Nel Nuovo rapporto annuale Istat le sfide italiane del presente e del futuro. Il 2024 si è chiuso per l’Italia con una crescita economica moderata, replicando il ritmo dell’anno precedente.
L’Italia mantiene un ruolo cruciale nell’UE ma la sua competitività è legata indissolubilmente all’innovazione e a una maggiore formazione del capitale umano. Le nostre eccellenze, dalla manifattura ai servizi, devono trovare nuova linfa in questi ambiti per rilanciare l’economia e affermare pienamente il potenziale in Europa.
L’occupazione e i rischi per il futuro
L’occupazione ha continuato a espandersi, portando a un recupero, seppur parziale, del potere d’acquisto dei salari reali. Un netto miglioramento è stato registrato negli indicatori di finanza pubblica, sebbene il debito pubblico in rapporto al PIL sia tornato ad aumentare. Il primo trimestre del 2025 conferma l’espansione, ma con crescenti rischi esterni che rendono incerte le prospettive per l’anno in corso.
Le sfide strutturali: produttività e fragilità territoriali
Nonostante i segnali positivi emersi dal rapporto ISTAT, l’Italia continua a confrontarsi con sfide strutturali che ne limitano la crescita e il benessere. La dinamica debole della produttività ne è un chiaro esempio, influenzata da fattori quali la dimensione delle imprese, la specializzazione in settori tradizionali e il limitato contenuto tecnologico. Nel 2024, in particolare, si è assistito a una diminuzione della produttività del lavoro, del capitale e, soprattutto, della produttività totale dei fattori. A ciò si aggiunge la fragilità dei territori e la vulnerabilità degli insediamenti produttivi ai rischi climatici, come dimostrato dalle ingenti perdite economiche causate dagli eventi estremi, con l’Italia seconda in Europa per impatto. La necessità di una maggiore sostenibilità economica e di un minore impatto ambientale emerge come un’altra sfida cruciale per il futuro.
Contesto globale e performance italiana
A livello globale, il PIL nel 2024 ha registrato una crescita lievemente superiore rispetto al 2023, trainata soprattutto da Stati Uniti (+2,8%) e Cina (+5,0%). Resta l’incertezza per un quadro in continuo divenire in cui Trump cambia spesso la decisione dei Dazi verso l’UE. L’UE27 ha mostrato un modesto recupero (dallo 0,4% all’1,0%). L’Italia ha mantenuto un ritmo di crescita dello 0,7% per il secondo anno consecutivo, inferiore a Francia e Spagna, ma superiore alla Germania, che ha vissuto un secondo anno di contrazione. Tale crescita riflette un debole contributo positivo della domanda estera netta e un rallentamento dei consumi e degli investimenti.
Occupazione e inflazione: un quadro complesso
L’occupazione è cresciuta a un ritmo sostenuto nel 2024 (+1,6%), ma la sua dinamica settoriale, a fronte di una crescita più modesta del valore aggiunto, ha contribuito a una flessione della produttività del lavoro. Nonostante ciò, tra il 2019 e la fine del 2024, l’occupazione è cresciuta del 3,8%, e i disoccupati si sono ridotti di oltre il 40%.
Finanza pubblica e capitale umano: driver di sviluppo
Nel 2024, il deficit pubblico italiano si è ridotto dal 7,2% al 3,4% del PIL, con un ritorno all’avanzo del saldo primario dopo quattro anni. Tuttavia, l’incidenza del debito pubblico è salita al 135,3% del PIL, a causa della bassa crescita del Prodotto interno lordo a prezzi correnti e dell’aumento della spesa per interessi. Per una crescita duratura, l’Italia deve investire nel capitale umano. L’incidenza delle “Risorse umane in scienza e tecnologia” nel nostro Paese è inferiore rispetto a Germania, Spagna e Francia, un dato che evidenzia la necessità di colmare questo divario per favorire lo sviluppo e la diffusione della conoscenza nell’economia.
Le dinamiche territoriali: un mosaico di opportunità
Il quadro demografico italiano, caratterizzato da invecchiamento e riduzione della popolazione, si intreccia con un dinamismo economico fortemente differenziato sul territorio. L’analisi dei Sistemi Locali del Lavoro (SLL) rivela sei gruppi distinti, con caratteristiche molto diverse in termini di popolazione, redditi, età dei residenti e tassi di occupazione. Le grandi città metropolitane (come Roma e Milano) continuano a esercitare un ruolo attrattivo per occupazione e reddito, contribuendo significativamente alla crescita complessiva degli occupati. Altre aree del Centro-nord, pur avendo affrontato crisi e riconversioni, mantengono tassi di occupazione e dinamiche reddituali superiori alla media. Nel Mezzogiorno, si evidenzia la presenza di aree dinamiche emergenti (come Napoli e Bari), che pur con perdite di residenti, hanno aumentato l’occupazione. Tuttavia, persistono aree interne del Centro-sud con redditi per occupato più bassi e un significativo spopolamento. Queste differenze territoriali sottolineano come le opportunità di lavoro e reddito siano profondamente influenzate dal luogo di residenza, intrecciandosi con fattori di contesto e scelte individuali, inclusa quella migratoria.





