Negli Usa scende in campo la Nazionale italiana del vino

In assenza della squadra italiana ai mondiali, c’è un’altra Nazionale che scende in campo negli Usa ed è formata da veri campioni: i vini. Su iniziativa di Coldiretti, in occasione dei Mondiali americani, è stata presentata al Summer Fancy Food di New York la Nazionale dei vini italiani, un progetto nato per rafforzare la presenza e la reputazione del vino tricolore sui mercati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, attraverso una campagna di promozione, comunicazione e presidio istituzionale.

La formazione in campo

La Nazionale dei vini italiani nasce con l’obiettivo di raccontare al pubblico internazionale il valore autentico del vino italiano, simbolo di cultura, identità, territorio e consumo consapevole. Il mezzo è un video emozionale – che utilizza il linguaggio universale del calcio – dedicato ai territori, alle denominazioni e ai valori del Made in Italy. Nella formazione simbolica trovano posto il Barolo, portiere affidabile e monumentale; il Sagrantino e il Brunello, protagonisti della difesa; il Chianti Classico, regista del centrocampo; il Prosecco, numero dieci capace di conquistare il mercato americano; l’Amarone, fuoriclasse delle grandi occasioni. A completare la rosa c’è la “panchina” composta da oltre 500 vitigni autoctoni, patrimonio unico che rende l’Italia il Paese con la maggiore biodiversità vitivinicola al mondo.

L’iniziativa, spiega Coldiretti, “punta anche a contrastare quelle campagne ideologiche che finiscono per penalizzare un prodotto che rappresenta uno dei pilastri della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, e uno dei principali ambasciatori dello stile di vita italiano nel mondo. Il vino non rappresenta soltanto una produzione agricola, ma un patrimonio culturale che racchiude storia, tradizioni, biodiversità, paesaggio e lavoro “.

L’impatto dei dazi in Usa e la crescita dell’Europa

Gli Stati Uniti restano il mercato strategico per il vino italiano, nonostante l’impatto negativo dei dazi decisi da Donald Trump. Il comparto, secondo i dati dell’Unione italiana vini ha chiuso il 2025 con un export in calo del 3,7% a un totale di 7,78 miliardi, per un saldo attivo con l’estero che rimane comunque nella top 5 dei principali comparti del made Italy per bilancia commerciale. La performance a valore è stata fortemente condizionata dai dazi statunitensi. L’Italia perde comunque meno della Francia e riesce a compensare in parte la perdita con la crescita dei mercati europei. “L’Europa – spiega il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni”.

New York vetrina per tutto l’agroalimentare

Senza però abbandonare il mercato Usa, anzi rilanciando. E per questo è stato scelto il Summer Fancy Food una delle principali manifestazioni nordamericane dedicate alle specialità alimentari. Il Padiglione italiano è stato il più ampio spazio espositivo dell’area internazionale di tutta la fiera, accogliendo specialità da tutte le regioni del Bel Paese. Su un’area di circa 3.000 mq, oltre 300 aziende hanno presentato le proprie eccellenze a più 30 mila visitatori, tra rivenditori, distributori, investitori, giornalisti, influencer. Nel loro complesso, secondo dati Ice, le esportazioni italiane del settore agroalimentare verso gli Stati Uniti hanno raggiunto, a fine anno 2025, 8,20 miliardi di dollari occupando la terza posizione ed una quota di mercato del 3,5%. Le principali categorie di prodotti agroalimentari italiani esportati negli USA sono state il vino, olio d’oliva, salse e altre preparazioni alimentari, pasta, prodotti da forno, conserve vegetali, acque e formaggi. L’insieme di queste categorie rappresenta complessivamente quasi i due terzi del valore totale delle esportazioni del settore agroalimentare.

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