Meno start up ma più solide, l’IA domina il mercato

Start up

Il fenomeno della nascita di start up innovative in Italia è in rallentamento (come un po’ in tutto il mondo) ma sembrano più solide e tra i settori di impresa va fortissimo l’Intelligenza artificiale. 

Meno start up ma più aziende solide

Secondo il rapporto redatto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al termine del secondo trimestre 2024 il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese era pari a 12.871, in diminuzione di 83 unità (-0,64%) rispetto al primo trimestre del 2024. La tendenza negativa era iniziata nel primo trimestre 2023 ma secondo gli analisti del Mimit “potrebbe essere mitigato da almeno due fenomeni paralleli: innanzitutto, l’aumento delle Pmi innovative, che rappresentano lo stadio successivo di evoluzione economica delle startup innovative (+2.000 unità nel secondo trimestre 2024 rispetto all’ultima rilevazione)” e “i trend positivi ed in aumento della capitalizzazione totale e media delle startup”. Sembra dunque che molte imprese, dalla forma di start up, riescano ad avere successo e a consolidarsi. 

I settori di impresa

Secondo lo stesso studio del Mimit, il principale settore di attività è quello della ricerca e sviluppo (14,65%), seguito da manifatturiero (13,8%), seguito da attività dei servizi d’informazione (7,92%) e commercio (2,77%). È una startup innovativa l’8,70% di tutte le nuove società che operano nei servizi alle imprese; per il manifatturiero, la percentuale si attesta al 5,68%. Le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 2.145 e rappresentano il 16,67% del totale: dato in aumento rispetto al trimestre precedente (+0,48% in termini percentuali; +48 in valore assoluto). Le startup innovative con una compagine sociale a prevalenza straniera sono 500 (3,88% del totale), quota in aumento rispetto a quella rilevata nel precedente trimestre, ma ancora notevolmente inferiore rispetto a quella osservata tra le nuove società di capitali in genere (12,06%). 

Dove operano

La Lombardia si conferma la regione che conta il maggior numero di startup innovative: 3.438, pari al 26,71% del totale nazionale. Seguono il Lazio (con 1.534, 11,92% del totale) e la Campania che, con 1.491 startup (11,58% del totale), conferma ancora una volta il suo trend di crescita. In quarta posizione figura l’Emilia-Romagna con 898 startup (6,98%) e, al quinto posto, il Veneto (814 unità, 6,32% del totale nazionale). In coda troviamo la Basilicata con 119 startup (0,92%), il Molise con 84 (0,65%) e la Valle d’Aosta con 17 startup innovative (0,13%). Milano rimane la provincia con il maggior numero di startup innovative in Italia: alla fine del secondo trimestre 2024 sono 2.482, il 19,28% del totale nazionale. Al secondo posto si piazza Roma, unica altra provincia oltre quota mille (1.384 startup, 10,75% sul totale). Tutte le altre province maggiori rimangono piuttosto staccate: nelle prime cinque posizioni figurano, nell’ordine, Napoli (824, 6,40%), Torino (511, 3,97%) e Bari che scavalca Bologna con 304 start up (2,36%). 

Diminuiscono gli investimenti ma cresce il fundrising

In Europa secondo il report State of European Tech 2023 nel 2023 si sono quasi dimezzati gli investimenti nel settore della tecnologia, che passano dagli 82 miliardi di dollari del 2022 ai 45 miliardi del 2023, con un calo del 45% del capitale totale investito in Europa, in linea con la media mondiale che è scesa del 39%. Ma il settore regge e l’Europa supera gli Usa nella creazione di startup che per il 2023 ha registrato il record storico di fundraising da parte dei Venture Capital, con 108 miliardi di dollari. Per quanto riguarda l’Italia con 0,93 miliardi di dollari di investimenti, oltre 78 mila persone impiegate e più di 40 mila aziende appartenenti al comparto, il settore tecnologico si conferma brillante aggiudicandosi il quinto posto in Ue per creazione di startup e il settimo posto per aziende tecnologiche finanziate. Crescono (seppur di poco) i collocamenti in borsa su base globale. Tra i settori, secondo il report, l’Intelligenza artificiale è quello che raccoglie maggiori finanziamenti, un trend che continua da cinque anni. In particolare l’Europa ha visto aumentare di oltre 10 volte il numero di persone che lavorano in posizioni legate all’IA e l’Italia ha 6.300 professionisti dell’IA altamente qualificati.

Sostegni e incentivi alla start up

Le start up innovative possono godere di diversi sostegni come incentivi fiscali all’investimento nel capitale; accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia per le Pmi; trasformazione in Pmi innovative senza soluzione di continuità; esonero da diritti camerali e imposte di bollo; raccolta di capitali tramite campagne di equity crowdfunding; servizi di internazionalizzazione alle imprese tramite Ice. 

Casi di successo in Italia

La classifica annuale stilata dalla rivista specializzata Wired offre uno spaccato delle start up innovative in Italia. Tra le altre la milanese SunCube mira a sviluppare un sistema di ricarica wireless basato su una rete di satelliti “accumulatori” in grado di distribuire energia attraverso il laser. La triestina Aindo creata da tre esperti di IA si occupa di raccolta e gestione sicura dei dati mentre Indigo di chatbot per assistenza alla clientela e ha da poco chiuso un finanziamento da 2,5 milioni. Cubbit lavora su un cloud distribuito, sfruttando i gigabyte di memoria inutilizzata di frigoriferi, televisori e dispositivi smart. Nella classifica c’è però spazio anche per il sociale: Nutriafrica di Portici (Napoli) punta a inserirsi nel mercato dei Ready-to-Use Therapeutic Food (Rutf) – dominato da una multinazionale di settore – cioè alimenti speciali a rapido utilizzo adatti per il trattamento dei casi non critici di malnutrizione acuta severa. Il prodotto si chiama Nutrimax, ed è basato su ingredienti facilmente reperibili nei paesi in via di sviluppo.

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