L’olio Evo tra i prodotti più copiati, ma ci sono gli strumenti per difenderlo

L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti alimentari più contraffatti al mondo a causa del suo alto valore commerciale. Solo per fare un esempio, nel febbraio scorso nel porto di Salerno è stato sequestrato un carico di diciotto tonnellate di “falso” olio extravergine destinato al mercato canadese. Oltre alla contraffazione vera e propria, c’è poi il fenomeno dell’Italian sounding (i prodotti che hanno un nome che richiama l’Italia ma che con il Bel Paese non hanno nulla a che vedere) che secondo Coldiretti vale per l’agroalimentare 42 miliardi di euro all’anno. 

L’olio EVO contraffatto e l’Italian sounding 

Le truffe nel settore oleario si dividono principalmente in quattro categorie: falsificazione con oli di semi addizionati con clorofilla e beta-carotene per simulare il colore verde-oro; miscelazione illegale con oli vergini o lampanti di qualità inferiore; olii sfusi importati a basso costo (ad esempio da Tunisia, Spagna o Grecia) imbottigliati e spacciati per “100% italiano”; olio deodorato al quale, con processi chimici termici, vengono eliminati i cattivi odori da olive difettose o parassitate, rivendendo il prodotto come extravergine.

E poi c’è il fenomeno più diffuso: l’Italian sounding e anche in questo caso l’olio extravergine d’oliva è uno dei più colpiti: si va dal prodotto greco commercializzato da un’azienda tedesca con l’etichetta “Il gusto dell’Italia” a quel “Toscano Blend” che la Toscana non l’ha mai vista.

Per l’olio EVO domanda di qualità sempre più alta

Ci sono però delle buone notizie. Secondo un rapporto di Ismea svolto su un campione di oltre 250 retailer internazionali, l’olio Evo è proprio uno dei prodotti per il quale i consumatori internazionali prediligono la qualità al risparmio. Il report afferma che il 75,1% dei consumatori dichiara di ricercare il vero olio extravergine d’oliva italiano piuttosto che un prodotto non autentico ad un prezzo più conveniente. In questa classifica l’olio EVO risulta il primo tra gli 11 prodotti italiani presi in considerazione. La Cina, il Giappone e il Canada sono i Paesi in cui la quota di consumatori che ricercano il vero prodotto italiano rispetto a coloro che basano gli acquisti sul prezzo è più alta, rispettivamente il 78,5% in Cina, il 72,4% in Giappone ed il 72,1% in Canada. 

La lotta al falso che parte dai produttori

Agenzia delle dogane, Guardia di Finanza, ispettori del governo sono costantemente al lavoro per tutelare il vero Made in Italy, ma un ruolo decisivo ce l’hanno gli stessi produttori che possono affidarsi a un mix di strumenti giuridici, tecnologici e commerciali. Innanzitutto puntare sulle certificazioni d’origine (DOP e IGP) che garantiscono l’autenticità geografica del prodotto legandola a disciplinari severi. La tracciabilità digitale con l’utilizzo della tecnologia blockchain permette di seguire tutte le fasi della produzione, dall’oliveto all’imbottigliamento, e, grazie alle etichette intelligenti (Smart QR Code) consentire al consumatore di verificare l’intera filiera. Il resto lo fanno la tutela legale internazionale con la registrazione del marchio nei mercati target (tramite EUIPO e WIPO) per poter agire legalmente contro le imitazioni ingannevoli e l’educazione del Consumatore. Importantissime le campagne informative sia a livello statale che di consorzi e associazioni per “insegnare” riconoscere il prodotto realmente italiano.

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