni nell’Ue dal Mercosur di prodotti agricoli classificati come ‘sensibili’ per i produttori europei, oppure di un calo dei prezzi sul mercato altrettanto repentino per gli stessi prodotti (Carni bovine, suine e pollame, latte in polvere e latte artificiale, formaggio, mais e sorgo, riso, zucchero, uova, miele, aglio, rum e altri distillati da canna da zucchero, amido di mais e derivati, fecola di manioca, etanolo e biodiesel). I dazi potranno dunque essere ripristinati con un 5% di incremento delle importazioni o di calo dei prezzi.

La terza condizione era quella della ‘reciprocità’ degli standard produttivi. Non sarà dunque permessa la presenza di residui di sostanze vietate (almeno di quelle più pericolose) nei prodotti agricoli importati, neanche ai livelli più bassi, abbassando gli Mrl (‘Maximum Residue Levels‘, i livelli massimi di residui di sostanze proibite) fino alla soglia dello ‘zero tecnico’, il livello sotto il quale non è possibile individuare tecnicamente le tracce delle sostanze in questione. Saranno anche aumentati i punti di controllo alle frontiere dell’Ue, assumendo nuovo personale a avviando un programma di formazione per 650 funzionari nazionali.

Infine sono previste iniziative contro il caro-fertilizzanti, sottraendoli ai nuovi dazi climatici previsti dal regolamento sul Cbam (il ‘Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere’, in attuazione dall’inizio del 2026), che impone una tassa sulla CO2 alle importazioni di energia e di alcuni prodotti ad alta intensità energetica, provenienti da paesi in cui non esistono sistemi di compravendita dei permessi di emissione analoghi all’Emission Trading System europeo.

La soddisfazione del governo

“L’Italia – ha detto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – in questi lunghi mesi di trattative ha fatto in modo che l’agricoltura e gli agricoltori tornassero al centro del dibattito sia in Italia che nell’Unione europea. Grazie al nostro impegno abbiamo raggiunto un risultato storico”. Innanzitutto, “un incremento dei fondi della Pac annullando le proposte di taglio del 23% avanzate in prima battuta dalla Commissione. Gli agricoltori possono oggi guardare al futuro sapendo di poter contare sul giusto sostegno dell’Europa per essere forti e competitivi. Rispetto al Mercosur – ha continuato Lollobrigida -, abbiamo migliorato un accordo che portava indubbi vantaggi per il sistema italiano industriale e agricolo ma che per alcuni settori rappresentava delle criticità. Oggi, grazie al lavoro dell’Italia, l’accordo è occasione di sviluppo e crescita economica’ ma presenta anche ‘meccanismi di protezione e di reciprocità che riteniamo adeguati e sui quali vigileremo”.

Secondo il titolare degli Esteri Antonio Tajani, l’accordo “rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese. Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export”. In particolare, per la Farnesina, “consentirà agli esportatori dell’Ue di risparmiare oltre 4 miliardi di euro all’anno; procedure doganali agevolate per le esportazioni europee; un accesso preferenziale esclusivo ad alcune materie prime critiche e a determinati prodotti verdi”.

C’è chi dice no

Politicamente, per Giorgia Meloni, il via libera all’intesa apre un problema con la Lega, che è pronta a mettersi di traverso, anche al momento di un voto parlamentare di ratifica. “La Lega – ha annunciato il senatore Claudio Borghi, influente esponente del Carroccio – continuerà a mantenere la propria storica posizione contraria all’accordo e lo ribadirà ogni volta che questo tema verrà discusso e votato nelle sedi deputate a farlo, ovvero i Parlamenti. La tutela dei nostri agricoltori e della qualità del Made in Italy resta per noi una priorità assoluta”.

Per quanto riguarda le parti sociali, secondo la federazione sindacale europea Copa-Cogeca, le istituzioni europee “non riescono ad affrontare l’urgenza e le sfide che gli agricoltori e le cooperative agricole europee si trovano ad affrontare, mentre il voto del Consiglio e le manovre sul Mercosur aggravano ulteriormente le frustrazioni”. Quindi “finché le istituzioni dell’UE non forniranno risposte concrete che migliorino realmente la nostra competitività e resilienza, la nostra mobilitazione continuerà”.

Critica anche la Coldiretti. Secondo l’associazione, “c’è un miglioramento” ma l’accordo, “così com’è finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei. Adesso la palla è totalmente nel campo della Commissione da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei”.

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