“C’è molto spazio nello spazio”, recitava in un cartone animato lo spot dell’azienda che offriva soggiorni in orbita. Un motto che vale oggi per le imprese italiane impegnate nel settore, in grande sviluppo, della New Space Economy che non riguarda, diversamente da quanto si potrebbe pensare, solo grandi gruppi e imprese ad altissima tecnologia. Per la Space economy italiana sta per arrivare una piccola rivoluzione con il disegno di legge Spazio elaborato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e licenziato dal governo come collegato alla Manovra, dunque in esame per l’approvazione parlamentare nelle prossime settimane. Prima di vedere di cosa si tratta e quali sono le novità che porta è però opportuno fare un passo indietro e partire dai numeri.
I numeri della New Space economy
Secondo i dati del SEE LAb, sono 415 le aziende attive nel settore della space economy in Italia. In termini economici, considerando i finanziamenti pubblici e il fatturato generato dalle società focalizzate nella produzione di beni e servizi basati su tecnologie spaziali, il settore ha raggiunto un valore complessivo di 2,9 miliardi di euro nel 2021. Secondo i dati Mimit, conta 7 mila addetti, con un tasso di crescita del +15% rispetto agli ultimi 15 anni. Tra le aziende, solo il 10% opera strettamente nel segmento spaziale, mentre il 90% lavora in altri settori collegati come quello dell’aviazione (46%), dell’industria metalmeccanica (44%), dell’ICT e dell’elettronica (41%) e dell’automotive (34%), secondo un’analisi condotta dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano in collaborazione con il Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio. Nel periodo 2023-2027 i finanziamenti pubblici destinati all’ecosistema spaziale nazionale ammontano a oltre 7 miliardi di euro di cui circa 4,4 miliardi statali (compreso 1,5 miliardi del PNRR) e 3,1 come fondi allocati sui programmi dell’Ente spaziale europeo (Esa), di cui l’Italia è il terzo finanziatore. A livello globale nel 2022 il valore dell’economia dello spazio ha raggiunto la somma di circa 469 miliardi di dollari e con un target di 1.000 miliardi di dollari entro il 2024.
Un Made in Italy spaziale
Come detto, la New Space economy non riguarda solo l’alta tecnologia, ma anche settori più tradizionali del Made in Italy, come l’agroalimentare. Ne sono esempio la pasta Barilla sperimentata per la prima volta sulla Stazione spaziale internazionale o i prodotti Giovanni Rana utilizzati nel ritiro pre-missione degli astronauti. “Nello spazio, i nostri prodotti verranno utilizzati per ricerche legate ai bisogni nutrizionali degli astronauti in condizioni estreme. Siamo molto orgogliosi di questa iniziativa, un esempio concreto di come sia possibile coniugare la nostra tradizione con l’innovazione, l’amore per le nostre radici con la voglia di andare oltre gli orizzonti conosciuti, e di portare quell’identità nel futuro”, aveva commentato la premier Giorgia Meloni. Ancora più emblematico, probabilmente, il caso dell’azienda pugliese Tiberino, nata nel 1906 e che oggi produce anche pasti per la Nasa. Inoltre le possibilità sono bi-direzionali: da un lato c’è lo studio e la produzione di beni e servizi da usare nelle missioni spaziali o nei lanci satellitari, dall’altro c’è la riconversione a uso civile di tecnologie e materiali testati fuori dall’orbita terrestre. Un caso noto è quello del memory foam: oggi di uso comune per i materassi, era stato inventato per proteggere gli astronauti dagli urti. E il ddl Spazio mira proprio a potenziale il settore hi-tech italiano, anche di piccole e medie imprese e start up, e a promuovere una sinergia con il Made in Italy più tradizionale.
Il disegno di legge Spazio
Il Ddl (scaricabile qui), che allinea l’Italia ai sistemi normativi americani ed europei, prevede che le attività spaziali siano soggette ad autorizzazione, decisa da un comitato governativo dopo un accertamento tecnico dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Per quanto riguarda il governo, sarà elaborato un Piano per l’economia dello spazio con durata almeno quinquennale e aggiornamento biennale e istituito il Fondo per l’economia dello spazio con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per l’anno 2024 e di 35 milioni di euro per l’anno 2025. Lo scopo è quello di favorire lo sviluppo del mercato dei prodotti e servizi basati sulle tecnologie spaziali. Saranno anche previste norme speciali in materia di appalti e di sostegno per le imprese del settore con deroghe al codice dei contratti pubblici per favorire l’accesso al mercato da parte delle piccole e medie imprese e delle start-up innovative.





