I distretti italiani si confermano un “modello” di resilienza. In una fase congiunturale difficile, con la produzione industriale in calo prolungato, l’export delle nostre “valley” continua a crescere, pur con differenze (e non senza ombre) per alcuni settori. In cosa consiste questo “modello”? Il distretto è di fatto il cuore del Made in Italy, l’ambito in cui la tradizione e l’artigianalità si fondono con la flessibilità data dalla presenza di una rete di aziende – spesso medie, piccole o micro – che si integrano tra loro. Proprio la ridotta dimensione permette di adattarsi con grande rapidità ai cambiamenti di mercato pur mantenendo la qualità, una capacità particolarmente importante in un mercato globale in continuo cambiamento e dominato dall’incertezza.
I numeri dei distretti
Secondo l’ultimo Monitor Distretti elaborato da Intesa Sanpaolo, nel terzo trimestre del 2024 l’export dei circa 160 distretti industriali italiani si è confermato in territorio positivo, riportando un aumento tendenziale pari all’1,3% a prezzi correnti. Si tratta del secondo aumento consecutivo, dopo quello riportato nei mesi primaverili che aveva segnato un’inversione di tendenza, dopo quattro trimestri in cui si era stato registrato un lieve calo. Il bilancio dei primi nove mesi dell’anno è positivo ed evidenzia un progresso pari allo 0,6% rispetto al corrispondente periodo del 2023. Per il secondo trimestre consecutivo il numero dei distretti in crescita è aumentato, salendo a quota 76, sei in più rispetto ai mesi primaverili, ma soprattutto lontano dal minimo di 56 toccato nei primi tre mesi dell’anno.
Chi va meglio e chi peggio
Il dato complessivo continua a essere influenzato positivamente dal balzo dei flussi dell’Oreficeria di Arezzo verso la Turchia, spinto dalla forte domanda di oro per contrastare la perdita di potere d’acquisto causata dall’elevata inflazione che ha colpito il paese. Anche l’industria agro-alimentare (in particolare Olio Toscano, Dolci di Alba e Cuneo, Ortofrutta romagnola, Olio e pasta del Barese, Lattiero-caseario parmense) ha mostrato segnali di accelerazione, registrando una crescita tendenziale a prezzi correnti pari al 9,1%. Sono tornati a crescere sui mercati esteri anche i distretti specializzati in prodotti e materiali da costruzione (+4,2% la variazione percentuale tendenziale).
Tra chi ha risentito maggiormente del peggioramento delle condizioni di domanda vi sono alcune importanti realtà distrettuali specializzate nel sistema moda che hanno sofferto del calo dei consumi, ma anche di una fase di normalizzazione delle scorte dopo il forte accumulo maturato nell’ultimo biennio, nonché della riorganizzazione delle piattaforme logistiche. Nella moda, tra i distretti più colpiti c’è quello della Pelletteria e delle Calzature di Firenze (-20,6%). Pur avendo attenuato le perdite, metallurgia e intermedi della moda hanno continuato a registrare significative riduzioni delle esportazioni (rispettivamente pari al -5,7% e al -11,4%).
Quali sono i mercati su cui scommettere per il 2025
Sono i mercati extra-europei quelli con maggiori prospettive per le nostre aziende. Oltre alla già citata Turchia, si è registrato un aumento dei flussi verso il Nord America grazie al traino dei distretti agro-alimentari; il Medio Oriente dove si sono messi in evidenza agro-alimentare, meccanica e sistema casa (+31,8% in Arabia Saudita e +10,2% negli Emirati Arabi Uniti); l’America latina (+6,6% in Messico; +11,1% in Brasile) grazie alla crescente affermazione dei distretti della meccanica. Spiccano poi i risultati ottenuti a Malta e Isole di Cayman, spiegati interamente dalla Nautica di Viareggio. Un segnale interessante viene dalla leggera crescita dell’export nei due principali sbocchi commerciali dei distretti: la Francia (+1%) e la Germania (+0,6%). Un segnale che deve essere confermato nei prossimi mesi. Sono però quelli extra-Ue, secondo il centro ricerche Intesa Sanpaolo, i mercati su cui concentrare gli sforzi perché “caratterizzati da migliori condizioni di domanda”, in particolare i Paesi Opec, Mercosur e Asean. Sulle previsioni pesa però l’incertezza globale, a partire dal rischio di un innalzamento dei dazi da parte degli Usa, con conseguenze dirette e indirette.





