L’Italia guarda al Golfo per costruire nuove rotte commerciali in un momento in cui gli Stati Uniti minacciano balzelli che rischiano di colpire in pieno alcuni dei prodotti simbolo del Made in Italy. La missione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Manama, capitale del Bahrein, si inserisce in questo snodo strategico: un vertice riservato, quello del Consiglio di cooperazione del Golfo, dove gli inviti a leader esterni sono rarissimi e dove, negli ultimi anni, avevano avuto accesso soltanto Recep Tayyip Erdoğan e Xi Jinping.
Un invito che premia la crescita del Made in Italy nel Golfo
Secondo fonti diplomatiche, l’invito rivolto a Meloni riflette la crescente domanda di prodotti italiani nell’area, un trend trainato da agroalimentare, arredamento, moda e meccanica. L’Italia, oggi, è percepita nei Paesi del Golfo come un partner industriale e culturale in forte espansione. Non stupisce quindi che al centro dei colloqui vi sia anche la trattativa avanzata tra il fondo sovrano saudita PIF e Leonardo per possibili investimenti nella divisione aerostrutture: un dossier che potrebbe emergere nel confronto tra Meloni e il principe Mohammed bin Salman.
Perché il Golfo è una nuova finestra per l’export italiano
Mentre gli Stati Uniti adottano politiche sempre più protezionistiche, i Paesi del Golfo si stanno trasformando in snodi commerciali capaci di attrarre investimenti europei. In Arabia Saudita è possibile operare persino senza una presenza legale stabile; il Qatar offre sistemi di visti molto flessibili per le aziende straniere; il Bahrein sta accelerando sui servizi e sulla tecnologia.
Per l’Italia, che deve affrontare la minaccia di un dazio “anti-dumping” del 91,7% sulla pasta dal gennaio 2026, questi mercati sono una via obbligata per diversificare l’export. Considerato che i dazi generali USA sui prodotti europei potrebbero arrivare al 15%, l’impatto sulle filiere alimentari sarebbe pesantissimo: spaghetti, fusilli, penne e rigatoni rischiano un rincaro alle dogane americane fino al 107%. Una Caporetto per uno dei simboli del Made in Italy.
Lollobrigida in trincea contro i dazi USA
A presidiare questo fronte è il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, impegnato in un negoziato tecnico con Washington. La premier mantiene aperto il dialogo diplomatico, ma il riserbo è massimo: mancano poche settimane alla deadline e ancora non è chiaro quale sarà l’esito del negoziato.
Nel frattempo, le imprese italiane chiedono certezze: temono contraccolpi su export e competitività, soprattutto in un contesto in cui i costi di trasporto e logistica sono già aumentati. Da qui la spinta verso nuovi mercati a basso rischio dazi.
Il Golfo diversifica: un’opportunità perfetta per l’Italia
I sei Stati del Consiglio del Golfo – Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar – stanno accelerando sulla diversificazione economica. Gas e petrolio restano centrali, ma la parola d’ordine è aprirsi a industrie, tecnologia, infrastrutture, turismo. Per questo guardano all’Italia, considerata un partner di qualità, affidabile e con un patrimonio industriale unico.
Meloni, nel suo intervento a Manama, affronterà anche la crisi mediorientale, ribadendo la posizione italiana sui due popoli e due Stati come unica soluzione per una pace duratura.
Un vertice geopolitico che può ridisegnare le rotte del Made in Italy
Dal 1981 a oggi, solo pochissimi leader stranieri hanno partecipato al vertice del Golfo. La presenza della presidente del Consiglio rappresenta quindi un segnale politico di peso e, allo stesso tempo, un’occasione economica per rafforzare la presenza italiana in una regione che sta investendo oltre 900 miliardi di dollari in trasformazione industriale e tecnologica.
L’obiettivo è chiaro: aggirare l’incertezza americana puntando su partnership strategiche e stabili, capaci di sostenere la crescita delle imprese italiane. Puntare sul Golfo significa garantire una rotta sicura al Made in Italy nei prossimi anni.





