Non solo moda, buon cibo, artigianato di qualità. Il Made in Italy è anche prodotti all’avanguardia, ad esempio nel campo dello sfruttamento delle materie prime critiche, particolarmente rilevante anche alla luce delle nuove tensioni geopolitiche. Le eccellenze italiane del settore sono state recentemente protagoniste ai due principali forum mondiali dell’attività mineraria: il Mining Indaba a Cape Town in Sudafrica e la convention Prospectors & Developers Association of Canada a Toronto, in Canada. La delegazione italiana, guidata dal vice ministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini e composta da soggetti pubblici e privati, ha partecipato alla fiera e alle attività di incontro e confronto con i partner. Obiettivo della missione: promuovere le aziende italiane e allo stesso tempo creare alleanze per la costruzione di catene di approvvigionamento stabili e sicure.
L’Italia sul mercato delle materie prime
Il nostro Paese è povero di questi materiali fondamentali e risulta quasi completamente dipendente dalle importazioni, soprattutto dalla Cina. Nello spirito del Made in Italy, però, il sistema ha fatto di necessità virtù specializzandosi nella produzione di macchinari per l’estrazione e nel trattamento e riciclo dei materiali. Un esempio, riferito proprio alla partnership con il Canada, è l’accordo firmato dall’azienda Alkeemia per la purificazione della grafite canadese nello stabilimento di Porto Marghera. Un altro progetto, attivato grazie a fondi europei, è quello della padovana Circular Materials per il riciclo di rame, nichel e platinoidi. Ancora: la lodigiana Itelyum Regeneration si occupa di riciclo di terre rare per magneti mentre Bal-Co di Sassuolo fornisce alle aziende materie prime lavorate con tecnologie all’avanguardia.
La strategia del governo
In attuazione del Critical Raw Materials Act europeo, il governo italiano ha approvato il decreto 84/2024 sulle “materie prime critiche di interesse strategico” che prevede tra le altre cose la creazione di un Registro nazionale delle aziende e delle catene del valore strategiche e la creazione di un fondo nazionale da 900 milioni di euro che opera in due direzioni: un asse è concentrato sulle attività di mining (con capacità di 300 milioni) l’altro sulle attività di processing e recycling (per 600 milioni). Prevista anche l’elaborazione di un Programma nazionale di esplorazione per la mappatura delle materie prime critiche presenti nel territorio nazionale. Il settore può beneficiare anche del programma di accelerazione del business promosso da ICE e Ministero degli Esteri Opportunitaly, volto a favorire l’incontro tra buyer, distributori e imprenditori esteri e il know-how del Made in Italy.
La partnership con Sudafrica e Canada
Il Sudafrica è il principale partner economico dell’Italia nell’Africa subsahariana, con un interscambio bilaterale di 4,2 miliardi di euro. Il Paese detiene il 95% delle riserve mondiali di platino, il 40% del cromo, il 30% del manganese: risorse cruciali per la transizione energetica e le tecnologie digitali. A marzo l’Unione europea ha firmato con il governo di Pretoria il Clean Trade and Investment Partnership e il Global Gateway, con investimenti per un valore di 4,7 miliardi di euro. L’Italia, nell’ottica del Piano Mattei, intende essere un partner importante nello sfruttamento delle materie prime critiche.
Italia e Canada sono partner strategici nell’ambito della Critical Minerals Production Alliance, lanciata nell’ambito del Piano d’azione per i minerali critici adottato al G7 dello scorso anno a Kananaskis. La relazione tra Canada e Italia ha grandi prospettive perché il primo è una potenza mondiale nell’upstream ricca di capacità mineraria la seconda è leader industriale nel downstream: nella produzione avanzata, nelle tecnologie di trasformazione, nell’aerospaziale, nelle batterie e nella mobilità. Sono dunque economie complementari. Canada, Stati Uniti e Messico acquistano dall’Italia macchinari industriali e altri beni strumentali per un valore complessivo di circa 20 miliardi di euro l’anno. Nel 2025, il Canada rappresentava il 20° mercato di destinazione della tecnologia industriale italiana mentre l’Italia era il 9° fornitore canadese di macchinari e attrezzature con 2,4 miliardi di euro importati.





