Il 2025 si chiude come un anno di svolta per la politica industriale italiana. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha raggiunto 27 intese su vertenze industriali complesse, spesso aperte da anni, trasformandole in accordi di reindustrializzazione e rilancio produttivo. Un risultato che ha consentito la tutela o la stabilizzazione di oltre 14.260 lavoratori, mettendo in sicurezza industrie simbolo del Made in Italy.
Un bilancio che parla di lavoro salvaguardato
«Un traguardo significativo, raggiunto affrontando vertenze particolarmente complesse e ad alto impatto occupazionale», ha dichiarato il ministro Adolfo Urso, rivendicando il valore di un metodo fondato sul confronto costante tra istituzioni, imprese, lavoratori e organizzazioni sindacali. Non una gestione emergenziale delle crisi, ma un’azione orientata a garantire continuità produttiva e prospettive industriali di lungo periodo.
Le vertenze simbolo: dal Made in Italy storico alla manifattura strategica
Tra i dossier portati a positiva conclusione nel corso dell’anno figurano casi emblematici come La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics. In più situazioni l’intervento del Mimit ha permesso di ritirare licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata degli esuberi e sostenendo piani di riorganizzazione industriale orientati alla tutela dell’occupazione, come nelle vertenze Berco e Yoox.
Asset che tornano in Italia e filiere che si rafforzano
Particolarmente rilevante il rientro nel Paese di asset industriali dal forte valore storico e simbolico, come lo stabilimento Cinzano di Diageo, e il consolidamento di realtà strategiche per la manifattura nazionale. Operazioni che rafforzano le filiere produttive e confermano la centralità del Made in Italy non solo come marchio, ma come sistema industriale da difendere e rilanciare.
Il caso Riello: un ritorno italiano che vale più di un’acquisizione
In questo quadro si inserisce l’operazione Riello, annunciata il 17 dicembre 2025. Dopo anni, il Gruppo Riello è tornato in mani italiane grazie all’acquisizione da parte di Ariston Group, al termine di un percorso complesso seguito in ogni sua fase dal Mimit. «Un passaggio industriale di rilievo strategico che rafforza la filiera del Paese, tutela l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive», ha sottolineato Urso. Il tavolo convocato al ministero ha confermato l’impegno a sostenere l’integrazione industriale e una strategia di crescita di lungo periodo.
Mezzogiorno e crisi complesse: soluzioni strutturate
L’azione del Mimit ha riguardato anche il Mezzogiorno, con la risoluzione di crisi industriali particolarmente delicate attraverso il coinvolgimento di imprese radicate sul territorio. È il caso del gruppo Dema, già risolto, e di AC Boilers, in fase di finalizzazione. Un approccio che punta a mantenere competenze, occupazione e capacità produttiva nei territori più esposti.
Meno crisi aperte, più soluzioni definitive
I numeri certificano il cambio di passo. Nel corso del 2025 sono stati convocati 208 tavoli plenari, affiancati da numerosi incontri tecnici. I tavoli di crisi attivi a Palazzo Piacentini sono oggi 41, contro i 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti rispetto agli oltre 80 mila di tre anni fa. Un dato che fotografa una tendenza chiara: meno crisi irrisolte, più accordi strutturali.
Il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di un ministero sempre più riconosciuto come sede istituzionale di riferimento per la definizione di soluzioni industriali e occupazionali. Con un obiettivo preciso: salvaguardare il lavoro e difendere le industrie simbolo dell’Italia.





