La Commissione Europea ha pubblicato una tabella di marcia che delinea lo sviluppo dei cosiddetti crediti natura (nature credits), strumenti pensati per incentivare investimenti pubblici e privati nella tutela e nel ripristino degli ecosistemi. L’obiettivo è colmare il divario di risorse finanziarie che oggi limita le politiche di protezione ambientale. L’iniziativa, presentata a luglio 2025, è accompagnata da una consultazione pubblica (scadenza 30 settembre) rivolta a Stati membri, operatori economici, comunità locali e cittadini, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e contributi prima di definire un quadro normativo più preciso.
Perché i crediti natura
Secondo la Commissione, gran parte dell’economia europea dipende dai servizi ecosistemici – come l’impollinazione, la fertilità del suolo, la regolazione del ciclo idrico e la capacità di assorbire CO₂. Nonostante questo, tali benefici non trovano ancora un riconoscimento nei meccanismi di mercato.
L’UE stima che il fabbisogno annuale per la biodiversità sia di circa 65 miliardi di euro, a fronte di finanziamenti pubblici disponibili largamente inferiori. Per colmare questo gap, Bruxelles propone di affiancare ai fondi pubblici strumenti di finanziamento innovativi, in grado di mobilitare capitali privati.
Certificazione e crediti
Il modello proposto si articola in due fasi:
- una certificazione indipendente, che attesti la qualità e l’efficacia delle azioni intraprese (ad esempio interventi di riforestazione o gestione sostenibile di aree agricole e marine);
- l’emissione di crediti natura, unità misurabili e scambiabili che rappresentano i risultati positivi conseguiti in termini di biodiversità.
Questi crediti potrebbero essere acquistati da imprese, istituzioni finanziarie o enti pubblici, con l’intento di sostenere pratiche ambientali o integrare politiche di sostenibilità aziendale.
Questioni aperte
La Commissione sottolinea la necessità di regole chiare e standard rigorosi per garantire credibilità e trasparenza del sistema. Tra i rischi individuati vi sono greenwashing, doppio conteggio e conflitti di interesse, problematiche che hanno già inciso sulla fiducia nei mercati del carbonio.
Il documento prevede inoltre che i crediti natura non sostituiscano gli obblighi legali esistenti, ma rappresentino un meccanismo volontario e aggiuntivo.
Prossimi passi
Tra il 2025 e il 2027 la Commissione intende:
- istituire un gruppo di esperti europei per definire criteri e metodologie comuni;
- avviare progetti pilota finanziati con programmi europei come LIFE e Orizzonte Europa;
- valutare l’offerta e la domanda di crediti natura a livello europeo;
- sperimentare schemi di governance che includano anche agricoltori, silvicoltori e PMI.
Il percorso, nelle intenzioni di Bruxelles, sarà progressivo: inizialmente a livello locale e settoriale, con possibilità di espansione in mercati più ampi una volta testata la solidità degli strumenti.
Il contesto internazionale
L’iniziativa europea si inserisce in un quadro globale più ampio. Negli ultimi anni sono emerse oltre 50 iniziative pilota sui crediti per la biodiversità, promosse da organismi internazionali, governi e attori privati. Paesi come Francia, Irlanda e Finlandia hanno già sperimentato sistemi di questo tipo, mentre il Regno Unito ha introdotto un regime obbligatorio di “Biodiversity Net Gain” per i nuovi sviluppi territoriali.





