La nautica italiana continua a navigare controvento ma resta uno dei motori più solidi e conosciuti del Made in Italy. Anzi un vero e proprio Made in Italy “galleggiante” come è stato definito alla Fiera Nautica di Porto Rotondo in Sardegna, dove si fa il punto sul settore.
I numeri del settore
In un contesto globale segnato dal rallentamento della crescita, dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni geopolitiche, il comparto conferma una leadership che poggia su export, innovazione e fascia alta del mercato. Nel 2024 il valore della produzione ha raggiunto i 14 miliardi di euro, collocandosi al 19° posto nel posizionamento complessivo dell’industria italiana, dove i prodotti alimentari guidano la classifica con 124,5 miliardi. Le imprese sono 1.013 e impiegano 32.479 addetti. L’Italia conferma la leadership mondiale nella costruzione di navi da crociera (con una quota pari al 54% del mercato globale) e nel segmento lusso: a livello globale, tra i superyacht sopra i 24 metri, oltre uno su due è uscito da un cantiere italiano. L’export è in forte crescita con 10,3 miliardi di euro nel 2025 (+39%) con gli Stati Uniti a farla da padrone, per un valore di 3,3 miliardi.
Dal contesto globale criticità
La crescita degli ultimi anni, come detto, è stata sostenuta soprattutto dalla domanda internazionale. Stati Uniti, Medio Oriente e Asia restano i principali mercati di sbocco per imbarcazioni di lusso sempre più personalizzate. Il cliente globale cerca non soltanto prestazioni, ma esperienze esclusive e sostenibilità ambientale. Il quadro globale sempre più deteriorato, però, crea preoccupazioni tanto che nella piccola nautica, il 33% delle imprese prevede una contrazione del fatturato. Le incertezze del quadro economico vanno ad acuire problemi già noti. Il costo del credito e la scarsità di manodopera specializzata rischiano di rallentare gli investimenti mentre a pesare sono anche i ritardi infrastrutturali: porti turistici insufficienti, burocrazia complessa e tempi lunghi per autorizzazioni e concessioni. Aumenta inoltre la concorrenza di Turchia, Paesi Bassi e Cina, che puntano a conquistare quote di mercato attraverso costi più bassi e forte sostegno pubblico.
Obiettivi per mantenere la leadership
In questo contesto sempre più competitivo, la filiera deve puntare innanzitutto su sostenibilità e innovazione. La sostenibilità – è emerso alla Fiera in Sardegna – è ormai un requisito fondamentale per i clienti internazionali, in particolare nel segmento del lusso. Occorre quindi procedere e accelerare sulla transizione green: elettrico, ibrido, retrofit, cantieri verdi, flotte charter a basse emissioni. Strettamente intrecciati a questo fattore ci sono digitalizzazione e innovazione sia dei prodotti (con ricerca sui materiali e sulle dotazioni) sia dei servizi offerti. In questo percorso è fondamentale la formazione per garantire professionalità al passo con i tempi su tutta la catena: ingegneria navale, refit, marina management, meccatronica marina, motorizzazioni elettriche e gestione charter. Infine l’internazionalizzazione, incrementando le iniziative di buyer incoming rivolte ad armatori, investitori e marina manager, in particolare da aree strategiche come Germania, Scandinavia, Paesi del Golfo, Nord America.





