Incertezza da un lato, ma anche ottimismo. E’ questo lo stato d’animo con cui il mondo del turismo italiano si prepara all’imminente stagione estiva. Il 2026 era partito molto bene per il bel Paese e anche se al momento non ci sono segnali di una reale contrazione, il quadro internazionale – con le preoccupazioni legate alla sicurezza e i timori per una eventuale mancanza di carburante – lascia una sensazione di incertezza. Il turismo per il nostro Paese è un comparto fondamentale: genera oltre 230 miliardi di Pil, con un valore sul totale che va dal 6% a un massimo del 18% includendo anche l’indotto. Gli occupati diretti sono circa 2 milioni (in continua crescita) che arrivano a 3 milioni considerando anche i lavoratori indiretti.
Partenza sprint per il settore
Il 2026 è partito con il piede giusto per quanto riguarda il turismo. Nel primo trimestre, secondo l’Istat rispetto al primo trimestre dell’anno precedente, infatti, sono aumentati sia gli arrivi che le presenze nel territorio italiano: rispettivamente del 4,2% e del 7,5%. A sostenere il boom nei primi tre mesi sono stati soprattutto gli stranieri: la loro presenza è aumentata del 12,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, arrivando a rappresentare il 54,6% del totale dei turisti. La permanenza media è di 3,53 notti per gli stranieri e 2,74 notti per gli italiani. Secondo i dati Eurostat, l’Italia si conferma tra le mete europee più attrattive per il turismo straniero, seconda solo alla Spagna.
Il boom della Airbnb economy
La crescita delle presenze non è però uniforme tra le diverse tipologie dell’offerta ricettiva. Gli esercizi extra-alberghieri hanno registrato un incremento molto più marcato rispetto a quelli alberghieri +14,7% i primi, +3,9% i secondi: segnale di uno spostamento strutturale della domanda verso forme di ospitalità diverse dal modello tradizionale degli hotel. Gli alloggi privati in affitto, trainati da piattaforme come Airbnb, non rappresentano più solo una componente marginale del mercato, ma stanno assumendo un peso sempre più rilevante nel sistema ricettivo, con ricadute evidenti anche sui prezzi degli affitti nelle principali città turistiche italiane. A confermarlo sono i dati: ad aprile 2026 risultano registrate nella Banca Dati Strutture Ricettive 711.215 strutture. Di queste, il 70,7% è costituito da alloggi privati in affitto in forma non imprenditoriale, il 24,9% da esercizi extralberghieri complementari (agriturismi, campeggi, villaggi, case per ferie, rifugi e strutture gestite in forma imprenditoriale) e solo il 4,4% da strutture alberghiere.
Ponti primaverili a gonfie vele
Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo, sia il 25 aprile che il primo maggio hanno mostrato una performance già ai livelli dello scorso anno. Numeri che acquisiscono un rilievo maggiore soprattutto considerando che nel 2025 i viaggiatori hanno potuto usufruire del maxi-ponte da Pasqua al 5 maggio, mentre quest’anno l’unico breve ponte è stato quello della Festa dei Lavoratori. In particolare il ponte del Primo Maggio stando ai dati eDreams, ha mostrato un forte aumento delle prenotazioni da parte degli italiani (+37% rispetto al 2025) e degli stranieri (+17% verso le città d’arte), con i viaggiatori domestici che preferiscono sempre di più le mete nazionali e i visitatori esteri che prediligono Roma, Milano e Venezia.
Previsioni per l’estate
Per quanto riguarda l’estate, gli italiani non rinunceranno alle vacanze estive 2026, ma le affronteranno con prudenza. Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli presentata alla Camera di commercio di Roma 7 italiani su 10 sono pronti a partire nei prossimi quattro mesi. Chi lo farà, nel 56% dei casi resterà in Italia. Gli altri sceglieranno l’Europa (29%) e i Paesi extra Ue (9%). La meta prescelta potrebbe però ancora cambiare: il 54% di chi ha partecipato all’indagine ha già modificato i propri piani. In particolare, il 23% si è orientato verso mete considerate “più sicure” e il 21% di chi voleva partire verso l’estero ha poi scelto di restare in Italia. Per quanto riguarda le spese preventivate, il 48% degli intervistati manterrà lo stesso budget dell’anno scorso, mentre il 34% ha dichiarato che diminuirà la spesa per le vacanze rispetto al 2025.
La buona notizia che emerge dall’indagine è che dall’estero non si registra un calo significativo delle prenotazioni, in particolare dai mercati extraeuropei. “Un segnale che conferma come la propensione al viaggio e la visione del futuro non siano improntate al pessimismo”, secondo Veronica Pamio, vice presidente Industria del Turismo e del Tempo Libero di Unindustria. “E’ fondamentale – aggiunge – che l’intera filiera turistica lavori in maniera sinergica per trasmettere un messaggio di fiducia e rassicurazione in vista della stagione estiva per i mesi a seguire”.
La campagna “Welcome to Italia”
Per supportare il settore in vista della stagione estiva, il Ministero del Turismo ha lanciato “Welcome to the Dream, Welcome to Italia”, la campagna di promozione del turismo italiano che rientra negli interventi previsti dal decreto Ciclone Harry. L’iniziativa racconta la bellezza dell’Italia a partire dalle immagini di Calabria, Sardegna e Sicilia, le tre Regioni colpite dal ciclone a gennaio. La campagna è rivolta ai principali mercati europei e internazionali di riferimento delle tre regioni (quali Germania, Francia, Stati Uniti, Polonia, Repubblica Ceca, Svizzera, Regno Unito, Austria, Australia, Spagna e area Benelux) e al mercato domestico. “Calabria, Sardegna e Sicilia sono pronte a regalare esperienze uniche. Diamo voce a un racconto positivo che contrasti le immagini negative – dichiara il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi –. L’Italia è una destinazione meravigliosa e sicura. Puntare sul mercato domestico, europeo e i principali mercati internazionali di riferimento e sull’informazione corretta è fondamentale. L’Italia è pronta a essere scoperta, o riscoperta, mostrando al mondo il suo patrimonio turistico, i paesaggi, i cammini e i borghi”.
La campagna è l’ultima delle iniziative del governo per il turismo. La più importante, in particolare per il Sud, è stata l’attivazione della Zes Unica che, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’assemblea di Federalberghi, “ha consentito a territori meravigliosi che però non venivano messi in condizione di competere ad armi pari, di liberare il loro potenziale anche nel turismo, per offrire una ricettività che fosse all’altezza delle aspettative. Nel Sud, in ambito turistico, sono state rilasciate fino a oggi oltre 110 autorizzazioni per un investimento complessivo di 1,2 miliardi di euro, con ricadute occupazionali per oltre 3.300 nuovi posti di lavoro”. Anche per questo l’esecutivo lavora per attuare alcuni degli strumenti della Zes a livello nazionale.





