Moda, legalità e nuovi mercati: Urso rilancia l’Italia come nazione del Rinascimento industriale

Pitti uomo

Firenze apre il 2026 con un messaggio politico ed economico preciso: la ripresa può partire dalla moda. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenendo all’inaugurazione di Pitti Uomo 109, il salone che tradizionalmente segna l’avvio dell’anno per il fashion internazionale.

«Con Pitti Uomo, che apre il 2026, possiamo segnare l’anno della ripresa, a partire dalla moda», ha affermato il ministro, ricordando come il settore abbia pagato più di altri le conseguenze di un 2025 definito «un mare in tempesta». Conflitti armati ai confini dell’Europa, tensioni commerciali anche all’interno dell’Occidente e un contesto globale instabile hanno messo sotto pressione l’intero sistema produttivo. Eppure, secondo Urso, l’Italia ha dimostrato una capacità di tenuta superiore alla media.

Non è solo una questione congiunturale, ma identitaria. «Siamo la nazione del Rinascimento e dobbiamo essere il Paese del Rinascimento industriale nell’Occidente», ha sottolineato da Firenze, città simbolo della creatività e della manifattura italiana. Un passaggio che lega la tradizione culturale alla necessità di una nuova stagione industriale, fondata su qualità, innovazione e filiere solide.

A margine dell’evento, il ministro è tornato anche sul tema più sensibile che attraversa il settore moda: il contrasto al caporalato e al lavoro nero. Dopo lo stralcio, a dicembre, dell’emendamento sulla certificazione di filiera, Urso ha chiarito che la scelta è nata da una richiesta condivisa di sindacati e associazioni produttive, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione più avanzata, efficace e soprattutto consensuale.

Nel frattempo, il governo ha deciso di portare avanti un provvedimento ritenuto non rinviabile, il disegno di legge sulle piccole e medie imprese, che contiene deleghe da esercitare in questa fase finale della legislatura. Sul fronte della certificazione di filiera, il confronto proseguirà in un tavolo con il Ministero della Giustizia. «Non dipende solo dal mio dicastero – ha spiegato Urso – ma dalla capacità del sistema produttivo e dei sindacati di trovare un’intesa. Noi siamo dei facilitatori e lo abbiamo fatto».

Il punto fermo, ribadito più volte, resta l’obiettivo di far emergere pienamente legalità e sostenibilità lungo tutta la filiera produttiva. «Il Made in Italy non può essere più soltanto il prodotto bello e ben fatto che il mondo ci riconosce», ha detto il ministro. Deve diventare sempre più sinonimo di rispetto delle regole, dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità ambientale. Una condizione che oggi incide direttamente sulla competitività internazionale, perché il consumatore globale è sempre più attento ed esigente.

Lo sguardo del governo, però, è già proiettato oltre il breve periodo. Per Urso, il 2026 sarà «l’anno dei nuovi mercati». La Commissione europea ha riconosciuto la necessità di chiudere accordi di libero scambio rimasti aperti per decenni, tra cui quello con il Mercosur. Un mercato da oltre 300 milioni di persone che guarda all’Europa e che, secondo il ministro, offre spazi straordinari per il Made in Italy.

Un risultato che Urso attribuisce anche all’azione decisiva del governo italiano e che apre nuove prospettive per la moda e per l’industria nazionale nel suo complesso. Da Pitti Uomo, dunque, non arriva solo l’avvio della stagione fashion, ma una visione: il rilancio dell’Italia come nazione del Rinascimento industriale, capace di coniugare creatività, legalità e proiezione globale.

Condividi

Scopri il nuovo podcast
"Faccia a Faccia"

Fabio Salamida e Francesco Giubilei si confrontano ogni settimana sui temi più caldi dell’attualità italiana ed europea.